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Caccia GCAP, la Germania bussa alla porta: miliardi freschi o paralisi per il progetto?

Londra apre a Berlino sul caccia Tempest, ma Leonardo e Tokyo frenano: ridiscutere il progetto rischia di rinviare al 2037 le consegne e penalizzare l’industria italiana.

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Il programma per il caccia di sesta generazione GCAP, che vede l’Italia protagonista insieme a Gran Bretagna e Giappone, si trova davanti a un bivio drammatico: aprire le porte a Berlino per incassare miliardi, oppure blindare i tempi per non trovarsi con i cieli scoperti.

La notizia dell’interesse tedesco è rimbalzata subito nei vertici dell’industria militare. Londra, per bocca di esponenti politici come Andy Burnham, ha mostrato disponibilità al dialogo con Berlino. Ma dentro i laboratori e le fabbriche dove il progetto prende forma, l’entusiasmo si è trasformato all’istante in allarme rosso.

A Torino, durante l’inaugurazione del nuovo centro dedicato al velivolo, i vertici di Leonardo hanno parlato con estrema chiarezza. L’amministratore Lorenzo Mariani non ha usato giri di parole: l’ingresso di nuovi soci può far piacere, ma la priorità assoluta resta una sola, ossia rispettare i tempi di consegna fissati al 2035.

Per Tokyo la questione è ancora più grave. Il Giappone deve mandare in pensione i vecchi caccia F-2 esattamente entro il 2035. Con le crescenti pressioni cinesi nel Pacifico, per il governo nipponico perdere anche un solo anno non è un problema burocratico: è una falla nella sicurezza nazionale. L’ambasciatrice giapponese a Roma, Hikariko Ono, ha ricordato senza mezzi termini che il velivolo serve nei tempi stabiliti per proteggere la pace.

Caccia giapponese F-2 derivato, alla lontana dall’F16

Ma perché la Germania vuole salire proprio adesso sul treno italo-britannico-nipponico? La risposta risiede nel vicolo cieco del FCAS, il programma concorrente franco-tedesco-spagnolo. Quel consorzio è paralizzato da veti incrociati e litigi continui tra Parigi e Berlino sulla spartizione dei brevetti.

La Germania cerca quindi una scappatoia industriale, portando in dote una valigia piena di risorse finanziarie. Tuttavia, accogliere Berlino rischia di costare carissimo ai tre fondatori.

Aspetto operativoOpportunità con l’ingresso di BerlinoRischi concreti per Italia, UK e Giappone
Budget e risorseMaggiore cassa immediata per coprire decine di miliardi di sviluppo.Rischio di bloccare i contratti già firmati per rinegoziare ogni spesa.
Produzione di serieOrdini più ampi da parte della Luftwaffe tedesca.Riduzione della quota di lavoro (workshare) per gli stabilimenti italiani e inglesi.
Tempi di consegnaNessun beneficio reale sulla velocità di produzione.Slittamento della prima consegna dal 2035 al 2037 a causa di nuove trattative.
Politica di esportazioneAmpliamento del mercato all’interno della difesa europea.Rischio di veti politici tedeschi sulla vendita del velivolo a paesi terzi.

I nodi tecnici ed economici che preoccupano Roma, Londra e Tokyo si concentrano su tre aspetti decisivi:

  • La battaglia sui posti di lavoro: Berlino non entrerebbe mai come semplice acquirente che compra a catalogo. Vorrà progettare componenti chiave, pretendendo fabbriche e ore di lavoro sul proprio suolo. Questo toglierebbe fette di produzione a Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi.
  • La paralisi dei negoziati: redistribuire i ruoli tecnici richiederebbe mesi, se non anni, di tavoli diplomatici. Come ha fatto notare Marco Zoff, capo della joint venture Edgewing, ogni modifica comporta compromessi pesanti sulla tecnologia e sui flussi industriali territoriali.
  • Il fantasma dei veti sull’export: la Germania ha una lunga tradizione di blocchi politici alle vendite di armamenti all’estero, come visto con i caccia Eurofighter destinati al Medio Oriente. Un rischio che né Roma né Londra vogliono correre per un caccia destinato a mercati globali.

L’apporto di capitale tedesco farebbe comodo ai bilanci pubblici dei tre paesi fondatori, diluendo costi di ricerca astronomici. Gli investimenti della difesa hanno un forte effetto moltiplicatore su occupazione e fornitori interni solo se le commesse restano stabili e veloci. Si parlava addirittura, proprio per voce di Leonardo, di anticipare di due anni le consegne dei primi caccia al 2033, questo utilizzando formule ibride che combinavano cellula nuova e componenti avanzati già in sviluppo, permettendo poi che gli aerei venissero aggiornati in seguito con nuove componenti, esattamente come fanno gli USA o come fatto con Eurofighter.

Finora il consorzio trilaterale ha marciato con un’intesa industriale sorprendentemente rapida. Far salire la Germania rischierebbe di importare nel GCAP lo stesso virus burocratico che sta affondando il progetto concorrente con la Francia.

Per l’Italia e per Leonardo la via maestra resta la barra dritta: chi vuole il caccia può comprarlo quando sarà pronto, ma le redini del comando e i calendari di consegna non si toccano. Una soluzione intermedia possibile potrebbe essere lo sviluppo comune di componentistica successiva o di armamenti che poi la Germania potrebbe anche utilizzare su propri progetti, come il nuovo caccia di cui si forse Airbus sta discutendo con Saab.

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