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La politica dei numeri: giornalisti bocciati in seconda media

I numeri bisogna leggerli bene, anche nelle elezioni supplettive.

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Leggendo certi giornali, dalle suppletive di Reggio Calabria emergerebbe un risultato chiarissimo: Domenico Giannetta, candidato di Futuro Nazionale, avrebbe preso “soltanto” 8.226 voti. “Soltanto”. Perché alle regionali del 2025, quando era candidato con Forza Italia, ne aveva ottenuti 10.403.

Peccato per un piccolo particolare: la matematica.

Alle suppletive di domenica e lunedì scorsi è andato a votare appena il 22,34% degli aventi diritto. Alle regionali l’affluenza fu del 43,14%. Praticamente il doppio.

Quindi confrontare semplicemente 8.226 con 10.403 e concludere che Giannetta avrebbe perso consensi è come confrontare l’incasso di un negozio aperto mezza giornata con quello dello stesso negozio aperto tutto il giorno e stupirsi perché ha incassato meno.

E guardate che non servono grandi studi di matematica. In genere già in seconda media si risolvono problemi con rapporti, percentuali e proporzioni. Basterebbe la seconda media.

Con poco più di un elettore su cinque alle urne, Giannetta ha preso 8.226 voti, pari al 10,94%. E li ha presi presentandosi con Futuro Nazionale, non con un partito organizzato e radicato come Forza Italia. Questo è il dato.

Poi ognuno può raccontarlo come vuole. Ma almeno i numeri andrebbero raccontati tutti. Altrimenti non è analisi: è aritmetica creativa.

Una cosa, però, queste suppletive ce l’hanno finalmente insegnata: abbiamo trovato un terreno comune tra politici e giornalisti. La matematica non sembra essere il punto forte né degli uni né degli altri. Almeno su qualcosa vanno d’accordo.

Fortunatamente i cittadini con i numeri hanno molta più dimestichezza. Quando vanno al mercato, pagano una bolletta o si fermano al distributore per fare il pieno, i conti li sanno fare benissimo. Sanno quanto entra, quanto esce e, soprattutto, quanto (non) rimane in tasca.

E quando arriva il momento di fare i conti (quelli veri), difficilmente sbagliano.

Vedremo il prossimo anno se anche certi giornalisti e politici avranno finalmente ripassato le proporzioni di seconda media.

Antonio Maria Rinaldi

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