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Valanga di debito USA: il Tesoro vende 800 miliardi in 4 giorni, i rendimenti esplodono e i trucchi di Washington falliscono

Disastro sui bond USA: il Tesoro colloca 797 miliardi in una settimana, i tassi schizzano sopra il 5,2% e i trucchi di Washington per fermare la corsa falliscono miseramente.

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Una valanga di titoli di Stato ha travolto i mercati finanziari. Il governo degli Stati Uniti ha collocato  sul mercato la cifra record di 797 miliardi di dollari in una sola settimana, scatenando una violenta risalita dei tassi di interesse. Il rendimento del titolo trentennale è schizzato al 5,22%, toccando livelli che non si vedevano dal 2007, mentre il decennale ha raggiunto il 4,73%. Sul secondario il decennare ha raggiunto il 4,717%

Rendimento titoli decennali USa da Tradingeconomics

Quando i rendimenti salgono così in fretta, il prezzo dei titoli crolla e il costo del denaro per famiglie e imprese sale all’istante.

I mercati obbligazionari hanno vissuto giornate ad altissima tensione, culminate nel discorso del presidente della Federal Reserve, Warsh, a Jackson Hole. Il governatore ha chiarito di non voler rassicurare i mercati a ogni costo, spingendo gli operatori a prezzare nuovi rialzi dei tassi.

I numeri dell’asta record

Tra lunedì e giovedì il Tesoro americano ha tenuto ben dieci aste distinte. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, ecco come è stato distribuito questo fiume di carta:

Tipologia di TitoloImporto EmessoRendimento / Spread
Buoni a breve termine (T-Bills)562 miliardi $3,65% – 3,79%
Note a 2 anni FRN (tasso variabile)28 miliardi $Spread +0,055%
Note a 2 anni (tasso fisso)78 miliardi $4,204%
Note a 5 anni79 miliardi $4,393%
Note a 7 anni50 miliardi $4,512%
Totale complessivo797 miliardi $

La maggior parte dei buoni a breve termine è servita a rimborsare debiti in scadenza immediata, ma l’impatto sul mercato secondario è stato immediato. Nel finale di settimana, i rendimenti a 2 e 3 anni sono balzati rispettivamente al 4,34% e al 4,41%.

Le cause della fiammata dei rendimenti

Dietro questa brusca impennata ci sono fattori strutturali precisi e qualche mossa politica poco riuscita:

  • Eccesso di offerta di titoli: Il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, deve finanziare un disavanzo federale enorme, emettendo circa 1.000 miliardi di dollari di debito ogni 3-5 mesi. Quando l’offerta è così abbondante, per convincere i compratori a farsi avanti bisogna per forza offrire rendimenti più alti.
  • La svolta severa della Fed: Il presidente della Fed Warsh ha interrotto la consuetudine di teleguidare i mercati con promesse rassicuranti. Gli investitori temono ora che la banca centrale debba alzare nuovamente i tassi di interesse ufficiali per tenere a bada i prezzi.
  • Il fallimento degli interventi tampone: Bessent ha provato a calmare i tassi con tre manovre successive: prima l’intervento sul cambio con lo yen a fine luglio, poi l’annuncio del riacquisto anticipato di titoli a lungo termine, e infine l’idea di attingere direttamente al conto corrente del Tesoro. Tutti questi espedienti hanno funzionato solo per poche ore, attirando pesanti critiche (tra cui quelle del celebre investitore Stanley Druckenmiller) per aver messo a rischio la credibilità del debito americano per fini elettorali.
  • Paura di inflazione e deficit persistente: Il Congresso non ha alcuna intenzione di tagliare le spese pubbliche o di aumentare le tasse. Gli investitori hanno capito che l’enorme debito accumulato potrà essere gestito solo convivendo con un’inflazione più alta del previsto (tra il 3% e il 5%) e chiedono una protezione economica maggiore.

Brutte notizie per i fondi pensione

L’aumento dei tassi non è un gioco per addetti ai lavori di Wall Street, ma porta conseguenze dirette e dolorose anche per altri, oltre che per il Segretario al Tesoro USA. Per i risparmiatori e i fondi pensione che avevano comprato titoli di Stato a lunghissima scadenza nel 2020, la situazione è disastrosa: quei titoli hanno perso oltre il 50% del loro valore sul mercato. Siamo ormai al sesto anno di un mercato obbligazionario fortemente ribassista.

In generale l’aumento dei rendimenti sovrani si trasmette direttamente al costo dei mutui immobiliari, ai prestiti per l’acquisto di auto e ai tassi a cui le aziende possono finanziarsi per investire. Inoltre, lo Stato americano dovrà spendere quote sempre più gigantesche del proprio bilancio solo per pagare gli interessi passivi sul debito, togliendo risorse agli investimenti pubblici produttivi. Si tratta di meno servizi e investimenti e di più soldi che finiscono

Se la Federal Reserve deciderà di lasciar correre l’economia per “sgonfiare” il debito reale tramite l’inflazione, i mercati chiederanno rendimenti ancora più alti prima di comprare altri Treasury. I trucchi di prestigio sono finiti: ora contano solo la matematica dei conti pubblici e la fiducia degli investitori.

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