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La scommessa di Trump sulla “Super Intelligenza”: mano libera alla Silicon Valley mentre i bilanci tremano

Trump cancella i vincoli all’intelligenza artificiale e la ribattezza “Super Intelligence”, lasciando carta bianca ai colossi tech proprio mentre emergono perdite record da 42 miliardi e paure per la tenuta dei territori.

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Mentre i giganti tecnologici bruciano decine di miliardi di dollari e arrivano a evocare scenari di estinzione umana nei propri prospetti finanziari, la Casa Bianca decide di togliere qualsiasi freno. Donald Trump ha scelto di non imporre regole statali alla tecnologia del momento: niente vincoli burocratici, spazio all’autoregolamentazione e un cambio di nome ufficiale che trasforma l’Intelligenza Artificiale in “Super Intelligenza“.

La mossa punta a blindare il primato americano contro la Cina, ma scarica sui territori e sulle reti elettriche il peso di una corsa industriale senza precedenti.

Il vertice di Washington e il patto “morale”

Alla Casa Bianca si sono presentati i vertici del settore tecnologico: da Mark Zuckerberg (Meta) a Jensen Huang (Nvidia), fino a Dario Amodei (Anthropic) e Greg Brockman (OpenAI). Il risultato dell’incontro è il cosiddetto White House Accord on Superintelligence.

Non si tratta di una legge vincolante, ma di un accordo su base volontaria definito “moralmente vincolante”. Nessuna agenzia federale imporrà paletti stringenti allo sviluppo dei modelli. L’amministrazione si limiterà a istituire un comitato di dieci persone con compiti di semplice supervisione, lasciando alle aziende il compito di controllarsi da sole.

I punti chiave decisi dal presidente:

  • Nuovo nome ufficiale: un ordine esecutivo impone a tutta la pubblica amministrazione di abbandonare la parola “Artificiale” in favore di “Super Intelligenza” (SI). Per Trump, il termine precedente faceva sembrare la tecnologia finta o poco attraente.
  • Autoregolamentazione di settore: le aziende gestiranno autonomamente la sicurezza dei sistemi. La giustizia ordinaria interverrà solo in caso di reati già compiuti.
  • Infrastrutture prioritarie: via libera alla costruzione accelerata di centri di calcolo (data center) su tutto il territorio nazionale.

Firme strane e un curioso refuso

Il documento ha anche, ovviamente, riportato le firme dei big della AI, con Gene Brokman di OpenAI che sigla con semplici tre lettere in minuscolo, Sundar Pichai di Google che ha un curioso “segno tabellare” che non corrisponde a nessun linguaggio scritto (neppure hindi o tamil) e un refuso sotto la firma del Presidente (President of the “Unites” States). Se il documento lo ha preparato la AI stiamo freschi!

 

La voragine dei conti e l’allarme dei laboratori

La decisione di allentare la presa arriva in un momento paradossale per l’industria. Nelle stesse ore, la fuga di notizie sul prospetto per la quotazione in borsa di Anthropic ha rivelato numeri da capogiro e timori inediti per un’azienda valutata duemila miliardi di dollari:

A questo si aggiunge la recente frenata di OpenAI, costretta a rinviare il rilascio di un nuovo modello per comportamenti definiti “ingannevoli”. La narrazione di un progresso inarrestabile convive così con bilanci in profondo rosso e timori esistenziali sollevati dagli stessi creatori.

Le ricadute reali: energia, territori e politica

Al di là della semantica, la partita è tutta economica e industriale. Costruire una rete capillare di centri di elaborazione dati richiede investimenti colossali in cemento, turbine, cavi e centrali elettriche. Si tratta di spesa materiale che muove l’economia reale e crea commesse sul breve periodo, ma rischia di sovraccaricare la rete energetica nazionale.

Molte comunità locali negli Stati Uniti stanno già protestando contro l’impatto ambientale e l’aumento delle bollette causato da questi impianti energivori. Il presidente della Camera, Mike Johnson, ha difeso la linea della Casa Bianca spiegando che perdere il primato tecnologico a favore di Pechino sarebbe letale per i lavoratori americani. Tuttavia, l’ansia per le elezioni di metà mandato cresce: gli elettori chiedono energia accessibile e tranquillità, mentre i giganti della tecnologia chiedono gigawatt a basso costo.

Affidarsi al buon cuore della Silicon Valley per la sicurezza, mentre le aziende bruciano miliardi nella speranza di un profitto futuro, è un azzardo considerevole. Ribattezzare l’algoritmo non basterà a risolvere i limiti fisici della rete elettrica né le perdite miliardarie dei bilanci societari.

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