Seguici su

CinaEconomiaEsteriIndiaRussia

Guerra, dazi e debito: il vertice BRICS frena sull’anti-dollaro mentre il fronte si spacca

Dazi, tensioni nucleari e guerre commerciali: il vertice di Nuova Delhi chiede riforme ma evita lo scontro frontale con Washington. L’India blocca l’addio al dollaro e gli alleati asiatici cercano accordi con gli Stati Uniti.

Pubblicato

il

A Nuova Delhi, sotto la pressione delle guerre in Medio Oriente e dell’ombra dei dazi americani, i leader dei BRICS hanno approvato una dichiarazione in 140 punti (la sintesi non è il loro forte) che chiede a gran voce la riforma di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e OMC. Eppure, dietro i grandi proclami contro l’egemonia occidentale, il vertice si è concluso con un compromesso al ribasso che mette a nudo tutte le crepe del blocco emergente.

La spaccatura più pesante riguarda la finanza. Mosca e Teheran spingevano per accelerare l’abbandono del dollaro negli scambi commerciali, ma l’India, padrona di casa, ha tirato il freno a mano. Nuova Delhi non ha alcuna intenzione di scambiare la dipendenza dalla valuta americana con una subalternità allo yuan cinese, preferendo difendere i propri flussi commerciali con l’Occidente e continuare a usare, come pietra di paragone, la valuta USA.

Neppure sulla geopolitica c’è stata voce comune. Con il Golfo Persico scosso dal confronto diretto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il vertice si è limitato a un generico invito alla “massima moderazione”. Il presidente iraniano Pezeshkian ha incassato una foto d’intesa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed, ma gli Emirati Arabi si sono ben guardati dall’assumere impegni vincolanti.

Il documento tace completamente sull’Ucraina: un silenzio d’oro per Vladimir Putin, ma anche la prova lampante che trovare una linea comune è ormai impossibile.

Il gioco degli equilibri a Nuova Delhi

Paese / BloccoObiettivo al verticeRisultato effettivo
IndiaMantenere legami con l’OccidenteStop ad automatismi di de-dollarizzazione rapida
Russia & IranFronte unito anti-USA e sanzioniDichiarazioni generiche; nessun attacco diretto a Washington
KazakistanDifesa dell’autonomia commercialeTrattative aperte con gli inviati USA
UzbekistanRicerca di capitali e tecnologiaSummit disertato: presidente a Seul

Mentre si firmavano le carte a Delhi, i partner dell’Asia Centrale dimostravano quanto sia illusoria l’idea di un blocco compatto. Il presidente uzbeko Mirziyoyev ha addirittura disertato l’incontro, volando in Corea del Sud per firmare accordi su investimenti, filiere industriali ed energia.

Dal canto suo, il presidente kazako Tokayev ha ribadito la propria linea diplomatica indipendente. Ha avvertito sui pericoli di una nuova corsa agli armamenti e sulle rivalità legate alle nuove tecnologie, ma a margine ha incontrato Sergio Gor, ambasciatore USA e inviato speciale dell’amministrazione Trump. Il messaggio di Astana a Washington è stato chiarissimo: meno discorsi astratti e più affari concreti, a partire dall’abrogazione delle vecchie restrizioni commerciali statunitensi politicamente giustificate (l’emendamento Jackson-Vanik) in vista del prossimo G20 a Miami.

Alla fine il vertice BRICS è stata l’occasione per i paesi partecipanti per farsi gli affari propri, anche intesi in senso commerciale. La tanto annunciata fine del dollaro resta un miraggio politico: quando si tratta di vendere merci, incassare crediti e comprare tecnologia, anche i partner più stretti di Pechino e Mosca continuano a bussare alla porta delle economie avanzate, anche perché comunque il Dollaro, molto abbondate, da una scala di misura di valore accettabile. I BRICS allargano la platea, ma finché gli interessi nazionali rimarranno così distanti, le regole del gioco globale continueranno a scriversi altrove e, più che un’alleanza, sembra una grande fiera internazionale.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento