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Doccia fredda da Jackson Hole: la Fed di Warsh prepara un nuovo rialzo dei tassi e gela l’illusione sull’Intelligenza Artificiale
Jackson Hole gela Wall Street: il presidente della Fed Kevin Warsh boccia l’ottimismo sull’AI, constata un’inflazione ancora fuori controllo e rimette sul tavolo l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi.

L’illusione di un denaro di nuovo a buon mercato è finita nel peggiore dei modi sul palco di Jackson Hole. Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha mandato in frantumi le speranze di chi scommetteva su un imminente allentamento monetario, lasciando intendere con estrema chiarezza che la prossima mossa sui tassi di interesse potrebbe essere un rialzo. Con un’inflazione che non vuole scendere e un’economia che corre a pieno regime, la banca centrale americana volta le spalle alle richieste di Wall Street e si prepara a stringere ancora la morsa sul credito.
L’intervento di Warsh, il primo da presidente al simposio economico estivo, ha spiazzato gli operatori che speravano in un tono rassicurante. Il messaggio invece è stato netto: la stabilità dei prezzi viene prima di tutto e la battaglia contro il carovita è lontana dall’essere vinta.
L’inflazione resta il problema della Federal Reserve: 65 mesi di prezzi fuori controllo
Il cuore del discorso di Warsh poggia su dati che non lasciano spazio a interpretazioni di comodo. L’indice dei prezzi al consumo preferito dalla Fed (il PCE) viaggia al 3,7% su base annua e balza addirittura al 4,1% se si guardano gli ultimi sei mesi. Siamo lontanissimi dal bersaglio dichiarato del 2%.
Ancora più preoccupante è la diffusione del rincaro: il 54% dei singoli beni e servizi monitorati registra aumenti superiori al 3%. Non si tratta di fiammate temporanee legate a poche materie prime, ma di una pressione diffusa che si è radicata nel tessuto economico.
Warsh non ha cercato scuse: si è assunto la piena responsabilità istituzionale, dichiarando apertamente che la colpa di ben 65 mesi ininterrotti di inflazione elevata ricade unicamente sulle spalle della banca centrale.
Per Warsh le condizioni finanziarie sono troppo facili
A rendere necessario un possibile nuovo giro di vite è la tenuta dell’economia reale, che non mostra alcun segno di sofferenza tale da giustificare un taglio dei tassi, almeno secondo il Presidente della Federal Reserve in questo momento:
- Disoccupazione ai minimi: Il tasso di senza lavoro è fermo al 4,1%, un livello storicamente compatibile con la piena occupazione.
- Utili aziendali alle stelle: Le grandi imprese dell’indice S&P 500 hanno visto crescere i profitti del 20% nell’ultimo anno.
- Investimenti in forte accelerazione: Gli investimenti in macchinari e tecnologia sono cresciuti del 9%, trainati dalla corsa alle infrastrutture digitali.
- Credito abbondante: Le banche continuano a erogare prestiti a condizioni per nulla restrittive e i differenziali di rendimento sulle obbligazioni societarie restano schiacciati verso il basso.
Se la domanda interna cresce a un ritmo vicino al 3% e il sistema finanziario trabocca di liquidità, la politica monetaria attuale non sta frenando l’economia. Questo significa che, per raffreddare i prezzi, la Fed dovrà fare di più. O almeno questo è il pensiero del presidente del Board. Se dovessimo fare un’osservazione potremmo dire che se gli utili record e gli investimenti sono visti solo da un pugno di grandi aziende non è detto che le cose vadano benissimo.
| Indicatore Economico | Valore Attuale | Lettura della Federal Reserve |
| Inflazione PCE (12 mesi) | 3,7% | Ben oltre l’obiettivo del 2%; trend non risolto |
| Inflazione PCE (ultimi 6 mesi) | 4,1% | Rischio concreto di riaccelerazione dei prezzi |
| Tasso di disoccupazione | 4,1% | Condizione di piena occupazione |
| Crescita investimenti (CapEx) | +9,0% | Spinta vigorosa trainata da spesa tecnologica |
| Condizioni del credito | Facili/Espansive | Nessun freno reale alla circolazione monetaria |
La bolla della produttività: i dubbi sull’Intelligenza Artificiale
Una parte centrale e inattesa del discorso ha riguardato l’Intelligenza Artificiale. I mercati hanno giustificato valutazioni azionarie record con la promessa che l’AI avrebbe generato un’esplosione immediata di produttività, capace di abbattere i costi e contenere magicamente l’inflazione.
Warsh ha ridimensionato drasticamente questo entusiasmo. Pur riconoscendo l’enorme afflusso di capitali nel settore, con vendite di token cresciute di oltre il 500% in un anno, la Fed si chiede quando e se questi investimenti si tradurranno in una reale efficienza per l’intero sistema produttivo.
Al momento, l’AI assorbe montagne di capitali ed energia, ma non ha ancora dimostrato di poter sostituire o integrare il lavoro umano in modo tale da compensare le spinte inflazionistiche. La banca centrale ha creato un gruppo di lavoro dedicato, ma Warsh ha chiarito che queste speranze tecnologiche non influenzeranno le decisioni sui tassi di oggi.
Basta fare da balia ai mercati: stop alla “Forward Guidance”
Un altro punto di rottura riguarda la comunicazione. Negli ultimi quindici anni, le banche centrali hanno abituato i trader a ricevere indicazioni anticipate su ogni singola mossa futura (la cosiddetta forward guidance).
Warsh vuole chiudere questa stagione. Ha definito questa pratica un’eredità delle passate emergenze che ha “fatto il suo tempo”, trasformando il rapporto tra banca centrale e mercati in un deleterio “gioco di specchi”. Se la Fed guarda i mercati per decidere e i mercati guardano la Fed per investire, nessuno guarda più la realtà economica.
D’ora in poi, la Fed sarà più silenziosa e agirà guardando solo i dati concreti. I mercati dovranno imparare a valutare i rischi da soli, senza aspettarsi paracadute verbali da Washington.
Le conseguenze di questa politica.
La svolta rigorista di Warsh ha ricadute dirette e pesanti sull’economia reale, non solo americana ma globale. La BCE è già piena di falchi, senza una diversa politica americana si sentirà autorizzata a mandare i tassi ancora più in alto.
Per gli americani avremo unaumento del costo del debito per le famiglie: si sentirà la pressione su mutui e consumi personali, soprattutto per chi è indebitato. Sarà poi interessante vedere l’effetto di questi interessi sui debiti delle aziende legate alla AI, che si stanno finanziando emettendo abbondantemente titoli. Quindi ci sarà da analizzare quale sarà l’effetto sul dollaro, il cui rafforzamento inciderà sulla bilancia commerciale USA, ma anche sui prezzi delle materie prime. Una politica della Fed con effetti su tutti.







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