Nel maggio 2021, nel pieno della pandemia, la Repubblica Italiana conferì ad Anthony Fauci il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, motivando la scelta con la sua “straordinaria carriera” e con il suo “eccezionale contributo” nella lotta al Covid-19.

Oggi, a distanza di cinque anni, il contesto è profondamente cambiato.

Negli Stati Uniti Fauci è al centro di un intenso scrutinio istituzionale e politico. Secondo quanto riportato dalla stampa, davanti a una commissione del Congresso si è avvalso più volte del Quinto Emendamento, esercitando un diritto riconosciuto dall’ordinamento americano che consente di non rispondere a domande le cui risposte potrebbero essere autoincriminanti. Sul suo operato continuano inoltre a emergere documenti, e-mail e testimonianze che hanno alimentato un ampio dibattito sulla gestione della pandemia, sulla comunicazione scientifica e sulle attività di ricerca connesse al virus.

Naturalmente, tutto questo non equivale a una dichiarazione di responsabilità né costituisce una condanna. Ma è difficile sostenere che il quadro odierno sia lo stesso sul quale, nel 2021, fu fondato un riconoscimento tanto prestigioso.

Le onorificenze della Repubblica non sono semplici attestati simbolici. Esprimono un giudizio di particolare autorevolezza morale e istituzionale. Proprio per questo, quando emergono elementi nuovi e rilevanti, è legittimo domandarsi se i presupposti di quel giudizio siano ancora attuali.

Non si tratta di chiedere una revoca automatica né di anticipare conclusioni che spettano alle autorità competenti. Si tratta, molto più semplicemente, di chiedere una verifica istituzionale.

Anche perché la storia italiana offre un precedente che dovrebbe suggerire maggiore prudenza. Nel 1969 la Repubblica Italiana conferì a Josip Broz Tito il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana decorato di Gran Cordone, il massimo grado dell’Ordine, normalmente riservato ai capi di Stato e alle più alte personalità straniere. Una decisione maturata nel contesto politico e diplomatico dell’epoca, ma che continua ancora oggi a suscitare polemiche alla luce delle responsabilità storicamente attribuite al regime jugoslavo nelle foibe, nelle persecuzioni contro la popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e nel conseguente esodo giuliano-dalmata.

Le istituzioni acquistano credibilità anche attraverso la capacità di riesaminare le proprie decisioni quando il quadro dei fatti muta in modo significativo.

Per questo la domanda è semplice e legittima: alla luce di quanto oggi è emerso sulla figura di Anthony Fauci, non sarebbe opportuno che il Governo e la Presidenza della Repubblica valutassero se sussistano ancora le condizioni che giustificarono il conferimento di quella onorificenza?

Ignorare la questione significherebbe correre il rischio di ripetere un errore già visto nella storia repubblicana: concedere rapidamente il massimo riconoscimento dello Stato e poi considerarlo intoccabile, anche quando il tempo e i fatti impongono una riflessione diversa.

Antonio Maria Rinaldi