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Economia

Meloni in Norvegia, la diplomazia dell’energia: da Oslo nuove alleanze contro caro carburanti e dipendenze strategiche

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La visita ufficiale di Giorgia Meloni a Oslo, la prima di un presidente del Consiglio italiano in Norvegia dopo quasi quindici anni, non rappresenta soltanto un appuntamento diplomatico. È una tappa della strategia con cui il governo sta cercando di rafforzare la sicurezza energetica italiana, diversificare gli approvvigionamenti e ridurre la vulnerabilità del Paese alle crisi internazionali.

Su invito del primo ministro Jonas Gahr Støre, Meloni arriva in Norvegia con un’agenda concentrata su energia, materie prime critiche, difesa, spazio e sicurezza della dimensione sottomarina. La missione cade inoltre nel centenario della trasvolata artica del dirigibile Norge, guidata nel 1926 da Umberto Nobile e Roald Amundsen: un richiamo storico alla collaborazione tra due Paesi geograficamente lontani, ma accomunati da interessi industriali e strategici sempre più rilevanti.

Da Riad a Oslo, la sicurezza energetica diventa politica estera

La missione norvegese si inserisce in un disegno più ampio. Nei mesi scorsi Meloni ha visitato Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, nel pieno delle tensioni mediorientali e delle difficoltà che hanno interessato le forniture di petrolio e gas naturale liquefatto. L’Italia ha cercato garanzie dai Paesi del Golfo, sostenendo contemporaneamente gli investimenti dell’Eni e delle altre imprese nazionali nell’area.

Ora lo sguardo si sposta verso il Nord Europa. La logica è quella di non dipendere eccessivamente da una sola regione, da una singola rotta marittima o da pochi fornitori. La crisi in Medio Oriente e le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz hanno mostrato quanto rapidamente uno scontro militare possa trasferirsi sui prezzi del petrolio, del gasolio e della benzina.

La Norvegia può diventare ancora più importante perché è un fornitore stabile, democratico e inserito nel sistema di sicurezza occidentale. Nel 2025 ha garantito quasi un terzo del gas importato dall’Unione europea, confermandosi il principale fornitore del continente. Dopo la drastica riduzione delle importazioni dalla Russia, Oslo ha assunto un ruolo indispensabile per l’Europa.

La visita non produrrà, naturalmente, un’immediata diminuzione dei prezzi alla pompa. Il costo di benzina e gasolio dipende dalle quotazioni internazionali del petrolio e dei prodotti raffinati, dal cambio euro-dollaro, dai costi industriali e dalla componente fiscale. Rafforzare e diversificare le forniture può però ridurre il rischio di nuove impennate, migliorare il potere negoziale dell’Italia e rendere il sistema più resistente alle crisi geopolitiche.

Alle iniziative internazionali si affiancano le misure interne: il governo ha prorogato il taglio delle accise e avviato interventi per accelerare la produzione nazionale di petrolio e gas, così da ridurre almeno in parte la dipendenza dalle importazioni. Secondo Reuters, l’Italia resta comunque fortemente esposta, con una bolletta energetica che nel 2026 potrebbe avvicinarsi ai 60 miliardi di euro.

Le materie prime del futuro

Il secondo grande capitolo della missione riguarda le materie prime critiche. Non soltanto gas e petrolio, dunque, ma terre rare, metalli e minerali indispensabili per batterie, magneti permanenti, semiconduttori, turbine eoliche, automobili, elettronica e sistemi di difesa.

La Norvegia possiede risorse geologiche importanti e competenze avanzate nelle attività estrattive, nella lavorazione dei materiali e nel riciclo. Nel giacimento di Fen, nella regione del Telemark, è stato individuato quello che viene considerato il più grande deposito europeo conosciuto di terre rare.

Le stime indicano circa 15,9 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare. Una parte significativa è composta da neodimio e praseodimio, utilizzati nella produzione dei magneti necessari per veicoli elettrici, turbine eoliche, apparecchi elettronici e tecnologie militari. Il governo norvegese ha assunto direttamente la regia della pianificazione del progetto per accelerarne lo sviluppo, anche se l’avvio della produzione non è previsto prima del prossimo decennio.

Støre ha definito il giacimento potenzialmente decisivo per «la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività dell’Europa». La collaborazione con Oslo offre all’Italia la possibilità di partecipare alle future catene europee di estrazione, trasformazione e utilizzo industriale delle terre rare, riducendo la dipendenza dalla Cina, che continua a dominare il mercato mondiale.

Meloni aveva già portato il tema al centro del vertice intergovernativo con la Germania, chiedendo una strategia europea per sottrarre a Pechino il controllo dei prezzi e delle forniture. La missione in Norvegia traduce quella linea in rapporti bilaterali concreti: accordi tra imprese, investimenti comuni e partecipazione italiana ai nuovi progetti minerari e tecnologici.

Difesa, Artico e sicurezza delle infrastrutture

Energia e materie prime sono ormai inseparabili dalla sicurezza. Italia e Norvegia sono entrambe membri della Nato e condividono la necessità di proteggere infrastrutture energetiche, cavi sottomarini, gasdotti, rotte commerciali e sistemi di comunicazione.

