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Ultimatum da Washington: o l’Europa svuota le riserve di gasolio o Trump blocca le esportazioni

Trump minaccia il blocco delle esportazioni di gasolio verso l’Europa se Francia e Germania non apriranno subito i loro depositi strategici: l’allarme per i trasporti e il rischio di uno shock sui prezzi in vista dell’inverno.

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Un blocco improvviso dei rifornimenti americani potrebbe far precipitare la logistica europea nel caos proprio alle porte dell’inverno. Dallo Studio Ovale è partito un vero e proprio aut aut indirizzato ai governi europei, con Berlino e Parigi nel mirino: o aprono i depositi strategici di carburante immettendo sul mercato milioni di barili di gasolio, oppure gli Stati Uniti valuteranno seriamente il divieto totale di esportare gasolio.

La mossa di Donald Trump rischia di trasformare una già grave strozzatura energetica in uno shock economico paragonabile alla crisi del 2008.

Il ricatto energetico: 120 milioni di barili sul piatto

La richiesta recapitata oltreoceano è imponente: Washington pretende che l’Unione Europea rilasci 120 milioni di barili di gasolio nei prossimi sei mesi, pari a un flusso aggiuntivo di circa 660.000 barili al giorno.

La Casa Bianca punta il dito contro i ritardi europei nell’utilizzare le scorte per calmierare i prezzi mondiali, mentre la campagna elettorale interna spinge l’amministrazione a fare di tutto pur di contenere il costo dei carburanti alla pompa negli Stati Uniti. Il paradosso è evidente: il segretario all’Energia Chris Wright aveva in passato definito il blocco dell’export come uno strumento rozzo e controproducente, ma oggi quell’arma viene usata come leva negoziale per piegare gli alleati.

Riserve europee di petrolio greggio e derivati

I numeri mostrano chiaramente perché l’attenzione sia concentrata soprattutto su due capitali:

PaeseScorte totali stimate (migliaia di tonnellate)Quota prevalenteEsposizione alle pressioni USA
Germania~21.000Petrolio greggio e gasolio/dieselAltissima (primo detentore UE)
Francia~17.000Ampia quota di gasolio/dieselAltissima (secondo detentore UE)
Spagna~12.500Mista (greggio e raffinati)Media
Italia~9.800Prevalenza greggio (quota gasolio ridotta)Bassa (defilata)

L’Italia resta al riparo, la Germania rischia la paralisi

In questo braccio di ferro, l’Italia si ritrova per una volta in una posizione relativamente riparata. I nostri depositi di sicurezza contengono una percentuale di gasolio raffinato nettamente inferiore rispetto ai partner nordici, concentrandosi maggiormente su greggio da lavorare. Non siamo noi ad avere le chiavi della riserva richiesta da Trump.

Al contrario, la Germania si trova intrappolata nel paradosso più amaro. È il paese che ha spinto di più per tagliare i ponti con il combustibile russo, ritrovandosi totalmente dipendente dalle forniture marittime americane e mediorientali.

Se Washington chiudesse davvero i rubinetti del diesel, l’industria tedesca subirebbe un colpo devastante: le fabbriche e le flotte di trasporto merci non possono funzionare a proclami, e attingere fino all’osso alle riserve d’emergenza significa rimanere senza paracadute per i mesi più freddi. Comunque il taglio dell’export sarebbe un modo per obbligare Berlino a dismettere le proprie riserve.

Il primo tassello del domino: la logistica è già in ginocchio

Le ripercussioni economiche pratiche non sono ipotesi lontane, ma una realtà che sta già mietendo vittime tra le imprese:

  • Fallimenti a catena nei trasporti: negli Stati Uniti ben 16 società di autotrasporto hanno dichiarato bancarotta in meno di un mese, soffocate dall’impennata del costo del gasolio.
  • Strozzatura mondiale delle raffinerie: secondo Goldman Sachs la crisi della raffinazione durerà almeno fino al 2027. Anche se le rotte clandestine del Golfo Persico muovono greggio, i prodotti raffinati sul mercato restano dimezzati rispetto al passato.
  • Rischio inflazione sui beni di consumo: il gasolio muove tir, treni merci, pescherecci e trattori. Se il combustibile industriale raddoppia, il rincaro si scarica all’istante sullo scontrino di ogni supermercato europeo.

Come ha fatto notare l’analista Javier Blas, l’Europa è schiacciata tra il conflitto in Medio Oriente, le sanzioni alla Russia e la concorrenza asiatica, ma continua a rispondere con la classica politica dello struzzo. Pensare di risolvere una carenza strutturale di raffinazione svuotando in fretta i serbatoi strategici somiglia molto a bruciare i mobili di casa per scaldarsi una notte.

 

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