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Il muro del silenzio di Fauci e il nodo della grazia: perché il Quinto Emendamento rischia di crollare

Fauci si avvale del Quinto Emendamento per 111 volte, ma la grazia concessa da Biden rischia di ritorcersi contro di lui. I senatori applicano un precedente della Corte Suprema del 1896 per obbligarlo a rispondere sulle origini del COVID e sui verbali segreti.

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Il castello di carte è crollato in diretta televisiva sotto le luci del Senato americano. Anthony Fauci, l’ex virologo capo e volto simbolo della risposta USA alla pandemia, ha scelto la via del silenzio totale durante la sua audizione in commissione. Ben 111 rifiuti di rispondere alla Commissione d’Inchiesta del Senato presieduta da Rand Paul.

Una scena surreale. L’ex funzionario ha invocato la protezione del Quinto Emendamento persino su domande banali, come il giorno della settimana o il colore del cravatta e della moquette. Negli Stati Uniti il diritto a non autoincriminarsi deve essere esercitato in modo continuo: se rispondi a una domanda rischi di perdere la tutela sulle altre. Ma spingersi a questo livello ha trasformato l’udienza in uno scontro politico e giuridico devastante per l’immagine delle istituzioni sanitarie americane.

Per i senatori conservatori, a partire da Ted Cruz e Josh Hawley, l’atteggiamento di Fauci non è una scelta tecnica, ma un aperto oltraggio al Congresso. E soprattutto, c’è un dettaglio fondamentale: la grazia presidenziale preventiva concessa a Fauci da Joe Biden poco prima di lasciare la Casa Bianca.

La svolta giuridica: la sentenza del 1896

La grazia di Biden cancella ogni responsabilità penale federale di Fauci per i fatti commessi tra il 2014 e la fine del mandato presidenziale. Ma proprio questa protezione rende illegittimo il suo silenzio secondo i senatori repubblicani.

La tesi si fonda su un solido precedente storico della Corte Suprema: la sentenza Brown v. Walker del 1896 (161 U.S. 591). Questo storico pronunciamento, nato da una disputa legale sulle compagnie ferroviarie e sul potere d’inchiesta federale, ha fissato un principio fondamentale del diritto americano: il Quinto Emendamento non è un diritto assoluto e permanente.

La Corte Suprema stabilì che il diritto di tacere serve solo a evitare una condanna penale. Se lo Stato ti concede un’immunità totale (la cosiddetta immunità “transazionale”), il pericolo di essere processato svanisce. Di conseguenza, cade anche il diritto di non rispondere.

Applicando questo principio al caso di Fauci, la grazia di Biden funziona esattamente come una immunità totale. Se l’ex consigliere medico è già stato perdonato in anticipo per qualsiasi reato federale, non corre più alcun rischio legale per le azioni del passato. Quindi, per la dottrina Brown v. Walker, il suo rifiuto di parlare al Congresso diventa un rifiuto illegittimo che genera un nuovo reato.

Le accuse dei senatori e il nodo dei verbali

Durante la tesissima audizione, l’ira dei senatori è esplosa con forza. La tensione è salita a tal punto che il presidente della commissione, Rand Paul, ha dovuto ordinare alla sicurezza di allontanare l’avvocato di Fauci, David Schertler, accusato di interrompere continuamente la seduta.

Il senatore Ted Cruz ha attaccato duramente Fauci, definendolo senza mezzi termini “il burocrate più dannoso della storia americana” e chiedendo che venga processato per spergiuro.

Al centro delle contestazioni ci sono i diari ufficiali e i verbali interni di Fauci, resi pubblici di recente. Secondo i senatori, questi documenti svelerebbero gravi contraddizioni rispetto a quanto dichiarato per anni ai cittadini e al Congresso:

  • L’origine del virus: i documenti riportano discussioni interne sulla fuga dal laboratorio di Wuhan, smentita in pubblico.
  • La gravità dell’emergenza: le valutazioni private ridimensionavano l’impatto del virus rispetto alla narrazione ufficiale.
  • Le misure restrittive: l’assenza di solide basi scientifiche per i lockdown proiettati a lungo termine e per il distanziamento forzato.
  • Le terapie: la scelta di scoraggiare farmaci già noti ed economici per favorire le autorizzazioni di emergenza dei vaccini.

A questo si aggiungono le accuse relative all’uso improprio di personale federale per la gestione di compensi privati e diritti d’autore, che configurano potenziali reati amministrativi e penali.

Una politica devastante per cittadini e per il loro benessere.

La vicenda Fauci non è soltanto uno scontro legale tra partiti. Le ricadute economiche di questa gestione sono state enormi e pesano tuttora sulle tasche dei cittadini e sulle casse pubbliche.

  • Lockdown e Chiusure: hanno causato il fallimento di decine di migliaia di piccole imprese e PMI, distruggendo il tessuto produttivo. Il Lockdown ha minato anche la fiducia fra i cittadini.

  • Politiche di Spesa Pubblica: la gestione dell’emergenza ha provocato un’esplosione del debito pubblico e la conseguente fiammata inflazionistica che erode i salari. Per molte attività è stata un disastro che ha condotto alla chiusura e alla miseria.

  • Contratti Farmaceutici: miliardi di dollari di soldi pubblici spesi in acquisti negoziati in totale assenza di trasparenza.

L’imposizione delle chiusure senza un’adeguata analisi dei costi e dei benefici ha paralizzato interi settori produttivi. Le enormi iniezioni di liquidità d’emergenza, gestite senza controlli rigorosi, hanno contribuito alla fiammata inflazionistica che negli ultimi anni ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.

Ogni decisione sanitaria ha avuto un costo economico reale. Se le scelte sono state guidate da valutazioni parziali o scorrette, l’impatto sulla spesa pubblica e sui contribuenti rappresenta un danno diretto ed evitabile.

La strada verso la Corte Suprema

La Commissione del Senato ha già annunciato che voterà la risoluzione per oltraggio al Congresso (contempt of Congress) contro Fauci. Se il voto passerà in aula, il caso finirà sul tavolo del Dipartimento della Giustizia.

I repubblicani intendono portare la questione fino alla Corte Suprema. L’obiettivo è ottenere una decisione storica che confermi l’attualità del precedente del 1896: chi riceve la grazia presidenziale perde lo scudo del Quinto Emendamento e deve parlare dicendo la verità. 

Inoltre, la grazia non copre i reati futuri. Se Fauci dovesse essere costretto a testimoniare e dovesse mentire sotto giuramento, la grazia di Biden non potrebbe proteggerlo da una nuova accusa di spergiuro.

La battaglia legale è appena iniziata, ma il segnale per la burocrazia di Washington è chiaro: l’uso del silenzio come arma di difesa istituzionale sta per trovare un limite invalicabile nella Costituzione.

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