Arabia SauditaFinanza
Il Golfo teme i mercati: 10 miliardi di bond “privati” per curare le ferite del conflitto
La guerra blocca il petrolio: Abu Dhabi, Qatar e Kuwait evitano i mercati pubblici e raccolgono 10 miliardi in segreto per scongiurare la crisi di liquidità.

Quando i venti di guerra soffiano forte, anche i forzieri più capienti del pianeta sentono il bisogno di fare cassa. E preferiscono farlo lontano da sguardi indiscreti. Secondo quanto riportato in un recente e dettagliato report del Financial Times, le monarchie del Golfo hanno raccolto in modo discreto quasi 10 miliardi di dollari attraverso vendite private di obbligazioni nel solo mese di aprile. Si tratta del primo, massiccio indebitamento internazionale da quando l’escalation militare con l’Iran ha iniziato a presentare il conto alle loro economie.
La fuga dai mercati pubblici: una questione di debolezza
I numeri parlano chiaro: Abu Dhabi ha piazzato 4,5 miliardi di dollari, il Qatar 3 miliardi e il Kuwait 2 miliardi. Ma la vera notizia non è il quanto, bensì il come. Queste nazioni, un tempo protagoniste assolute delle aste pubbliche globali, hanno virato bruscamente verso i collocamenti privati (“private placements”).
Perché questa improvvisa timidezza? Appare evidente, come suggerisce la testata britannica, che le monarchie temono i mercati finanziari. In un momento in cui sono percepite come strutturalmente fragili a causa del conflitto, affrontare il mercato pubblico significherebbe esporsi all’incertezza sui costi di indebitamento e, peggio ancora, al giudizio spietato degli speculatori. Molto meglio, quindi, sedersi a porte chiuse con grandi gestori patrimoniali come Pimco, Goldman Sachs o JPMorgan, negoziando bilateralmente tassi e condizioni. Una mossa che garantisce certezza sui costi, ma che tradisce una profonda insicurezza sistemica.
Lo shock dell’offerta
L’impatto della guerra e la chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz stanno generando uno shock dell’offerta da manuale. Le entrate derivanti da petrolio e gas sono crollate: il Qatar è stato costretto a sospendere le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL), mentre i flussi greggi di Kuwait ed Emirati Arabi Uniti si sono drasticamente ridotti.
Nonostante queste nazioni controllino collettivamente asset per oltre 3.500 miliardi di dollari tramite i loro fondi sovrani, la liquidità immediata è diventata un’urgenza.
- L’approccio di Abu Dhabi: Un banchiere ha descritto la mossa dell’emirato come la volontà di raccogliere “un po’ di contante extra, giusto in caso”. Un approccio prudente ed oculato di preferenza per la liquidità (tesaurizzazione) di fronte all’estrema incertezza geopolitica.
- Il cuscinetto del Kuwait: Il Paese, tornato sui mercati solo lo scorso anno dopo una lunga assenza, ha emesso note per 2 miliardi (con cedola al 4,8%) esclusivamente per garantirsi un margine di manovra per i “giorni di pioggia”.
Le ricadute economiche: recessione alle porte?
Il paradosso è servito. Poco prima del conflitto, JPMorgan aveva segnalato l’imminente promozione del debito degli EAU allo status di mercato sviluppato. Oggi, i Credit Default Swap (CDS) a cinque anni di Abu Dhabi – l’assicurazione contro il default – sono balzati dallo 0,3% allo 0,55% nel picco della crisi, per poi assestarsi allo 0,4%.
Le proiezioni macroeconomiche sono severe. Secondo gli analisti di Capital Economics, anche se si arrivasse a una rapida conclusione delle ostilità, tutti e sei gli Stati del Golfo registreranno una crescita del PIL negativa, cioè un calo, tra il 5% e il 10% quest’anno.
La finanza araba quindi sta scoprendo che i capitali immobilizzati nei mega-progetti di diversificazione non bastano quando si ferma l’export energetico. E mentre le banche statali rastrellano centinaia di milioni anche in Asia con debito a breve termine, la sensazione è che il Golfo stia comprando tempo. Privatamente, a caro prezzo, sperando che la tempesta passi prima che il mercato se ne accorga, ma queste risorse saranno sufficienti ? Quanto a lungo dovranno restare congelati i programmi di sviluppo ?








You must be logged in to post a comment Login