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X-BAT, il “caccia” verticale è ancora un prototipo. E la fretta della Marina non è una prova di maturità
X-BAT: il drone-fighter VTOL stealth di Shield AI passa al prototipo a grandezza naturale

Grosse novità per le tecnologie a gida autonoma della U.S. Navy: Shield AI ha mostrato il primo prototipo a grandezza naturale dell’X-BAT, drone da combattimento a getto, stealth e a decollo e atterraggio verticale, progettato per operare in posizione “tail-sitting”, cioè appoggiato sulla coda. Qualcosa che potrebbe veramente cambiare il combattimento aereo per le sue caratteristiche e la facilità con cui può essere installato su una nave.
È un annuncio che colpisce: un “fighter drone” senza pilota, capace di partire e rientrare verticalmente, con un motore F110 e un ugello a spinta vettoriale. Un vero e proprio caccia/bombardiere ricognitore che può seguire un caccia per azioni combinate con caccia della Marina, ma può anche agire in modo completamente autonomo.
La U.S. Navy ha già dato un segnale forte, finanziando il programma con 200 milioni di dollari e con un interesse dichiarato a trasformarlo in capacità operativa su una timeline molto aggressiva. Ma il punto è proprio questo: tra il video del prototipo e un sistema realmente operativo c’è ancora un fossato che nessuna narrazione può colmare.
Il primo esemplare full-scale, X-BAT 001, è stato spostato dal centro Shield AI di Frisco, in Texas, alla struttura di test di Newton, in Kansas. Shield AI prevede due prototipi full-scale. Il progetto è cambiato parecchio rispetto alla prima presentazione: dal profilo a “cranked kite” si è passati a una forma a punta di freccia, con bordo d’attacco diritto e freccia più accentuata.
Il prototipo mostra differenze anche rispetto ai modelli successivi: l’ugello a spinta vettoriale sporge molto dietro il bordo d’uscita delle ali; ci sono due rigonfiamenti posteriori ai lati della “spina” dorsale, con piccole aperture frontali; sul dorso compaiono due aperture circolari coperte da reti, forse con piccole ventole. Shield AI non ha commentato la funzione di questi elementi. Il testo non lo dice, e questa incertezza è già un dato: il prototipo è ancora in evoluzione.

Da TWZ; le modifiche nell’ugello
C’è poi il paradosso dello stealth. Shield AI aveva detto che la configurazione iniziale dell’ugello non avrebbe avuto attributi low-observable, salvo cambiarli dopo i primi test. Ora l’ugello appare ben integrato, ma resta un elemento sperimentale. Il prototipo mostra una cura stealth notevole per un esemplare di sviluppo, ma è proprio questo il punto: un prototipo non è un prodotto. Le linee dei pannelli sono diverse dai modelli precedenti, con bordi circolari invece che a dente di sega. L’insieme è promettente, ma la promessa non è una capacità.
La parte più ambiziosa è la propulsione. L’X-BAT usa un ugello vettoriale derivato dall’AVEN, sviluppato negli anni Novanta per un F-16 sperimentale; Shield AI ha recuperato persino l’ugello originale, rimasto in deposito per decenni. Il controllo di rollio passerebbe da getti d’aria nelle ali, mentre l’ugello fornisce cabrata e picchiata, cioè il movimento verticale. A questo si aggiungono i sistemi di guida, navigazione e controllo derivati dal più piccolo V-BAT, anch’esso tail-sitting. Il risultato, nelle intenzioni, è un drone senza carrello, lanciato e recuperato da un rimorchio mobile: una logica “shoot-and-scoot” che riduce l’impronta a terra e rende più difficile individuarlo e distruggerlo.

Il motore AVEN dell’F 16 con ugello elastico
La Marina non guarda solo alla terra. Shield AI immagina decine di X-BAT sui loro carrelli di trasporto a loro volta containerizzati e caricati sulle navi,, aggiungendo capacità di combattimento aereo senza sacrificare spazio per aerei con equipaggio sulle portaerei. Potenzialmente ogni porta container di medie dimensioni potrebbe diventare una portaerei – portadroni, con anche capacità di combattimento avanzate, montando un paio di moduli di X-BAT e un paio di moduli di controllo.
Il drone è pensato come piattaforma multiruolo: munizioni interne ed esterne, sensori, pacchetti di guerra elettronica, autonomia affidata al software Hivemind. Shield AI lo distingue dai Collaborative Combat Aircraft dell’Air Force, più piccoli e focalizzati aria-aria: X-BAT è grande il doppio, capace di attacchi aria-terra e con più sensori.

X.BAT 001 da TWZ
Tutto bello, sulla carta. Il problema è la sequenza dei test. Shield AI parla di prove orizzontali sul veicolo di lancio, poi verticali, poi sospensione con una delle gru più grandi del mondo nel sito del Kansas, e solo alla fine voli non vincolati. È un percorso ragionevole, ma è anche la conferma che il cuore del concetto deve ancora essere dimostrato. Shield AI ammette che in passato ci sono stati tentativi falliti di rendere operativi progetti simili. La società parla di volo di un X-BAT completamente missionizzato nel 2028, avvio della produzione in serie l’anno successivo e una capacità operativa almeno limitata nel 2029. È una tabella di marcia straordinariamente ambiziosa, per usare un eufemismo.
La Navy parla di consegnare una capacità di strike marittimo a lungo raggio, indipendente da pista, “alla velocità della rilevanza”. Ma aggiunge che i tempi operativi saranno determinati da valutazioni, prestazioni di volo e requisiti della flotta. In altre parole: la fretta è nella comunicazione, non ancora nei fatti. Il finanziamento da 200 milioni, pareggiato da fondi interni, è un segnale serio. Non è però la prova che il drone funzioni. X-BAT 001 è un aereo di sviluppo, e il paragone fatto da Shield AI con l’X-35 rispetto all’F-35 è tutto fuorché rassicurante: tra dimostratore e produzione passa un mondo. Il “caccia verticale” è sulla strada. Ma la strada è ancora lunga, e la gru in Kansas è lì a ricordarcelo.







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