L’Artico sta assumendo una crescente importanza strategica per la presenza russa, l’apertura di nuove rotte navali, la disponibilità di risorse naturali e la competizione tra le grandi potenze. La Norvegia, che confina direttamente con la Russia, rappresenta uno degli osservatori più sensibili di quanto avviene nell’estremo Nord.

Nel confronto troveranno quindi spazio la guerra in Ucraina, il conflitto con l’Iran, la situazione dello Stretto di Hormuz e la difesa delle infrastrutture critiche. Particolare attenzione sarà dedicata alla dimensione sottomarina, settore nel quale l’Italia dispone di importanti competenze industriali, tecnologiche e militari.

Il Business Forum Italia-Norvegia organizzato a Roma a giugno aveva già mostrato l’interesse delle imprese dei due Paesi per collaborazioni nei comparti dell’energia, della difesa, dello spazio e delle tecnologie marittime. A Oslo la visita sarà accompagnata da una cena di lavoro con rappresentanti delle principali aziende italiane e norvegesi, per trasformare il dialogo politico in investimenti e partnership industriali.

Il clima politico norvegese

Meloni trova una Norvegia politicamente stabile, ma attraversata da un confronto acceso sul costo della vita, sulla tassazione della ricchezza e sul futuro dell’industria petrolifera. Alle elezioni del settembre 2025 il Partito laburista di Støre ha conquistato un secondo mandato, permettendo al blocco rosso-verde di conservare una maggioranza molto ridotta in Parlamento.

Støre guida però un governo laburista di minoranza, che per approvare i suoi provvedimenti deve cercare il sostegno dei partiti della sinistra, dei Verdi e del Partito di Centro. Questa configurazione rende particolarmente delicato il tema delle nuove estrazioni di petrolio, gas e minerali: il governo vuole mantenere il ruolo della Norvegia come fornitore energetico dell’Europa, mentre i suoi alleati più ambientalisti chiedono una transizione più rapida.

Le elezioni hanno registrato anche la forte crescita del Partito del Progresso di Sylvi Listhaug, formazione della destra populista che ha ottenuto il miglior risultato della sua storia, diventando la principale forza di opposizione. La sua avanzata è stata alimentata dal malcontento per il caro vita, dalle critiche alle imposte e da una linea più rigida sull’immigrazione.

Nonostante le divisioni interne, sulle grandi questioni internazionali la Norvegia mantiene una sostanziale continuità: sostegno alla Nato, aiuti all’Ucraina, cooperazione con l’Unione europea e difesa del proprio ruolo di fornitore energetico affidabile. È proprio su questo terreno pragmatico che Meloni e Støre possono trovare una solida convergenza, pur appartenendo a famiglie politiche differenti.

Il Piano Mattei guarda anche al Nord

Un ulteriore ambito di collaborazione riguarda l’Africa. L’Italia può mettere a disposizione il Piano Mattei e la propria presenza nel Mediterraneo; la Norvegia possiede risorse finanziarie, esperienza nella cooperazione internazionale e competenze nei settori energetico e marittimo.

I due Paesi possono sviluppare iniziative comuni su infrastrutture, reti energetiche, formazione e sfruttamento sostenibile delle risorse. L’obiettivo italiano è costruire collegamenti tra Africa, Mediterraneo e Nord Europa, facendo dell’Italia una piattaforma energetica e logistica capace di convogliare verso il continente gas, elettricità e, in prospettiva, idrogeno.

Anche sotto questo profilo, la missione di Oslo completa i viaggi compiuti nel Golfo e le relazioni rafforzate con Algeria, Azerbaigian e Paesi africani. Palazzo Chigi non cerca un nuovo fornitore unico con cui sostituire quelli precedenti, ma una rete di partner che renda l’Italia meno ricattabile e più autonoma.

La diplomazia dei risultati

Il tratto politico della missione è evidente. Meloni sta cercando di mostrare che la politica estera non si esaurisce nei vertici e nelle dichiarazioni, ma serve a ottenere energia, investimenti, tecnologie e sicurezza per il sistema produttivo italiano.

Il caro carburanti non può essere risolto con una singola visita o con un accordo bilaterale. È però possibile intervenire sulle cause della vulnerabilità italiana: eccessiva dipendenza dall’estero, scarsa diversificazione, ritardi nella produzione nazionale e assenza europea nelle filiere delle materie prime.

Dopo il Medio Oriente, la Norvegia. Dopo i produttori del Golfo, un alleato atlantico stabile e ricco di gas, tecnologie e risorse minerarie. La strategia di Meloni sembra seguire una direttrice precisa: dialogare con tutti i partner affidabili, moltiplicare le alternative e trasformare la collocazione geografica dell’Italia in un vantaggio.

I risultati non si misureranno nelle ore successive al vertice, ma nella capacità di tradurre gli incontri di Oslo in contratti energetici, partecipazioni industriali e accesso alle filiere strategiche. La missione norvegese rappresenta però un altro tassello di quella diplomazia concreta con cui il governo tenta di proteggere famiglie e imprese dagli effetti di una fase internazionale sempre più instabile.

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