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Petrolio atlantico: l’Argentina porta Londra in tribunale per congelare il maxi-giacimento Sea Lion
Buenos Aires si rivolge al Tribunale Internazionale del Mare per bloccare le trivelle britanniche nel maxi-giacimento da 315 milioni di barili. Tra minacce penali e fuga dei fornitori, torna ad accendersi la contesa sulle Falkland.

L’Argentina ha spostato la sua battaglia sul petrolio delle Falkland dalle minacce alle aule di tribunale, chiedendo a un tribunale marittimo internazionale di bloccare lo sviluppo di Sea Lion, il primo progetto petrolifero commerciale delle isole. Una mossa perfettamente legittima.
Martedì il governo ha presentato istanza di misure provvisorie al Tribunale internazionale del diritto del mare, con l’obiettivo di fermare le attività relative agli idrocarburi autorizzate dal Regno Unito nel bacino settentrionale delle Falkland.
Il progetto specifico in questione è Sea Lion, un giacimento da 315 milioni di barili gestito da Navitas Petroleum in collaborazione con Rockhopper Exploration. Le società hanno raggiunto la decisione finale di investimento (FID) lo scorso dicembre e puntano a una prima estrazione nel 2028. Si prevede che la produzione massima si attesti intorno ai 50.000 barili al giorno.
La Gran Bretagna sostiene che il progetto possa proseguire.
Il governo britannico ha dichiarato che la denuncia dell’Argentina non invalida le licenze rilasciate dal governo delle Isole Falkland né impone l’interruzione dello sfruttamento petrolifero. La Gran Bretagna parteciperà al procedimento dinanzi al tribunale e sta inoltre preparando misure legali per proteggere le società dalle sanzioni argentine e da altre azioni di esecuzione sul territorio nazionale.
Da settimane l’Argentina sta inasprendo la pressione legale contro il Regno Unito. Il presidente Javier Milei aveva avvertito a settembre che l’Argentina avrebbe citato in giudizio la Gran Bretagna dinanzi al tribunale marittimo se i lavori sul progetto Sea Lion non fossero stati interrotti. Il suo governo ha inoltre proposto sanzioni più severe nei confronti delle società e delle persone coinvolte nello sfruttamento petrolifero intorno alle isole senza l’autorizzazione argentina.
Tale pressione ha già raggiunto il settore dei servizi petroliferi.
Halliburton ha dichiarato all’inizio di questo mese che non avrebbe partecipato al progetto Sea Lion né ad altri progetti di sfruttamento di petrolio e gas intorno alle Falkland, a seguito di contatti con le autorità argentine relativi a potenziali azioni penali, civili e di applicazione normativa.
Navitas e Rockhopper hanno ribadito che lo sviluppo proseguirà. L’amministratore delegato di Navitas, Ian Ramsey, ha accolto con favore l’ultimo impegno del Regno Unito a difendere le società coinvolte nel progetto. Il progetto Sea Lion ha già impiegato più di 15 anni nel tentativo di passare dalla fase di scoperta a quella di produzione, con costi di sviluppo elevati e rischi politici che hanno ripetutamente complicato il progetto.
Ora le società dispongono dei finanziamenti, dell’approvazione del progetto e di un obiettivo di produzione fissato per il 2028. Vedremo se disporrando anche la base legale internazionale per poter svolgere il proprio lavoro.







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