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Terremoto a Belgrado: Vučić si dimette da presidente. Il colpo di scena per blindare il governo mentre sale l’onda studentesca

Dimissioni anticipate a Belgrado: Vučić lascia la presidenza per puntare alla guida del governo, ma alle legislative incombe la rimonta a sorpresa del movimento studentesco.

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Un annuncio a sorpresa nella notte serba squassa gli equilibri dei Balcani: Aleksandar Vučić lascia la presidenza della Repubblica con sette mesi di anticipo. Davanti a una folla di sostenitori radunata a Belgrado, il capo di Stato ha comunicato la fine immediata del suo mandato, passando i poteri provvisori alla presidente del parlamento Ana Brnabić e aprendo una fase politica ad altissima tensione.

Non si tratta di una resa né di un ritiro a vita privata, anzi un rilancio calcolato al millimetro. L’addio anticipato arriva nel pieno della campagna elettorale per le politiche del 25 ottobre e spalanca a Vučić le porte della carica più operativa: quella di primo ministro, qualora il suo partito ottenga la maggioranza.

Le elezioni presidenziali anticipate si terranno entro la fine di dicembre, ma la vera resa dei conti è attesa tra poche settimane alle urne parlamentari.

Nei sondaggi, il Partito Progressista Serbo (SNS) di Vučić mantiene saldamente la prima posizione, forte di un consenso radicato nella provincia e dell’eredità dei risultati economici degli ultimi anni. Tuttavia, la partita non è affatto chiusa: a incalzare da vicino la maggioranza c’è la vera sorpresa elettorale di questa stagione, il movimento “Students Win” (Gli studenti vincono).

Questa lista, nata dalla mobilitazione giovanile e dalle proteste contro la corruzione, sta raccogliendo il voto di protesta e tallona il partito di governo, togliendo spazio alla storica coalizione filo-occidentale “Serbia Europea”. Consapevole del pericolo di una frattura sociale insanabile, Vučić ha accompagnato le dimissioni con un gesto politico preciso: la grazia concessa a 49 persone, tra cui diversi studenti arrestati a Novi Sad durante i blocchi stradali e militanti coinvolti negli scontri.

Sul piano dell’economia reale, il bilancio rivendicato dalla presidenza punta su parametri produttivi concreti, lontani dai dogmi dell’austerità. I dati dell’ultimo decennio mostrano una trasformazione tangibile del tessuto industriale serbo:

Indicatore economico2012Situazione attuale
Tasso di disoccupazione generale25,9%Circa 9%
Disoccupazione giovanile54,0%Ridotta a meno della metà
Rapporto Debito pubblico / PILIn forte crescitaCirca 43%
Nuovi stabilimenti industrialiFase di deindustrializzazioneOltre 300 fabbriche aperte

Con un debito pubblico fermo al 43% del PIL – cifra che farebbe invidia a molti paesi dell’Eurozona – la Serbia ha fondato la propria crescita su investimenti diretti in fabbriche, cantieri infrastrutturali e un forte aumento dell’occupazione (circa 500 mila posti di lavoro creati dal 2012).

Resta da capire se il classico gioco della sedia tra presidenza e governo basterà a convincere le nuove generazioni. La solidità dei cantieri e delle fabbriche garantisce a Vučić un solido zoccolo duro, ma la rapida crescita del fronte studentesco dimostra che la richiesta di cambiamento e trasparenza corre ormai alla stessa velocità dei numeri dell’economia.

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