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Iran-USA: Trump congela i raid e sceglie l’assedio economico. Ma l’incubo del diesel minaccia le elezioni

Bessent annuncia misure economiche mai viste verso l’Iran, mentre Trump blocca i raid sui terminal petroliferi iraniani e punta sull’assedio economico

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La nuova strategia di Trump verso l’Iran inizia a profilarsi, ed è economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato giovedì sera a Newsmax che la prossima settimana l’amministrazione Trump annuncerà misure economiche senza precedenti contro l’Iran, segnalando che è imminente una forte escalation della guerra economica, mentre i negoziati per la riapertura dello Stretto di Ormuz rimangono in fase di stallo. L’avvertimento giunge mentre le forze ribelli Houthi, legate a Teheran, riprendono gli attacchi alle infrastrutture energetiche della Saudi Aramco, alimentando i timori che il conflitto si stia espandendo geograficamente e spingendo al rialzo i futures sul greggio Brent.

Bessent ha dichiarato a Rob Schmitt di Newsmax:

E E, sapete, su ordine del presidente, abbiamo alzato ancora una volta il livello, e restate sintonizzati per ulteriori annunci in arrivo la prossima settimana perché applicheremo misure come non si sono mai viste nella storia dell’isolamento economico nei confronti di un Paese. E penso che il motivo per cui stiamo avendo successo sia perché si tratta di un uno-due.

La gente dice: «Beh, sa, Cuba ha resistito a lungo. Il Venezuela ha resistito a lungo». Il Venezuela è crollato immediatamente quando abbiamo imposto il blocco. Quindi, sarà una combinazione di isolamento economico come il mondo non ha mai visto prima e del blocco continuo nello Stretto di Ormuz che impedirà a qualsiasi cosa di entrare o uscire dai porti iraniani.

La tensione nel Golfo Persico è a un passo dal punto di rottura, eppure la Casa Bianca ha frenato improvvisamente i bombardamenti. Niente attacchi devastanti ai terminal di Kharg o alle basi missilistiche su Hormuz: Donald Trump vira verso una guerra di logoramento economico, spinto dal terrore di uno shock energetico senza precedenti.

In una recente dichiarazione ad Axios, il presidente americano è stato esplicito: “Ci stiamo muovendo a basso profilo. Stiamo a guardare l’Iran con la sua enorme inflazione e il fatto che non ha più soldi”. I negoziati sono arenati e l’opzione militare è momentaneamente congelata.

La pressione sul sistema finanziario di Teheran è già imponente. Dal 2018 a oggi, Washington ha approvato circa 2.200 sanzioni individuali e settoriali, come calcolato dall’esperto Jeremy Paner dello studio legale Hughes Hubbard & Reed.  L’efficacia di questa strategia resta un grande punto interrogativo. Secondo un report di Bloomberg Economics curato da Jennifer Welch, se quasi mezzo secolo di embarghi non ha piegato la determinazione iraniana, difficilmente qualche nuova restrizione cambierà le carte in tavola. Nello stesso tempo la mancanza di attacchi esterni può rompere l’unità politica interna.

Dietro la scelta di evitare un’escalation a fuoco c’è una ragione puramente pratica: i mercati energetici globali sono sull’orlo di una tempesta perfetta.

  • Crisi globale del diesel: I margini di raffinazione (crack spread) stanno toccando quota 100 dollari, un livello che rischia di strangolare il trasporto merci mondiale.
  • Rischio shock di offerta: Bombardare le infrastrutture iraniane bloccherebbe le rotte dei combustibili che alimentano l’industria globale.
  • Incubo elettorale: Con il voto di metà mandato distante appena 81 giorni, un’esplosione dei prezzi di benzina e gasolio alla pompa negli Stati Uniti sarebbe un suicidio politico per l’amministrazione.
Fattore ChiaveSituazione AttualeRischio Economico/Politico
Sanzioni USAOltre 2.200 misure attiveEfficacia decrescente su Teheran
Crack spread dieselIn rotta verso i 100 $Paralisi della catena logistica e rincari
Scadenza Midterm81 giorni al votoVoto punitivo per i rincari dei carburanti

La geopolitica torna a fare i conti con la realtà materiale: colpire Teheran militarmente incendiarebbe i listini dei distributori di carburante, paralizzando i trasporti e bruciando il consenso politico interno. Trump non può essere insensibile a questo fattore, quindi preferisce la pressione economica, poco visibile, all’attacco militare.

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