Economia
Unimpresa: 34 MILIARDI DI AVANZO PRIMARIO IN 2027 E 47 MILIARDI IN 2028
“L’Italia si prepara ad affrontare il biennio 2027-2028 con conti pubblici che, al netto della spesa per interessi, mostrano una capacità di tenuta significativa. Il dato più importante è il rafforzamento dell’avanzo primario: nel quadro a legislazione vigente il saldo positivo tra entrate e spese, esclusi gli interessi sul debito, passa da circa 28,8 miliardi di euro nel 2026 a 33,9 miliardi nel 2027 e 47 miliardi nel 2028. Nell’arco di due anni il miglioramento supera dunque i 18 miliardi di euro, mentre il deficit pubblico tendenziale si mantiene al 2,9% del Pil nel 2027 e scende al 2,7% nel 2028.” Questo almeno sono tra i dati più intressanti di un lungo studio del centro studi di Unimpresa, appena pubblicato.
Insomma in altre parole, secondo gli esperti dell’associazione delle piccole e medie imprese, ci sarebbe una politica economica che sembra non dare risultati troppo incoraggianti, anzi spesso può anche avere effetti depressivi, ma la setssa politica può però alla fine lasciare risultati più duraturi: mantenere gli impegni, selezionare la spesa, evitare che ogni emergenza diventi un’autorizzazione a indebitarsi senza limiti. È la strada seguita da Giancarlo Giorgetti, con la copertura politica di Giorgia Meloni. Una scelta spesso criticata, anche dentro la maggioranza, che oggi trova riscontri nei conti e nelle valutazioni internazionali. Insomma la prudenza a volte forse ritenuta pure eccessiva, alla fine anche ad indicare dalle stime di crescita, rivista tutte al rialzo ( ultima in ordine di tempo quella del Fmi,oggi) i risultati quelli piu duraturi e concerti sembrano arrivare.
La politica prudente che ha sorpreso osservatori e governi europei, e che ha fatto arrivare lo spread a tccare i 60 punti base e che le agenzie di rating a cambiare radicalmente opinione sulla credibilità e la tenuta del nostro debito e dei nostri conti pubblici, certamente sta contribuendo a traghettare il nostro paese in acque tutto sommato tranquille, malgrado gi sconvolgimenti in serie sul piano geopolitico internazionale.
L’analisi del Centro studi di Unimpresa mette al centro un numero significativo: l’avanzo primario, cioè il saldo tra entrate e spese prima degli interessi, potrebbe passare da 28,8 miliardi nel 2026 a 33,9 nel 2027 e a 47 nel 2028. Oltre 18 miliardi di miglioramento in due anni, nello scenario a legislazione vigente. Significa che il bilancio pubblico, prima di sostenere il costo del debito, riesce a coprire le proprie uscite e a generare un margine positivo.
È un elemento che merita attenzione proprio perché l’Italia continua a portarsi sulle spalle un debito enorme. I 47 miliardi non sono un tesoretto disponibile per nuove promesse. Gli interessi previsti nel 2028 superano i 112 miliardi: assorbono tutto l’avanzo e lasciano ancora un disavanzo complessivo. Il risultato politico da rivendicare è la capacità di migliorare la gestione del bilancio mentre aumenta il peso degli oneri finanziari.
La fotografia che emerge dallo studio, è quella di un sistema nel quale la gestione ordinaria delle risorse pubbliche continua a produrre un saldo positivo, nonostante l’aumento della spesa per interessi, la crescita delle prestazioni pensionistiche e la necessità di mantenere elevati gli investimenti. Nel quadro tendenziale, le entrate finali aumentano tra il 2026 e il 2028 di circa 46 miliardi, passando da 1.127 a 1.173 miliardi.
