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Guerra dei mari al bivio: l’Italia scommette sui super-incrociatori DDX mentre Londra taglia le navi e si affida ai droni. Chi ha ragione?
Sparare missili da due milioni di euro contro droni da poche migliaia non è più sostenibile: per risolvere il problema l’Italia costruisce i super-cacciatorpediniere DDX da 13.500 tonnellate, mentre il Regno Unito taglia le navi tradizionali e scommette tutto sui droni navali. Ecco perché i numeri danno ragione alla scelta industriale di Roma.

Una nave da guerra vince la battaglia sul campo ma perde clamorosamente quella della matematica finanziaria . È il paradosso emerso con forza nelle crisi del Mar Rosso, dove i cacciatorpediniere europei e americani hanno abbattuto decine di droni degli Houthi pagati poche migliaia di dollari, lanciando però missili intercettori dal costo compreso tra uno e due milioni di sterline al pezzo.
Di fronte al rischio concreto di svuotare le casse dello Stato e gli arsenali nel giro di poche settimane di conflitto ad alta intensità, le due principali marine europee hanno preso strade opposte . L’Italia ha deciso di investire nell’acciaio pesante ordinando le più grandi navi di superficie costruite in Europa dalla fine della Guerra fredda, mentre il Regno Unito ha cancellato i suoi futuri cacciatorpediniere per scommettere su una flotta di navi senza equipaggio .
Non si tratta di un semplice confronto tecnico da rivista militare, ma di una scelta industriale ed economica radicale che deciderà chi sarà davvero in grado di proteggere le rotte commerciali nei prossimi vent’anni.
La scelta italiana: acciaio reale, lavoro nei cantieri e difesa stratificata
Il 24 settembre 2026 l’agenzia europea OCCAR e Orizzonte Sistemi Navali (la joint venture tra Fincantieri e Leonardo) hanno firmato un contratto da 3,7 miliardi di euro per la costruzione di due nuovi cacciatorpediniere pesanti nell’ambito del programma DDX .
Parliamo di giganti del mare lunghi 180 metri e con un dislocamento di 13.500 tonnellate, dimensioni che li avvicinano più agli incrociatori americani che alle normali navi di scorta europee. Le consegne sono fissate per il 2033 e il 2035.

Il cacciatorpediniere DDX
Dal punto di vista economico e industriale, la mossa di Roma segue una logica cristallina:
- Ricaduta interna diretta: i 3,7 miliardi di euro (di cui 1,3 in opzioni) vanno a finanziare direttamente la filiera nazionale, dividendosi quasi equamente tra la cantieristica di Fincantieri e l’elettronica avanzata di Leonardo.
- Capacità antimissile balistico: il cuore della nave è il nuovo radar ad alta potenza in banda S, progettato per intercettare non solo aerei e missili da crociera, ma anche missili balistici nella loro fase terminale .
- Economia del colpo: memori della lezione del Caio Duilio, che nel marzo 2024 ha abbattuto un drone Houthi a 6 chilometri usando il cannone da 76 mm anziché un missile milionario, le DDX puntano su una forte dotazione di artiglieria guidata e su una riserva stimata di circa 80 celle di lancio verticali .
L’Italia non ignora i droni, tanto che le nuove unità sono progettate per imbarcare e coordinare mezzi autonomi subacquei e di superficie, ma sceglie di avere un centro di comando corazzato, armato e fisicamente presente sul mare. Una nave talmente grande che in buona parte delle altre marine sarebbe classificata come un incrociatore.
L’azzardo britannico: tagliare l’esistente sperando nel futuro
A Londra l’aria è ben diversa, e puzza parecchio di cassa integrazione strategica. Nel piano di investimenti per la difesa del 29 giugno 2026, il Ministero della Difesa britannico ha cancellato sia il programma per i futuri cacciatorpediniere Type 83 sia quello per le fregate Type 32.
Al loro posto è nata l’idea della Hybrid Navy: almeno sei navi comando con equipaggio (chiamate Common Combat Vessels) che dovrebbero dirigere una flottiglia di unità robotiche senza marinai a bordo, lunghe tra gli 80 e i 100 metri . Molto più piccole rispetto ai cacciatorpedinieri italiani.

