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HuffPost sbaglia: il consenso a Futuro Nazionale nasce da battaglie rimaste senza rappresentanza
I media credono di aver creato il fenomeno Vannacci attaccandolo ogni giorno. Ma ignorano la verità più amara: il vuoto politico ed economico lasciato dai partiti ha creato un esercito di delusi pronto a ribaltare gli equilibri.

L’articolo pubblicato da HuffPost dal titolo “Stanno lavorando tutti per Vannacci”, firmato da Marco Gervasoni, sviluppa una tesi precisa: il generale Roberto Vannacci starebbe crescendo soprattutto per effetto del sistema politico-mediatico italiano che, attaccandolo quotidianamente, finirebbe per amplificarne visibilità, centralità e consenso.
Secondo questa interpretazione, il fenomeno Vannacci sarebbe in larga misura il prodotto di un meccanismo fondato sulla polarizzazione: più viene contestato, più cresce.
È una lettura non priva di elementi reali, ma insufficiente a spiegare la profondità del fenomeno che oggi si sta sviluppando attorno a Vannacci e, soprattutto, attorno a Futuro Nazionale.
Perché il punto centrale non è che “tutti lavorano per Vannacci”. Il punto centrale è che negli ultimi anni si è progressivamente aperto uno spazio politico, culturale ed elettorale che una parte significativa degli italiani ritiene non più adeguatamente rappresentato.
Ed è precisamente dentro questo spazio che Futuro Nazionale sta cercando di radicarsi.
Ridurre tutto a una dinamica di sovraesposizione mediatica rischia infatti di produrre un errore di prospettiva. I media possono certamente accelerare, amplificare o consolidare un fenomeno politico, ma difficilmente riescono a generarlo dal nulla se non esiste a monte una domanda sociale, culturale ed elettorale reale.
Negli ultimi anni il sistema politico italiano ha subito trasformazioni profonde.
Fratelli d’Italia, conquistato Palazzo Chigi, ha inevitabilmente avviato un processo di progressiva istituzionalizzazione. Giorgia Meloni ha dovuto trasformare un partito identitario di opposizione in una forza di governo compatibile con gli equilibri europei, atlantici, finanziari e diplomatici.
Questo passaggio ha inevitabilmente prodotto un cambiamento nell’approccio ad alcune battaglie che per anni avevano rappresentato il nucleo identitario di una parte consistente dell’elettorato di destra: sovranità nazionale, critica dell’impostazione tecnocratica europea, opposizione al politicamente corretto, difesa dell’identità culturale nazionale, gestione dell’immigrazione e rapporto tra Stato nazionale e processi di globalizzazione.
Anche la Lega, soprattutto dopo l’esperienza del governo Draghi, ha progressivamente modificato quella funzione di rappresentanza radicale del disagio sovranista e anti-establishment che aveva caratterizzato la fase più espansiva del consenso salviniano, culminata nel 2019 con il 34% ottenuto alle elezioni europee.
Ma sarebbe un errore pensare che il potenziale consenso di Futuro Nazionale provenga esclusivamente dalla destra tradizionale.
Esiste infatti anche un’area non marginale di elettori provenienti dal Movimento 5 Stelle che non si riconosce più nel cambiamento politico assunto dal Movimento negli ultimi anni.
Il M5S delle origini aveva intercettato una domanda politica fondata sulla critica delle élite europee, sulla diffidenza verso le dinamiche tecnocratiche, sulla contestazione del sistema mediatico dominante e su una forte componente anti-establishment e sovranista.
Con il riposizionamento verso un’area più progressista e sistemica, molte di quelle sensibilità si sono attenuate, se non scomparse.
Di conseguenza, una parte di quell’elettorato oggi percepisce un vuoto di rappresentanza politica.
Ma esiste anche un ulteriore elemento che spesso viene sottovalutato.
Una quota crescente di cittadini che in passato partecipava attivamente al voto oggi si è progressivamente rifugiata nell’astensionismo. Non necessariamente per disinteresse verso la politica, ma perché non ritiene più che le forze presenti nel sistema rappresentino realmente determinate sensibilità nazionali, identitarie e sovraniste.
Ed è anche verso questo mondo politicamente disilluso che Futuro Nazionale sta cercando di rivolgersi. È qui che il fenomeno Vannacci smette di essere soltanto un fenomeno mediatico e inizia a diventare un fenomeno politico.
La forza del progetto non deriva infatti soltanto dalla capacità comunicativa del generale o dall’attenzione polemica che inevitabilmente lo accompagna. Deriva soprattutto dal fatto che una parte crescente dell’elettorato percepisce che alcuni temi centrali siano progressivamente scomparsi dalle agende dei partiti sopra citati.
Si può condividere o meno questa impostazione, ma ignorarne l’esistenza significa non comprendere ciò che si sta muovendo nel corpo profondo dell’elettorato italiano.
Ed è precisamente qui che l’analisi di HuffPost appare limitata. Perché continua a interpretare il fenomeno prevalentemente attraverso la lente della comunicazione e della spettacolarizzazione mediatica, mentre la questione reale riguarda qualcosa di più strutturale: la ricerca, da parte di una quota crescente dell’elettorato italiano, di una nuova rappresentanza politica identitaria e sovranista.
Per questa ragione il potenziale consenso di Futuro Nazionale potrebbe rivelarsi molto più ampio di quanto una parte dell’analisi giornalistica e della stessa classe politica italiana sia oggi disposta ad ammettere.
Perché il vero rischio, per chi continua a sottovalutare Futuro Nazionale, è accorgersi troppo tardi che non si trattava di un semplice fenomeno mediatico, ma dell’emersione politica di un’area sociale ed elettorale che per anni non si è più sentita realmente rappresentata.







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