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UniCredit-Commerzbank: La BCE striglia Berlino sul “libero mercato a senso unico”

Scontro ai vertici europei: la BCE attacca il governo tedesco per il blocco all’acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit. Quando il libero mercato vale solo a convenienza.

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Il libero mercato in Europa è un principio sacro e inviolabile. O almeno, lo è fino a quando a essere comprata non è un’azienda tedesca. La vicenda del tentativo di acquisizione di Commerzbank da parte dell’italiana UniCredit sta facendo cadere molte maschere a Bruxelles e, soprattutto, a Berlino.

Nelle sue ultime settimane di mandato, il vicepresidente uscente della Banca Centrale Europea, Luis de Guindos, ha lanciato un attacco frontale contro l’opposizione del governo tedesco all’operazione. Le sue parole sono chiare: intervenire per bloccare un accordo transfrontaliero va contro lo stesso spirito del mercato unico europeo.

Il paradosso di Berlino

La situazione è emblematica. Da un lato, abbiamo UniCredit che ha costruito una quota di quasi il 30% in Commerzbank, lanciando un’offerta per le azioni rimanenti che valuta l’istituto tedesco oltre 35 miliardi di euro. Dall’altro, abbiamo il Cancelliere tedesco Friedrich Merz che definisce l’operazione “ostile” e “aggressiva”.

De Guindos fa notare, con una certa dose di realismo, quanto sia difficile per i governi predicare a favore di un’unione europea dei risparmi e degli investimenti per poi barricarsi in casa quando un’operazione tocca i loro confini. La Germania si trova ad affrontare sfide economiche immense e, secondo la BCE, il suo settore bancario è ancora troppo frammentato. Ha bisogno di modernizzarsi.

Tuttavia, la reazione tedesca dimostra una verità che su queste pagine sottolineiamo spesso: gli interessi nazionali superano sempre le belle parole sull’integrazione europea.

L’unione monetaria e dei capitali va bene sino a quando viene a riguardare le anche degli altri. Quando entra in gioco una propria banca, soprattutto se francese o tedesca, allora diventa ostilità e sopraffazione. Tra l’altro Unicredit è italiana di diritto, ma il controllo è in mano americane e tedesche. L’ostilità è solo perché il management risiede a Milano e potrebbe essere interessata maggiormente ai rendimenti dei titoli di stato italiani che a sorreggere lo scarsamente redditizio debito pubblico tedesco.

La Germania non si piegherà

Nonostante i richiami della BCE e le regole scritte sui trattati, la realtà politica è un’altra. Berlino difficilmente accetterà che la seconda banca del Paese finisca sotto controllo italiano. Il libero mercato vale per le esportazioni tedesche nel resto d’Europa, ma il settore bancario interno è considerato un presidio strategico.

La Germania non si piegherà facilmente ai desideri di Francoforte, dimostrando ancora una volta che l’Europa unita è un concetto flessibile, da usare a targhe alterne a seconda delle convenienze nazionali.

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