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Euro digitale, il rischio silenzioso di una moneta trasformata in strumento di controllo
L’euro digitale non è solo una carta di credito più moderna: ecco perché la programmabilità della moneta minaccia la nostra libertà economica e la privacy dei risparmiator
Nell’antica Roma l’imperatore Vespasiano liquidò le critiche sulla tassa imposta ai bagni pubblici con una frase rimasta celebre nei secoli: pecunia non olet. Il denaro non ha odore. Vale a dire: la moneta è neutrale, non giudica chi la utilizza, non discrimina, non osserva, non seleziona comportamenti compatibili o incompatibili con il potere politico del momento. È esattamente questo principio, fondamento stesso della libertà economica moderna, che rischia di essere incrinato dal progetto dell’euro digitale promosso dalla Banca centrale europea.
Dietro la narrativa rassicurante dell’innovazione tecnologica, della modernizzazione dei pagamenti e della “sovranità monetaria europea”, si nasconde infatti una trasformazione molto più profonda: il passaggio dalla moneta come strumento neutrale alla moneta come infrastruttura controllabile. E la differenza è enorme. Perché una moneta digitale emessa direttamente dalla banca centrale non rappresenta semplicemente un’evoluzione tecnica dei sistemi di pagamento, ma introduce per la prima volta nella storia europea la possibilità concreta di centralizzare il controllo dei flussi monetari individuali all’interno di un’unica architettura gestita dall’autorità monetaria.
È qui che il dibattito pubblico diventa volutamente ambiguo. Si cerca di ridurre l’euro digitale a una questione di efficienza tecnologica, quasi fosse soltanto una carta di credito più moderna o un pagamento elettronico più rapido. Ma il punto reale è un altro. Pagare con lo smartphone esiste già. L’euro digitale introduce invece un salto qualitativo completamente diverso: la progressiva trasformazione del denaro in una piattaforma programmabile.
Ed è proprio il concetto di programmabilità della moneta a rappresentare il vero spartiacque storico.
Una valuta integralmente digitale consente infatti, almeno sul piano tecnico, ciò che il contante rende impossibile: tracciabilità totale delle transazioni, monitoraggio in tempo reale dei flussi finanziari, profilazione economica dei cittadini e potenziale condizionamento dell’utilizzo stesso del denaro. Oggi la BCE assicura che non esisteranno forme invasive di controllo. Ma il problema non riguarda le intenzioni dichiarate nel presente. Riguarda i poteri che vengono costruiti per il futuro. Nella storia economica ogni strumento disponibile viene inevitabilmente utilizzato oltre le finalità originarie con cui era stato introdotto.
Una volta realizzata un’infrastruttura monetaria centralizzata, nulla impedirebbe domani di applicare automaticamente tassi negativi direttamente sui saldi digitali, imporre limiti a determinate categorie di acquisto, introdurre scadenze artificiali del denaro per incentivare i consumi o subordinare l’accesso alla piena operatività finanziaria a requisiti normativi, fiscali o ambientali. Tutto questo viene oggi liquidato come distopia. Ma è esattamente la possibilità tecnica di renderlo attuabile a costituire il cuore del problema.
Il contante, al contrario, conserva una caratteristica che nessuna valuta digitale potrà mai garantire integralmente: la libertà. Una banconota non necessita autorizzazioni, non raccoglie dati, non lascia tracce permanenti e soprattutto non può essere disattivata da un’autorità centrale. È questa autonomia materiale della moneta fisica che il progetto europeo considera implicitamente un’anomalia da superare. Non è casuale che negli ultimi anni si sia assistito a una progressiva marginalizzazione del contante attraverso limiti normativi ai pagamenti cash, chiusura degli sportelli bancari, compressione dell’utilizzo delle banconote e crescente pressione verso la digitalizzazione totale delle transazioni.
Formalmente Bruxelles continua a ripetere che il contante non verrà abolito. Ma è evidente che l’euro digitale acquista piena efficacia soltanto in una società nella quale il denaro fisico sia diventato residuale. Ed è qui che il tema assume una dimensione apertamente politica. Una società senza contante è una società nella quale ogni attività economica può essere teoricamente osservata, registrata, analizzata e potenzialmente condizionata. Il passaggio dalla libertà economica alla sorveglianza finanziaria diventa allora molto più breve di quanto si voglia ammettere.
Chi considera eccessive queste preoccupazioni sembra ignorare quanto accaduto negli ultimi anni. La crisi greca dimostrò come la gestione della liquidità bancaria potesse trasformarsi in un potente strumento di pressione politica nei confronti di governi democraticamente eletti. Il congelamento delle riserve russe ha certificato che il sistema monetario internazionale viene ormai utilizzato apertamente come leva geopolitica. Le sanzioni finanziarie, l’esclusione dai circuiti di pagamento e il controllo dell’accesso monetario sono diventati strumenti ordinari di esercizio del potere. L’euro digitale rischia di compiere il salto definitivo: trasferire questa capacità di intervento direttamente sul cittadino.
Il nodo centrale non è quindi tecnologico ma democratico. La BCE è un organismo formalmente indipendente, sottratto a un autentico controllo popolare diretto. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha progressivamente ampliato il proprio spazio di intervento nella politica economica, fiscale e finanziaria degli Stati membri, consolidando un modello sempre più centralizzato di governance tecnocratica. L’euro digitale rischia di diventare il tassello finale di questa architettura: una moneta non più neutrale ma integrata in un sistema di supervisione permanente.
Ed è qui che il principio romano rischia di capovolgersi definitivamente. Pecunia non olet apparteneva a una civiltà nella quale il denaro era strumento di libertà. Nell’Europa dell’euro digitale la moneta potrebbe invece cominciare ad avere un odore molto preciso: quello del controllo.
Antonio Maria Rinaldi







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