A sostenere questa dinamica contribuisce anche l’espansione del Pil nominale, che sale da 2.326 miliardi nel 2026 a 2.459 miliardi nel 2028, con un incremento di oltre 133 miliardi. Il passaggio più delicato riguarda il debito pubblico. Il rapporto debito/Pil, dopo il 138,1% del 2026, raggiungerebbe il 138,4% nel 2027 nel quadro tendenziale, per poi scendere al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029. L’aumento temporaneo risente anche degli effetti di cassa dei crediti fiscali edilizi maturati negli anni precedenti. ” Nel complesso, il quadro restituisce un biennio nel quale le finanze pubbliche italiane dovranno affrontare pressioni importanti, soprattutto sul versante degli interessi e della spesa previdenziale, ma potranno contare su una base di entrate crescente e sulla permanenza di avanzi primari. La distinzione tra scenario tendenziale e programmatico impedisce conclusioni eccessivamente ottimistiche sul deficit, mentre la prevista inversione del rapporto debito/Pil dal 2028 offre un elemento concreto a sostegno della fiducia.” soiegano gli analisti di Unimpresa
Su questo terreno arrivano riconoscimenti che non provengono dalla maggioranza. A luglio, presentando il rapporto del Fondo monetario internazionale sull’Italia, la capo missione Lone Christiansen ha affermato che i progressi nel consolidamento dei conti «deserves to be commended and highlighted»: meritano di essere riconosciuti e sottolineati. La stessa economista ha ricordato l’alto livello del debito e raccomandato di accelerarne leggermente la riduzione nel breve periodo. Apprezzamento e richiesta di continuità: una valutazione ben più utile di una promozione senza condizioni.
Anche il giudizio ufficiale del FMI, come detto poc’anzi, riconosce i progressi del risanamento, sostenuti dalle entrate e dal miglioramento dell’adempimento fiscale. Il Fondo richiama però la necessità di rendere più efficiente la spesa e mettere il debito su un percorso chiaramente discendente. Il messaggio è comprensibile: l’Italia ha costruito una base più credibile, ora deve consolidarla.
Un segnale era già arrivato nel settembre 2025 da Fitch, con il rialzo del rating italiano a BBB+. L’agenzia aveva collegato la valutazione al miglioramento dei conti e alla stabilità politica, indicando nella programmazione pluriennale un sostegno alla prudenza fiscale. È un riconoscimento del rapporto tra le due scelte compiute dal governo: assicurare continuità politica e affidare al Tesoro una gestione attenta agli equilibri finanziari.
Il merito di Giorgetti sta anche nell’avere resistito alla tentazione di distribuire subito ogni margine disponibile. Meloni ha sostenuto questa impostazione pur guidando una coalizione nella quale le richieste di maggiore spesa non mancano. È una scelta che può rafforzare la posizione italiana quando si chiedono all’Europa strumenti per affrontare energia, sicurezza e competitività: la credibilità accumulata rende più solido l’argomento politico.
Proprio per questo, le nuove decisioni vanno raccontate con precisione. Il quadro programmatico prevede un deficit del 3,4% nel 2027 e del 3,2% nel 2028, superiori ai valori a legislazione vigente. Anche il saldo primario resta positivo, ma è più contenuto. Non si può dunque utilizzare l’avanzo da 47 miliardi come se incorporasse già tutte le maggiori spese previste.
E c’è un passaggio ancora aperto: l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo. Banca d’Italia ha avvertito che il ritorno sopra il 3% nei prossimi anni può complicarla. La flessibilità concessa per determinate spese e la chiusura della procedura sono questioni distinte. È un richiamo che rafforza l’esigenza di proteggere il lavoro fatto finora.
La prossima prova sarà trasformare la stabilità finanziaria in maggiore capacità produttiva. Conti più credibili aiutano a contenere il rischio, ma per migliorare redditi e opportunità servono investimenti efficaci, energia meno costosa, competenze e imprese capaci di crescere. Il risanamento acquista pieno valore quando permette di sostenere questi obiettivi con continuità.
Giorgetti e Meloni possono rivendicare di avere rafforzato la credibilità dei conti italiani. Il compito adesso è difenderla e metterla al servizio dello sviluppo. Perché il frutto migliore della prudenza sarà un’Italia capace di crescere senza dover ricominciare, a ogni crisi, dalla paura del proprio debito.








You must be logged in to post a comment Login