DifesaEconomiaRegno Unito
Caccia a terra e addestramento a zero: il disastro dell’Hawk paralizza la RAF, e Londra ora guarda anche a Leonardo
Un jet precipita vicino alle case e costringe la RAF a fermare l’intera flotta: l’addestramento dei piloti britannici collassa a zero. Ora Londra deve sostituire l’Hawk, e l’italiana Leonardo si candida con un asso nella manica.

Un jet precipita in picchiata a pochi passi dalle abitazioni, i due piloti che si lanciano nel vuoto pochi istanti prima dell’impatto e un intero sistema militare che si blocca di colpo. Il grave incidente avvenuto alla base gallese di RAF Valley ha costretto il Regno Unito a una decisione drastica e immediata: fermare a tempo indeterminato tutti i voli degli addestratori Hawk T1 e T2.
I due aviatori se la caveranno, fortunatamente. Ma a restare gravemente ferita è la capacità stessa della Royal Air Force di difendere i propri cieli nei prossimi anni.
Mettere a terra gli Hawk significa spegnere il motore della scuola di volo numero 4, il reparto da cui escono i piloti di Typhoon e dei costosissimi F-35. L’addestramento rapido britannico è letteralmente fermo a quota zero.
Highly unusual scene in Britain this morning. A BAE Systems Hawk trainer jet went awry, and the pilots ejected. The force experienced upon ejection is between 12-20Gs.
source: https://t.co/CgzgfzeLd5 pic.twitter.com/30mzSWdecl
— aznnorth (@aznnorth) September 23, 2026
La notizia, per chi segue i bilanci e la logistica della difesa, suona drammatica ma non del tutto inattesa. La flotta dei 28 Hawk T2, acquistata con un contratto da 450 milioni di sterline da BAE Systems nel lontano 2006, era da tempo ridotta ai minimi termini.
Problemi cronici ai motori e difficoltà continue nei ricambi avevano già azzoppato la disponibilità dei velivoli. L’allora capo di stato maggiore dell’aria, Richard Knighton, lo aveva detto senza troppi giri di parole: dagli Hawk si otteneva appena la metà delle ore di volo necessarie.
Adesso non si ottiene più nulla. In un momento geopolitico caldissimo, in cui Londra promette mari e monti sul fronte orientale, i suoi allievi migliori dovranno restare chiusi in aula a fare teoria o volare sui simulatori.
Adesso il Regno Unito, che voleva contenere la Russia, si trova nell’impossibilità di addestrare i piloti, tranne che mandandoli in costose trasferte all’estero presso gli alleati NATO con aerei simili, Si è spremuto fino all’osso un aereo ormai stanco per non ammettere che il re era nudo. Ora si resta allegramente a terra.
A Whitehall l’allarme era già scattato. Lo scorso agosto il Ministero della Difesa britannico ha avviato una richiesta d’informazioni formale per trovare un sostituto agli Hawk prima del disastro definitivo. Ora il dossier passa da urgente a disperato.
La lista dei pretendenti al maxi-appalto è già sul tavolo:
- La cordata BAE Systems, Boeing e Saab con il T-7A Red Hawk, che però negli Stati Uniti sta accumulando ritardi e guai tecnici;
- I turchi di Turkish Aerospace con il nuovo Hürjet, ambizioso ma ancora giovane;
- Lockheed Martin con il TF-50;
- L’italiana Leonardo con il suo collaudatissimo M-346 Master.
Ed è proprio il velivolo italiano a rappresentare la vera spina nel fianco per l’orgoglio d’Oltremanica, ma anche la risposta più razionale alla crisi. L’M-346 è una macchina matura, già attiva in mezza Europa e adottata dalle migliori scuole di volo internazionali, inclusa l’eccellenza della scuola sarda di Decimomannu, dove vengono preparati i piloti del F-35 proprio basandosi sugli M-346.
Soprattutto, l’M-346 offre qualcosa che gli altri concorrenti difficilmente possono pareggiare subito: la versatilità operativa. L’aereo di Leonardo non fa solo scuola avanzata per piloti di caccia di quinta generazione, ma può essere impiegato come caccia d’attacco leggero e compiere missioni operative reali, compiti da finto nemico nei duelli aerei e supporto tattico. L’Austria ha deciso di utilizzarli in missioni d’intercettazione a basso rischio al posto dei costosi Eurofighter.
Per un bilancio statale britannico sotto pressione, comprare un aereo che fa solo scuola sarebbe un lusso ingiustificato. Scegliere una piattaforma flessibile come quella italiana permetterebbe a Londra di rimettere in piedi la scuola di volo e, allo stesso tempo, coprire buchi operativi che gli aerei di prima linea non riescono a colmare a costi ragionevoli. Tra l’altro durante la transizione si potrebbero sfruttare le scuole di volo italiane.
Il ministro Wes Streeting ha promesso un’indagine rapida per capire le cause dell’incidente a terra. Ma la vera domanda a cui Downing Street deve rispondere è un’altra: quanto a lungo il Regno Unito potrà permettersi di addestrare i propri piloti a terra prima di fare una scelta industriale pragmatica?







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