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Le vendite Ford crollano a maggio, l’elettrico frena, ma per Wall Street “tutto procede secondo i piani”. E spunta l’incubo di un nuovo e grave richiamo

Mentre le vendite di auto elettriche precipitano del 44% a maggio, Ford promette a Wall Street profitti futuri. Ma sulla casa automobilistica si abbatte un nuovo disastro industriale: giunti difettosi e avviso “Non Guidare” per i Bronco e Maverick.

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Il mercato automobilistico statunitense continua a mandare segnali inequivocabili, e i dati di maggio di Ford ne sono la perfetta rappresentazione plastica. L’azienda di Dearborn ha riportato un tonfo delle vendite negli Stati Uniti del 13,6% su base annua, fermandosi a 190.828 unità. Il dato da inizio anno segna un altrettanto deludente -11%, con 826.810 veicoli consegnati.

La contrazione non è un incidente isolato, ma riflette una debolezza generalizzata che colpisce soprattutto il tanto decantato settore dei veicoli elettrici (EV). L’elettrico puro è crollato di quasi il 44% nel mese, mentre le motorizzazioni ibride hanno registrato una flessione del 16%.

La transizione elettrica continua a scontrarsi con la dura realtà della domanda effettiva. Modelli di punta come la Mustang Mach-E e l’F-150 Lightning hanno registrato crolli delle vendite di circa il 45%. Nel frattempo, Ford sta deliberatamente ridimensionando veicoli a basso margine come la Escape (le cui vendite sono precipitate di oltre l’80%), cercando di difendere la redditività.

A tenere a galla il bilancio industriale sono, ironia della sorte, i veicoli più tradizionali e i mezzi da lavoro:

  • In crescita: Bronco, Explorer, Maverick, veicoli commerciali Transit e autocarri pesanti (Heavy Trucks).
  • In crollo: Veicoli elettrici (EV), Ibridi e la gamma Escape.

Vendite Ford 2026, a sinistra a maggio a destra da inizio anno, modello per modello

La divergenza tra economia reale e finanza

Nonostante i magazzini si riempiano di auto elettriche invendute, durante la recente conferenza UBS Autos and Auto Tech, il management di Ford ha rassicurato gli investitori. L’azienda sostiene che la flessione fosse in gran parte attesa e legata alla transizione verso veicoli a più alto margine. Cioè, secopndo la Ford, meglio vendere meno, ma con margini maggiori: un punto compensibile, fino a che si può.

Tuttavia, l’economia reale presenta il conto sotto forma di shock dell’offerta e costi delle materie prime. Il problema principale per il 2026 rimane il recupero dalla grave interruzione delle forniture di alluminio da parte di Novelis. Questo intoppo alla catena di approvvigionamento costerà a Ford tra 1,5 e 2 miliardi di dollari di oneri aggiuntivi quest’anno, con un picco atteso tra il secondo e il terzo trimestre. A questo si aggiungono circa 2 miliardi di dollari di venti contrari legati al costo delle materie prime.

Nonostante l’impatto diretto sui costi di produzione, l’azienda si dice fiduciosa di poter assorbire il colpo, mantenendo la guidance dell’EBIT rettificato tra gli 8,5 e i 10 miliardi di dollari grazie a prezzi di mercato stabili. I dazi sulle auto fanno il loro lavoro nel mantenere l’industria attiva e gli utili buoni.

Il sogno del 2027: nuovi investimenti e piattaforme

Guardando oltre le tempeste di quest’anno, Ford punta tutto sul 2027, quando i costi straordinari dell’alluminio saranno svaniti. L’azienda sta investendo circa 1 miliardo di dollari per la sua piattaforma UEV (Universal Electric Vehicle) di prossima generazione e nei sistemi di accumulo di energia a batteria (BESS).

L’obiettivo è ambizioso: produrre veicoli elettrici ad alta tecnologia intorno ai 30.000 dollari, capaci di competere per prezzo non solo con gli altri EV, ma con i veicoli a combustione interna. Ma mentre si progetta la tecnologia del futuro, l’azienda deve fare i conti con problemi squisitamente meccanici del presente.

L’amara ironia: il richiamo “Do Not Drive”

Proprio mentre il management dipinge scenari futuri radiosi, l’azienda è costretta ad affrontare l’ennesima grana industriale che riporta l’attenzione sulla qualità dell’assemblaggio in fabbrica. Circa 5.000 unità dei modelli di punta, i rudi SUV Bronco Sport (2021-2026) e i pick-up Maverick (2022-2026), sono stati colpiti da un gravissimo richiamo di sicurezza.

La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha diramato un avviso tassativo: “Do Not Drive” (Non guidare). Il problema risiede nei giunti sferici del braccio di controllo inferiore anteriore, una cerniera vitale che collega le ruote alle sospensioni e ne permette la rotazione. A causa di errori sulla catena di montaggio, i giunti potrebbero essere stati installati in modo errato, con il rischio allarmante che il braccio di controllo si scolleghi letteralmente dal mozzo della ruota anteriore mentre il veicolo è in marcia, causando la perdita immediata del controllo e incidenti disastrosi.

I proprietari sono stati avvisati di parcheggiare immediatamente i veicoli e di richiedere il traino gratuito in concessionaria. Un paradosso industriale non da poco per l’azienda che l’anno scorso ha registrato il maggior numero di richiami dell’intera industria automobilistica USA: si sogna la transizione digitale e le auto a guida autonoma, ma nel frattempo si rischia di perdere le ruote per strada.

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