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Bruxelles sogna il Canada nell’Unione, ma Ottawa frena: tra desideri e realtà c’è di mezzo l’Atlantico

Ursula von der Leyen lancia il Canada come “membro associato” dell’UE, ma Ottawa gela Bruxelles: senza accordi pratici su energia e commercio, il piano resta un’illusione diplomatica.

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Mentre i rapporti commerciali con gli Stati Uniti si fanno sempre più tesi e incerti, Bruxelles prova a lanciare il cuore oltre l’ostacolo con una mossa a dir poco acrobatica: annettere virtualmente il Canada all’orbita comunitaria. Durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha sbandierato l’idea di uno status di “membro associato” per Ottawa. Una dichiarazione a effetto che rischia però di rivelarsi l’ennesimo castello di carte diplomatico, costruito più sulle speranze che sulla concretezza economica.

La doccia fredda per la Commissione europea non si è fatta attendere ed è arrivata direttamente dall’inviato canadese. Ottawa ha infatti chiarito subito la propria posizione: nessun entusiasmo per etichette vuote, servono riscontri pratici sui mercati e sulle forniture.

Jonathan Wilkinson, ambasciatore designato del Canada presso l’Unione Europea, ha smontato la narrazione trionfalistica di Bruxelles:

«Avete sentito evocare l’idea di uno status di membro associato; noi non siamo a quel punto. Ci concentriamo molto di più sull’ottenimento di risultati concreti. Prima di decidere come chiamare una cosa, bisognerebbe capirne la forma reale.»

Quindi la von der Leyen ha annunciato una formula inedita senza fornire dettagli operativi, regole d’accesso al mercato unico o vincoli regolamentari. Certi annunci, normalmente, si fanno quando le parti hanno già definito i propri ruoli e obblighi, non in modo così generico.

Di fronte a questa genericità il governo guidato da Mark Carney cerca sì sponde per diversificare rispetto al vicino americano, ma vuole accordi commerciali tangibili e non impegni burocratici. La Commissione ha ammesso di puntare a una “nuova forma di partenariato”, ma al momento non esiste alcun testo normativo condiviso. Si tratta, nel migliore dei casi, di un “Wishful thinking” un generico desiderio.

Dal punto di vista pratico, l’accordo si gioca su beni e settori strategici che incidono direttamente sui costi industriali e sulle catene di fornitura europee, ma richiede opzioni e investimenti pratici. Per fare un esempio, le infrastrutture per l’esportazione del GNL canadese, importante e potenzialmente abbondante, sono collocate sul Pacifico e dirette, se mai, verso l’Estremo Oriente. Dal punto di vista militare le cooperazioni sono più avanzate, ma rivolte verso gli stati e spesso neppure tutti parte della UE (pensiamo allo status di osservatore nel GCAP).

Settore strategicoObiettivo pratico UEInteresse concreto Canada
Energia e materie primeRiduzione dipendenza da fornitori instabiliExport di GNL e minerali critici
Difesa e sicurezzaCoinvolgimento in programmi militari comuniControllo e cooperazione nell’Artico
Tecnologia avanzataStandard comuni su AI e supercalcoloAccesso a investimenti tecnologici europei

Dietro i proclami dell’Europarlamento, la realtà industriale racconta un’altra storia. Se le intese operative – come il ruolo di osservatore nei progetti di difesa aerea o gli accordi sulle forniture minerarie – hanno una logica commerciale difendibile, tutto il resto appare al momento come semplice fumo negli occhi. Bruxelles scambia spesso i desideri per trattati ratificati, dimenticando che un’alleanza economica funziona solo se riduce i costi di transazione e garantisce ritorni tangibili per le imprese.

Tra l’altro la UE è in surplus commerciale con il Canada, che si trova a dover compensare i danni al proprio surplus verso gli USA: Ottawa non ha tutto questo interesse in contatti così stretti, anche perché sarebbe difficile esportare la polpa di cellulosa canadese in un’Unione che include la Finlandia, grosso produttore.

I nodi verranno al pettine al prossimo vertice bilaterale di Montréal, previsto per ottobre. Lì si capirà se l’intesa saprà produrre accordi di fornitura reali o se rimarrà l’ennesima dichiarazione d’intenti senza coperture industriali.

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