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Terremoto a Belgrado: Vučić si dimette da presidente. Il colpo di scena per blindare il governo mentre sale l’onda studentesca
Dimissioni anticipate a Belgrado: Vučić lascia la presidenza per puntare alla guida del governo, ma alle legislative incombe la rimonta a sorpresa del movimento studentesco.

Un annuncio a sorpresa nella notte serba squassa gli equilibri dei Balcani: Aleksandar Vučić lascia la presidenza della Repubblica con sette mesi di anticipo. Davanti a una folla di sostenitori radunata a Belgrado, il capo di Stato ha comunicato la fine immediata del suo mandato, passando i poteri provvisori alla presidente del parlamento Ana Brnabić e aprendo una fase politica ad altissima tensione.
Non si tratta di una resa né di un ritiro a vita privata, anzi un rilancio calcolato al millimetro. L’addio anticipato arriva nel pieno della campagna elettorale per le politiche del 25 ottobre e spalanca a Vučić le porte della carica più operativa: quella di primo ministro, qualora il suo partito ottenga la maggioranza.
Le elezioni presidenziali anticipate si terranno entro la fine di dicembre, ma la vera resa dei conti è attesa tra poche settimane alle urne parlamentari.
Nei sondaggi, il Partito Progressista Serbo (SNS) di Vučić mantiene saldamente la prima posizione, forte di un consenso radicato nella provincia e dell’eredità dei risultati economici degli ultimi anni. Tuttavia, la partita non è affatto chiusa: a incalzare da vicino la maggioranza c’è la vera sorpresa elettorale di questa stagione, il movimento “Students Win” (Gli studenti vincono).
Serbia, Faktor Plus poll:
SNS+-EPP: 49%
Student list-*: 37% (+5)
SPS/JS~S&D: 5%
PES-S&D: 4%
NADA~ECR: 3% (+1)
MI SN/Narodna~ECR: 1% (-2)+/- vs. August 2026
Fieldwork: 16-20 September 2026
Sample size: 986➤ https://t.co/ekzxpjD9df pic.twitter.com/uw7d0OsaqI
— Europe Elects (@EuropeElects) September 21, 2026
Questa lista, nata dalla mobilitazione giovanile e dalle proteste contro la corruzione, sta raccogliendo il voto di protesta e tallona il partito di governo, togliendo spazio alla storica coalizione filo-occidentale “Serbia Europea”. Consapevole del pericolo di una frattura sociale insanabile, Vučić ha accompagnato le dimissioni con un gesto politico preciso: la grazia concessa a 49 persone, tra cui diversi studenti arrestati a Novi Sad durante i blocchi stradali e militanti coinvolti negli scontri.
Sul piano dell’economia reale, il bilancio rivendicato dalla presidenza punta su parametri produttivi concreti, lontani dai dogmi dell’austerità. I dati dell’ultimo decennio mostrano una trasformazione tangibile del tessuto industriale serbo:
| Indicatore economico | 2012 | Situazione attuale |
| Tasso di disoccupazione generale | 25,9% | Circa 9% |
| Disoccupazione giovanile | 54,0% | Ridotta a meno della metà |
| Rapporto Debito pubblico / PIL | In forte crescita | Circa 43% |
| Nuovi stabilimenti industriali | Fase di deindustrializzazione | Oltre 300 fabbriche aperte |
Con un debito pubblico fermo al 43% del PIL – cifra che farebbe invidia a molti paesi dell’Eurozona – la Serbia ha fondato la propria crescita su investimenti diretti in fabbriche, cantieri infrastrutturali e un forte aumento dell’occupazione (circa 500 mila posti di lavoro creati dal 2012).
Resta da capire se il classico gioco della sedia tra presidenza e governo basterà a convincere le nuove generazioni. La solidità dei cantieri e delle fabbriche garantisce a Vučić un solido zoccolo duro, ma la rapida crescita del fronte studentesco dimostra che la richiesta di cambiamento e trasparenza corre ormai alla stessa velocità dei numeri dell’economia.







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