Common Combat Vessels
La scelta inglese nasce da due ferite dolorosissime che Londra non riesce più a nascondere:
- Crollo dei numeri della flotta: la Royal Navy è scesa a sole 11 navi di scorta in servizio (6 cacciatorpediniere e 5 fregate), il minimo storico assoluto, con diverse unità ferme in cantiere per manutenzione [10:30]. Nell’ottobre 2026 la portaerei Prince of Wales è dovuta salpare per una missione NATO scortata da un solo cacciatorpediniere .
- Crisi vocazionale e di bilancio: il Regno Unito non ha i fondi per comprare grandi navi in numero sufficiente e, soprattutto, non trova più abbastanza marinai per formare gli equipaggi .
Spalmare i missili su tante piccole navi senza equipaggio permette sulla carta di aumentare la massa d’urto ed evitare che un singolo colpo fortunato del nemico metta fuori uso l’intera difesa aerea della flotta. Peccato che ci sia un dettaglio non trascurabile: le navi italiane sono in fase di costruzione contrattuale, quelle inglesi sono poco più che disegni su PowerPoint .
Il confronto: cantieri veri contro finanza creativa militare
Per capire chi ha fatto la scelta migliore bisogna guardare ai cinque parametri fondamentali della guerra navale moderna emersi dall’analisi del canale specializzato British Naval History .
| Parametro di valutazione | Scelta Italiana (DDX) | Scelta Britannica (Flotta Ibrida) |
| Esperienza in combattimento | Basata su navi reali che hanno protetto con successo il Mar Rosso. | Mai testata in difesa aerea d’altura. |
| Volume di fuoco | Circa 80 celle verticali pronte in un unico scafo pesante. | Elevato sulla carta, ma distribuito su prototipi non ancora esistenti. |
| Costo per colpo | Mitigato da cannoni da 76/127 mm con munizioni guidate. | Punta sul futuro laser DragonFire (10 sterline a colpo) e scafi economici. |
| Massa ed equipaggi | Poche unità ad altissimo valore (251 marinai a nave). | Risolve sulla carta la cronica mancanza di marinai della Royal Navy. |
| Catena di comando | Interna alla nave, immune ai disturbi radio esterni. | Dipende da collegamenti radio e satellitari vulnerabili al jamming. |
Il punto debole più pericoloso della scommessa inglese riguarda proprio le comunicazioni e i finanziamenti . Nella difesa antimissile tutto si decide in una manciata di secondi: se separi il radar che vede il bersaglio, l’ufficiale che decide di sparare e la nave-drone che lancia il missile su scafi diversi, ogni passaggio aggiunge ritardi e dipende da collegamenti satellitari che un avversario tecnologico cercherà immediatamente di accecare o hackerare . Un grande incrociatore come il DDX ha invece radar, cervello e missili sotto lo stesso tetto d’acciaio e continua a combattere anche se isolato dal resto del mondo.
C’è poi la nuda verità dei bilanci pubblici. L’impegno finanziario britannico per l’intera flotta ibrida nei primi quattro anni è di appena 1,5 miliardi di sterline: meno del costo di una singola nave DDX italiana . Più che una rivoluzione tecnologica, quella di Londra somiglia pericolosamente a un taglio di bilancio mascherato da innovazione futuristica per risparmiare nell’immediato. Dato che si parte da zero, o quasi, c’è da chiedersi se la cifra destinata sarà sufficiente anche solo alla progettazione della flotta robotica.
La lezione della storia e l’economia industriale
Nel 1966 il governo britannico cancellò le nuove portaerei per risparmiare, convinto che gli aerei basati a terra bastassero a fare lo stesso lavoro . Sedici anni dopo, nella guerra delle Falkland, quel buco di capacità fu pagato a caro prezzo in navi affondate e vite umane. Cancellare una capacità industriale e militare richiede un pomeriggio in ufficio; ricostruirla richiede almeno un decennio di investimenti reali . Bisogna dire che la storia delle marina ha visto questa dicotomia ideativa già più volte in passato: ad esempio la famosa “Jeune école” francese che, alla fine del XIX secolo, prevedeva una flotta formata solo da unità leggere, che si confrontò con la visione tradizionale basata sulle corazzate. Anche all’epoca si puntò su una “Guerra asimmetrica”, che privilegiava il leggero contro il pesante.
Incrociatore protetto figlio delle idee della Jeune ècole
La spesa pubblica italiana nei DDX, per quanto imponente, agisce da moltiplicatore interno: mantiene attivi gli stabilimenti, preserva le competenze ingegneristiche ad alta tecnologia e consegna alla Marina Militare uno strumento reale per proteggere i traffici del Mediterraneo allargato, da cui dipende la nostra sopravvivenza energetica e manifatturiera. Londra ha invece scelto di smantellare le certezze di oggi sperando in un prototipo promesso per il 2030, rischiando di ritrovarsi verso la fine degli anni Trenta senza un solo vero cacciatorpediniere in mare. Quando inizieranno a volare i missili veri, i disegni al computer faranno ben poco per fermarli.







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