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NEANCHE I GATTI VEDONO AL BUIO

 

“Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito a giugno di 2 miliardi di euro, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.168,4 miliardi. Nei primi sei mesi del 2014, comunica Bankitalia, il debito pubblico è aumentato di 99,1 miliardi, riflettendo il fabbisogno della P.a (36,2 mld) e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (67,6 mld)”, (ANSA) – ROMA, 13 AGO.

Il comunicato è asciutto, “matter of fact”, si direbbe in inglese. Ma è un po’ come se Noè, dopo trentotto giorni di diluvio, guardando il cielo dicesse con aria meditativa: “Piove”.

Ma noi non siamo nelle condizioni di questo flemmatico Noè, la cui arca dopo tutto galleggiava. Come ci si sgola a ripetere da mesi o forse da anni, siamo su uno scoglio mentre l’acqua del debito pubblico continua a salire. E chi lo dice passa per inguaribile pessimista. Oppure – come ci si esprime in alto loco – per gufo. E allora pur di essere ottimisti bisogna immaginare che abbiamo le branchie, siamo a sangue freddo e una dieta di pesce ci farà vivere fino a cent’anni.

Onestamente, che cosa ci si deve dire, di più, per capire che siamo avviati verso il disastro? L’Imu non si è riusciti ad abolirla, perché costava circa quattro o cinque miliardi. Qualcuno ha denunciato Renzi alla Corte Costituzionale per la storia degli ottanta euro ai preferiti del governo, e tuttavia la regalia non va oltre i dieci miliardi, come costo. Che dire di un disavanzo della Pubblica Amministrazione che è di 35,2 miliardi? E se il Tesoro ha avuto bisogno d’aumentare il debito pubblico di altri 67,6 miliardi, è segno che gli interessi sul debito li ha pagati contraendo nuovi debiti. E c’è ancora andata bene, dal momento che una congiuntura favorevole ha ” contenuto l’aumento del debito per 4,8 miliardi di euro”. Senza dire che nessuno ci assicura che quella congiuntura favorevole continuerà. Se le Borse si spaventassero, per qualsivoglia ragione (e dovrebbe bastare la previsione che l’Italia non sarà mai in grado di ripagare il suo debito), sarebbero dolori.

Non va meglio dal lato delle entrate. Mentre siamo schiacciati dalla pressione fiscale, registriamo nel primo semestre una diminuzione del gettito del 7,7% (3,5 miliardi), rispetto allo stesso semestre del 2013. Lo Stato, mentre strizzava ulteriormente i contribuenti, ha incassato 188,1 miliardi in meno. Non si sta più tosando la pecora, la si sta uccidendo.

L’Italia affonda. Che cos’altro debba succedere perché gli italiani si allarmino non si riesce ad immaginare. Forse dovrebbero imparare a leggere. Draghi ha ammonito solennemente l’Italia che deve fare le riforme strutturali promesse, e Renzi ha orgogliosamente risposto che – come disse la Buonanima – “L’Italia farà da sé”. E infatti si è occupata del Senato. Poi, quando riprenderà fiato, si occuperà della legge elettorale. E quando il mare sommergerà lo scoglio su cui siamo, ci salveremo salendo sulle barchette di carta fatte con le nuove schede elettorali.

Molti, se non riusciamo a realizzare le necessarie riforme,  discutono della proposta di Draghi di cedere parti della propria sovranità all’Europa, e Renzi, come i suoi predecessori, rifiuta orgogliosamente. Ma nel frattempo non fa niente, perché niente l’attuale maggioranza gli consente di fare. E forse neanche un’altra maggioranza potrebbe fare qualcosa, perché gli italiani si ribellerebbero.

E allora la sintesi è questa: non solo le riforme probabilmente non salverebbero l’Italia dal disastro, ma non è in grado di farle né il Parlamento italiano né un’autorità comunitaria. In democrazia non si governa contro un intero, grande Paese. E allora, nel momento in cui non si può far nulla, la reazione giusta è quella dell’orchestrina del Titanic: continuiamo a suonare, e voi a ballare, ché tanto, che piangiamo o ridiamo, poi moriamo lo stesso.

Forse l’intera Europa vive questo momento con l’atteggiamento mentale di colui che, cadendo dal ventesimo piano, al decimo diceva: “Fino ad ora tutto bene”. Da un lato la frase è demenziale, dall’altro è saggia. Come rispondeva una signora inglese a chi l’ammirava per il fatto che non si lamentava mai dei suoi malanni: “Would it help?”, “A che servirebbe?”.

Qualcuno potrebbe anche chiedere a che serva questo articolo. Agli altri non so. A me – oltre che a confermarmi che non sono pazzo – serve per metterlo sotto il naso di coloro che mi accusano di veder nero. Dimenticando che neanche i gatti vedono niente, quando l’oscurità è completa.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

13 agosto 2014

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