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USA: inflazione oltre il 4%. Colpa del petrolio, ma la Fed ne terrà conto?

L’inflazione USA vola al 4,2% a maggio trainata dal caro energia per le tensioni con l’Iran. Per la Federal Reserve si profila una scelta obbligata sui tassi che scuoterà i mercati finanziari.

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L’inflazione negli Stati Uniti ha rotto gli argini. Nel mese di maggio 2026, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una crescita del 4,2% su base annua, segnando il livello più alto degli ultimi tre anni. I dati diffusi dall’Ufficio di Statistica del Lavoro americano (BLS) confermano un’accelerazione costante che dura da tre mesi consecutivi. L‘inflazione al consumo ormai veleggia al 4,2% su base annua. Ecco un grafico da Tradingeconomics.

Il motore immobile di questa fiammata non va cercato in un improvviso surriscaldamento dei consumi interni, bensì oltreoceano. Lo shock energetico innescato dalle tensioni geopolitiche e dal conflitto con l’Iran ha fatto impennare i costi delle materie prime. Con il petrolio greggio che viaggia stabilmente intorno ai 90 dollari al barile, i riflessi sulle tasche dei cittadini americani sono stati immediati e dolorosi.

I numeri del paniere: l’energia trascina tutto

Per capire la natura di questa inflazione, basta guardare i dettagli dei singoli comparti. L’energia da sola ha rappresentato oltre il 60% dell’intero aumento mensile dei prezzi.

  • Costi energetici complessivi: +23,5% su base annua.
  • Benzina alla pompa: +40,5% rispetto allo scorso anno.
  • Combustibile da riscaldamento: +58,9% in dodici mesi.
  • Beni alimentari e affitti: Continuano a salire stabilmente (rispettivamente +3,1% e +3,4%).
Indicatore Economico (USA)Maggio 2026Aprile 2026Contesto e Impatto
Inflazione Generale (Annuale)4,2%3,8%Massimo storico da aprile 2023
Inflazione Core (Annuale)2,9%2,8%Esclude cibo ed energia; massimo da fine 2025
Prezzi dell’Energia (Mensile)+3,9%+3,8%Spinta diretta dal blocco delle rotte petrolifere
Prezzi dei Beni Core (Mensile)-0,1%+0,4%Segno di un’economia reale che sta rallentando

Il dilemma della Federal Reserve e le ricadute sui mercati

Qui emerge la consueta ironia delle banche centrali. La inflazione core (ovvero quella calcolata al netto dei beni volatili come cibo ed energia) è cresciuta solo dello 0,2% su base mensile, persino meno delle aspettative. Questo significa che le imprese non stanno aumentando i prezzi dei beni di consumo ordinari, e che la domanda interna è tutt’altro che drogata. Comunque il 2,9% è sopra il 2% obiettivo della Fed. Ecco il grafico relativo da Tradingeconomics :

Tuttavia, con un’inflazione generale che è ormai il doppio rispetto all’obiettivo teorico del 2%, la Federal Reserve guidata da Kevin Warsh si trova con le spalle al muro in vista della riunione della prossima settimana. Un aumento dei tassi di interesse sembra ormai difficile da rinviare.

Le ricadute economiche di una simile mossa saranno inevitabili e colpiranno duro i mercati finanziari. Alzare i tassi per combattere un’inflazione causata da uno shock geopolitico esterno non estrarrà più petrolio, ma aumenterà il costo del denaro. A farne le spese saranno tutti i beni finanziari acquistati o scambiati a debito tramite speculazioni a leva. Anche l’oro potrebbe vivere una fase di forte volatilità, schiacciato tra il suo ruolo tradizionale di scudo contro l’inflazione e la pressione di tassi di interesse reali sempre più alti.

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