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Shein, la festa è finita? Il gigante della moda low-cost scivola in perdita mentre punta alla Borsa di Hong Kong
I conti di Shein virano in rosso con 99 milioni di perdita nel primo trimestre: i dazi USA colpiscono le vendite mentre l’IPO di Hong Kong taglia la valutazione a 35-40 miliardi di dollari

Un fulmine a ciel sereno per il colosso dell’abbigliamento a basso costo o il brusco risveglio da una corsa senza freni? Shein si prepara allo sbarco più atteso dell’anno sulla Borsa di Hong Kong, ma lo fa mostrando crepe inaspettate nei propri bilanci. Per la prima volta dopo stagioni di crescita vertiginosa, i conti del gruppo virano all’improvviso in rosso, costringendo i mercati a ricalibrare aspettative e valutazioni.
Nel primo trimestre del 2026, l’azienda ha registrato una perdita netta di 99 milioni di dollari. Il dato assume contorni drammatici se confrontato con l’utile netto di 395 milioni registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.
La mazzata dei dazi e la frenata negli Stati Uniti
La ragione di questa battuta d’arresto non è un mistero. A pesare sui conti è stata la cancellazione della regola del de minimis negli Stati Uniti, la norma che consentiva ai pacchi di valore inferiore a 800 dollari di entrare nel Paese senza pagare dazi doganali.
Senza questa scappatoia fiscale, i prodotti spediti dalla Cina affrontano ora tariffe doganali comprese tra il 10% e l’87,5%. L’impatto economico è stato immediato: nel primo trimestre le vendite sul suolo americano sono crollate del 14,3%, fermandosi a 2,04 miliardi di dollari.
A peggiorare il quadro contabile si è aggiunto un onere tecnico da 328 milioni di dollari legato alla variazione di valore delle azioni privilegiate convertibili in vista dell’ingresso in Borsa.
I numeri del 2025: ricavi enormi ma profitti in discesa
Se si allarga lo sguardo all’intero esercizio 2025, la dimensione commerciale di Shein rimane imponente, ma la redditività evidenzia un chiaro affaticamento:
- Fatturato 2025: 41,8 miliardi di dollari, con una crescita media annua del 14,2% dal 2023.
- Utile netto 2025: 2,06 miliardi di dollari, in calo del 38,7% rispetto all’anno prima.
- Clienti attivi: 273 milioni nel 2025, in netto aumento rispetto ai 186 milioni del 2023.
- Ricavi Q1 2026: 9,1 miliardi di dollari, con una crescita modesta di appena l’1,1% su base annua.
Vendere abiti a prezzi stracciati genera volumi colossali, ma lascia margini sottilissimi: basta un ritocco ai costi doganali o di trasporto per intaccare pesantemente i profitti. In questo le nuove politiche sui piccoli pacchi degli USA e della UE possono dare un colpo severo.
Dalla vetta dei 100 miliardi al ribasso di Hong Kong
L’approdo alla Borsa di Hong Kong è un passaggio obbligato dopo che i tentativi di quotarsi a New York e Londra si sono scontrati con le resistenze delle autorità di controllo e le critiche sulle pratiche di filiera.
Nel 2022, durante i round privati di finanziamento, il gruppo era valutato circa 100 miliardi di dollari. Oggi le stime per la quotazione pubblica sono scese tra i 35 e i 40 miliardi di dollari, meno della metà del picco storico.
Gli analisti stimano un rapporto prezzo/utili (P/E) compreso tra 20x e 30x, posizionando l’azienda tra colossi europei consolidati. Morgan Stanley ipotizza un valore equo fino a 52 miliardi di dollari, ma diversi investitori istituzionali chiedono multipli ancora più prudenti, più vicini a quelli di piattaforme rivali come Temu.
| Parametro operativo | Shein | Inditex (Zara) | H&M | Adidas |
| Rotazione scorte in magazzino | 36 giorni | 71 giorni | ~100+ giorni | 164 giorni |
| Multiplo P/E stimato | 20x – 30x | ~25x | ~20x | – |
| Trend vendite trimestrali | Frenata (+1,1%) | Stabile | Stabile | In ripresa |
L’arma segreta della logistica e la carta dei dividendi
Nonostante la stretta regolatoria, l’infrastruttura industriale di Shein resta un riferimento di efficienza. Il modello proprietario LATR (Large-scale Automated Test Reorder) permette di testare online lotti minimi di nuovi prodotti e avviare la produzione di massa solo per i modelli con ordini immediati.
Grazie a questa reattività, la merce sosta in magazzino solo 36 giorni, contro i 71 di Inditex e i 164 di Adidas. Meno invenduto significa meno scarti e meno svendite a fine stagione.
Per convincere i mercati a sottoscrivere l’offerta, la società ha promesso nel prospetto la distribuzione di almeno il 50% degli utili netti sotto forma di dividendi.
Cosa cambia per i conti e per chi compra
Con la fine delle esenzioni negli Stati Uniti e le nuove tasse sui piccoli pacchi in arrivo anche nell’Unione Europea, la pressione sui margini aumenterà ulteriormente. Shein dovrà presto decidere se tagliare ancora i propri guadagni o ritoccare i listini al rialzo.
La prova di Hong Kong chiarirà se gli investitori credono ancora nel miracolo del fast fashion digitale o se l’epoca della moda a prezzi irrisori sta per presentare il suo conto economico definitivo.







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