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Parigi fuori controllo: tasse su pensioni e stipendi, debito al 121% e deficit doppio rispetto all’Italia
La manovra francese 2027 smentisce il governo: arrivano 9 miliardi di tasse su pensioni e congedi, il disavanzo resta al 5,4% e il debito vola al 121,7%. Scope Ratings declassa Parigi mentre la Germania di Merz rischia il tracollo.

La Francia si trova a un passo dal baratro finanziario e il governo di Parigi ha deciso di presentare il conto direttamente a pensionati e lavoratori.
Mentre il primo ministro Sébastien Lecornu giurava ancora pochi giorni fa stabilità fiscale assoluta, i documenti ufficiali della legge di bilancio 2027 inviati al Consiglio Superiore delle Finanze Pubbliche raccontano una realtà opposta. La pressione fiscale salirà al 44,2% del PIL, con un aggravio secco di 9 miliardi di euro.
Nel frattempo, la traiettoria del debito pubblico assume i contorni di una valanga: raggiungerà il 121,7% del PIL nel 2027. È il crollo della credibilità dell’Eliseo, certificato da una manovra che colpisce le fasce deboli per finanziare un deficit ormai fuori da ogni parametro europeo.
La trappola di Bercy: 9 miliardi di tasse mascherate
Il meccanismo comunicativo del ministero dell’Economia francese è ormai rodato: proclamare ai quattro venti che le aliquote generali non salgono, mentre con la mano sinistra si raschia il barile delle detrazioni. Nel 2027 doveva decadere la sovrattassa straordinaria sui profitti delle grandi imprese, un alleggerimento teorico da 7,5 miliardi. Eppure, il prelievo complessivo cresce, nei documenti, dello 0,3% di PIL.
Come si colma la differenza? Andando a colpire le tasche di chi non ha difese. Il piano di tagli alle agevolazioni fiscali mette nel mirino due voci sensibili:
- I pensionati: decurtazione o tetto dell’abbattimento forfettario del 10%, da cui il governo intende estrarre 1,4 miliardi di euro freschi.
- I lavoratori malati: stop all’esenzione fiscale sulle indennità per assenza per malattia, con un recupero stimato tra 600 e 700 milioni, tasse che sono pagate dalle indennità di malattia.
- Le buste paga: congelamento delle soglie per gli sgravi sui contributi a carico delle imprese, che azzoppa gli aumenti del salario minimo.
Per una famiglia media francese, questo significa stipendi reali più bassi e pensioni decurtate. Quando si comprime il potere d’acquisto dei ceti a reddito fisso, la spesa per consumi si ferma. Il risultato pratico è un freno immediato alla crescita economica interna, perché caleranno i consumi dei privati, oltre che, ovviamente, un enorme problema politico per i centristi e sociale per tutti i francesi.
Un deficit al 5,4%: bocciato il paese che faceva le pulci all’Europa
Per decenni i governi francesi hanno distribuito lezioni di rigore contabile al Sud Europa. Oggi i numeri ribaltano la narrazione con un’ironia crudele. Il deficit transalpino per il 2026 chiude a un preoccupante 5,4% del PIL. Per il 2027, nonostante i tagli lineari ai servizi e le nuove tasse, scenderà faticosamente al 5,0%. Siamo ben oltre la soglia del buonsenso e del trattato europeo.
| Paese | Deficit PIL stimato 2026 | Debito/PIL 2026 | Debito/PIL previsto 2027 |
| Francia | 5,4% | 119,3% | 121,7% |
| Germania | 3,1% | 63,5% | 64,0% |
| Italia | ~3,0% (o inferiore) | 136,8% | 137,2% |
L’Italia, spesso descritta a Parigi come il malato cronico, presenta un deficit quasi dimezzato rispetto a quello d’Oltralpe, intorno al 3% e con una traiettoria primaria in attivo. Perfino la Germania, impantanata nelle sue difficoltà produttive, mantiene il disavanzo vicino al 3,1%.
A Parigi, invece, la spesa pubblica resta ancorata al 56,9% del PIL nel 2027. Si tagliano le risorse per comuni e sanità, mentre salgono le rate degli interessi passivi e le spese per la difesa. Un’equazione che strozza l’attività produttiva senza risanare i conti. Il debito pubblico passa così dal 115,6% del 2025 al 119,3% nel 2026, per poi sfondare il 121,7% l’anno successivo. Il ritorno al mitico 3% di disavanzo, promesso per il 2029, appartiene ormai alla categoria delle favole contabili.
La bocciatura di Scope Ratings: fine dell’impunità sui mercati
I mercati finanziari hanno smesso di credere alle promesse francesi. L’agenzia di rating Scope Ratings ha declassato il debito sovrano di Parigi da AA- ad A+. La motivazione dell’agenzia berlinese non lascia spazio a scuse: costante peggioramento delle prospettive di bilancio, disavanzi cronici e totale incapacità di varare riforme che stimolino la produzione.
I tassi sui titoli di Stato francesi (OAT) salgono ininterrottamente da inizio 2026. Lo spread rispetto ai Bund tedeschi si è allargato a livelli che un tempo erano riservati ai paesi della periferia europea. Più aumentano i rendimenti richiesti dagli investitori, più il bilancio dello Stato viene divorato dagli interessi passivi, togliendo risorse agli investimenti reali.
L’asse franco-tedesco in frantumi: lo spettro della crisi di Berlino
Questa spirale debitoria francese non si consuma nel vuoto, ma all’interno di un’Eurozona scossa alle fondamenta. Il vero elemento di rottura risiede nella contemporanea paralisi economica della Germania.
L’industria tedesca arranca da anni a causa degli alti costi energetici e del calo delle esportazioni verso la Cina. La cancelleria guidata da Friedrich Merz si trova su un crinale stretto, compressa tra la rigidità del freno costituzionale al debito (Schuldenbremse) e le proteste di un tessuto industriale allo stremo. Cosa succede se il governo Merz cade sotto i colpi delle tensioni interne e dell’avanzata delle opposizioni?
Con una Francia che affonda nel debito oltre il 120% e una Germania paralizzata dal punto di vista politico e industriale, l’Europa si ritrova priva del suo storico motore economico. Quando le due maggiori economie dell’area euro entrano simultaneamente in una crisi di solvibilità e di competitività, il rischio sistemico non è più un’ipotesi teorica, ma una realtà imminente.







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