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L’accordo Merkel-SPD: intransigenza verso i partners europei, e massiccia spesa sociale interna

GERMANIA VERSO LA GRANDE COALIZIONE

Da circa 2 mesi la CDU e la SPD discutono sul Governo di grande coalizione da dare alla Germania, che si basera’ su un accordo di scambio politico preciso: cessioni alla SPD su temi di politica sociale interna, in cambio di intensigenza sulla politica finanziaria, economica e i rapporti con l’Europa.

In sintesi, il Dividendo che l’adesione all’Euro ha garantito alla Germania finanziera’ una generosa politica sociale interna, e non verra’ speso per aiutare i partners (danneggiati dalla moneta unica).

Passa la linea del «NO alla solidarietà per i partners Europei», ed il  «SI ad una visione di Europa dei debititori, spendaccioni, inefficienti, inaffidabili». L’Europa degli altri. Gli elettori tedeschi – socialdemocratici compresi – sono convinti di dover stare in guardia da popoli europei .  

Per la SPD una politica dello struzzo, per la Merkel la continuazione di una linea di “massimizzazione dei vantaggi per la Germania” che sempre piu’ e’ vissuta all’estero come una politica del “fotti il vicino”.

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IL DIVIDENDO DELL’EURO 

La Germania negli anni 90 avava una Bilancia dei Pagamenti neutra o passiva, ma grazie all’Euro ed alla “Svalutazione dei Salari” ha accomulato un tesoro di 1.300 miliardi di attivi cumulati (cifra piu’ o meno corrispondente ai passivi cumulati dei parters, maggiormente inclini alla maggior inflazione).

 

PROGRAMMA SOCIALE DI RILIEVO

Base dell’accordo:  introduzione del salario minimo (oggi valido solo in pochi settori), sostegni familiari, pensione di solidarietà, aiuti ai ceti economicamente più deboli, nuova politica energetica, doppia cittadinanza per i migranti ecc.

 

NESSUNO SCONTO AL RESTO D’EUROPA

L’attuazione del programma sociale è strettamente vincolata al mantenimento dell’attuale linea del governo Merkel, intransigente verso gli altri partner europei: NO agli eurobond, no a qualunque forma più o meno mascherata di mutualità dei debiti sovrani dei Stati dell’eurozona, riforma del sistema bancario soltanto secondo i criteri tedeschi e critica ormai aperta alla Bce. Passa la visione morale di partners che devono «fare i compiti a casa», con una Germania leader e modello per gli altri. Niente Piani Marshall, ma solamente legnate.

 

 L’EUROPA E L’EUROZONA VERSO UN INEVITABILE COLLASSO

L’intransigenza della Germania sulle proprie posizioni acquisite, l’impressionante immobilismo della Francia, l’impotenza e l’inefficienza dell’Italia e l’atteggiamento solo fiscal-burocratico di Bruxelles creerannole premesse perché il prossimo Parlamento europeo si riempia di nemici dell’euro e dell’Europa e venga di fatto paralizzato.

Difficilmente il resto del Continente accettera’ una situazione del genere a lungo.

In 15 anni, fatta 100 la Produzione Industriale Tedesca, le Produzioni Industriali di Francia ed Italia sono passate da 55 a 40.

In 15 anni, fatto 100 l’Export Tedesco, la Francia e’ passata da 58 a 39, l’Italia da 48 a 35

Il Grande malato Europeo di fine anni 90, la Germania, ha trovato il “Bengodi” coi cambi fissi, e con la “gabbia burocratica regolatoria di Bruxelles” e s’e’ risollevata da un destino “giapponese” che l’attendeva (fatto di deflazione, debiti crescenti, declino economico).

I Parters, speravano in un Europa che “li migliorasse”, ed invece il sogno si sta dimostrando sempre piu’ un incubo, e tutti tendono verso un progressivo declino e peggioramento. Anche il “piddino” italiano piu’ ottuso, o il “socialista” francese ultras del sogno internazionalista, prima o poi, si rendera’ conto che l’Iceberg e’ di fronte.

Difficile pensare che finira’ bene.

 

 

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