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I TASSI DI CAMBIO SONO IMPORTANTI PER L’ECONOMIA, E QUINDI SAREBBE MEGLIO AVERNE IL CONTROLLO

euro lira

In questi giorni è uscito un ottimo articolo di Jacques Sapir su Russeurope, articolo che potete trovare, in francese QUI abbiamo recuperato un interessante studio del FMI sull’effetto sul PIL delle svalutazioni , che vi presenteremo qui nelle sue parti essenziali.

Nei tempi recenti molti hanno messo in dubbio il legame fra tasso di cambio e sviluppo del PIL, sull’onda dello sviluppo del frazionamento dei cicli produttivi industriali, in cui uno stato può, nello stesso tempo, importare ed esportare semilavorati necessari a completare diverse produzioni, per cui un singolo prodotto, la cui produzione termina in un sistema economico, viene in realtà ad essere in realtà realizzata con componenti provenienti da altre realtà. Un’auto prodotta negli USA ha componenti provenienti da Sud America, per cui la rivalutazione/svalutazione del dollaro può non avere gli effetti che ci si aspetterebbe sul Prodotto interno lordo. Questo fattore è stato recentemente indicato come il motivo della mancata crescita del PIL Giapponese, dopo le svalutazioni di Abe.

Lo studio di  Daniel Leigh, Weicheng Lian, Marcos Poplawski-Ribeiro,  e Viktor Tsyrennikov che potete trovare a questo link http://www.voxeu.org/article/exchange-rates-still-matter-trade , invece contraddice fortemente questa teoria.I ricercatori hanno analizzato le svalutazioni a partire dagli anni ’90 ed hanno valutato che la teoria più corretta è che un 10% di svalutazione conduce ad un aumento del PIL del 1,5% per l’aumento delle esportazioni. Questo grafico viene a spiegare con chiarezza la correlazione fra svalutazione e crescita economica.

collegamento svalutazione crescita

(effetto di una valutazione del 10% sulle esportazioni: sull’asse delle x il la percentuale di incremento delle esportazioni, e sull’asse delle y la frequenza con cui questo fenomeno si è verificato). 

L’influenza del tasso di cambio sulle esportazioni continua ad essere notevole perchè la decentralizzazione della creazione della catena del valore , cioè il fatto che il valore di un prodotto venga ad essere prodotto in una pluralità di stati tramite lo scambio di componenti e semilavorati, pur essendo cresciuta nei decenni scorsi, non è cresciuta come alcuni economisti possono pensare, ma è cresciuta molto lentamente.

catena del valore

Ricerche che mettono in relazione l’evoluzione della decentralizzazione della catena del valore nel tempo. 

In realtà queste ricerche non vengono che a mostrare l’ovvio:  se un paese svaluta diviene una sede conveniente anche per la produzione di componenti e semilavorati che precedentemente erano prodotti all’estero.

La liberalizzazione degli scambi internazionali viene a ridurre l’effetto di una svalutazione sulle esportazioni ? Secondo lo studio sopra citato NO. La spiegazione è semplice e logica: se elimino i dazi al commercio internazionale renderò più sensibile il prezzo del prodotto all’effetto della svalutazione. Tutta la svalutazione si trasmetterà al prezzo del prodotto esportato, senza che eventuali dazi fissi ne possano ridurre l’influsso.

Con queste premesse si può facilmente concludere che una svalutazione del 30%, auspicata da Sapir per i paesi del Sud Europa, potrebbe facilmente portare ad una crescita del PIL degli stessi del 30%. Però per ottenere questo risultato sarebbe necessario riacquisire la possibilità di svalutare, in modo autonomo, rispetto agli altri paesi, cioè risulta necessario spezzare l’euro e ricostituire una forma di autonomia monetaria.  Alla faccia di tutti quelli che dicono che “Ormai serve l’euro, perchè siamo in un grande mercato e da soli non potremmo competere”. Proprio perchè il mercato è grande, è sempre più necessario essere competitivi come sistema economico rispetto agli altri.

 

 

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