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Trump minaccia di bloccare l’export di gasolio: l’Europa trema
Trump apre allo stop delle esportazioni di gasolio per salvare i trasporti americani: l’Europa rischia la paralisi dei rifornimenti e l’Italia vede a rischio 5 milioni di tonnellate di carburante importato.

L’incubo peggiore per la logistica europea ha la voce squillante di Donald Trump. Il presidente americano ha dichiarato apertamente di voler bloccare le esportazioni di gasolio dagli Stati Uniti per abbattere i costi energetici interni. Se la Casa Bianca dovesse davvero chiudere le cisterne oltreoceano, l’Europa si troverebbe di colpo con i camion fermi nei piazzali e una nuova, devastante ondata inflattiva sui beni di prima necessità.
A margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite, rispondendo a chi gli chiedeva un intervento per frenare i rincari, Trump non ha usato mezzi termini: “Ho detto di non mandare via il diesel. Ne produciamo tanto e ho chiesto ai miei collaboratori di muoversi in questa direzione”.
Trump endorses a ban on diesel exports: "I've called for that too. I've said, let's not send out the diesel." (Trump has in fact called for other nations to buy energy from the US!) pic.twitter.com/GVYILw1ou4
— Aaron Rupar (@atrupar) September 22, 2026
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha subito confermato che l’amministrazione sta studiando la fattibilità tecnica di un divieto, totale o parziale. Non è una semplice sparata: con le elezioni di metà mandato alle porte e il prezzo del gasolio alla pompa schizzato al record storico di 6,51 dollari al gallone, gli agricoltori del Midwest e i camionisti americani chiedono la testa dei politici al potere.
La dipendenza europea dall’amico americano
Negli ultimi anni l’Europa si è illusa di aver risolto i propri guai energetici sostituendo il greggio e i distillati russi con le navi provenienti dalle coste statunitensi. La realtà dei numeri è però impietosa.
I dati ufficiali della U.S. Energy Information Administration (EIA) mostrano quanto il Vecchio Continente si sia consegnato mani e piedi a Washington:
- Flussi raddoppiati: nei primi mesi del 2026 le esportazioni statunitensi di diesel verso l’Europa hanno superato i 396.000 barili al giorno, contro i circa 167.000 dello stesso periodo dell’anno precedente.
- Hub di Rotterdam sotto pressione: i Paesi Bassi e il Regno Unito assorbono quote record di distillati leggeri per rifornire la rete dell’Europa centrale e settentrionale.
- Crisi globale della raffinazione: con gli impianti russi e mediorientali colpiti dalle guerre e dai droni, la capacità di raffinare gasolio è ai minimi termini mondiali.
| Mercato del gasolio | Situazione attuale | Rischio con blocco USA |
| USA | Prezzo record a 6,51 $/gal | Rientro dei prezzi interni |
| Unione Europea | Deficit strutturale coperto da import | Carenza fisica immediata |
| Italia | Deficit di circa 5 mln tonnellate/anno | Asta al rialzo sui carichi esteri |
Il conto salato per l’Italia: un buco da 5 milioni di tonnellate
In Italia la situazione rischia di diventare particolarmente pesante. Il nostro Paese consuma ogni anno circa 23-24 milioni di tonnellate di gasolio, ma le nostre raffinerie riescono a produrne tra le 18 e le 19 milioni di tonnellate.
Significa che abbiamo un buco strutturale di circa 5 milioni di tonnellate all’anno che dobbiamo obbligatoriamente comprare dall’estero. Come confermano i rapporti dell’Unem (Unione Energie per la Mobilità), il gasolio non è una comodità superflua, ma il vero motore della distribuzione alimentare, del trasporto su gomma e dell’industria manifatturiera.
Se gli Stati Uniti ritirano dal mercato mondiale quasi il 20% della propria offerta di distillati, l’Italia non rimarrà solo a corto di prodotto: dovrà contendersi ogni singola nave cisterna con Francia e Germania. In una gara al rialzo, chi paga di più ottiene il combustibile, e a saldare il conto finale saranno gli automobilisti, gli autotrasportatori e i consumatori al supermercato.
L’illusione dell’autosufficienza su carta
Gli Stati Uniti ragionano giustamente secondo i propri interessi: quando l’economia interna soffre e i costi di produzione strangolano le imprese locali, il nazionalismo economico prevale su qualsiasi alleanza atlantica. Non che la mossa sarebbe indolore anche per gli USA: senza l’export, o con questo fortemente limitato, comunque il gasolio non sarebbe subito facilmente disponibile nel Midwest, perché la posizione delle raffinerie e dei depositi è costiera. Inoltre non ci sarebbe lo stimolo attuale a produrre quasi al 100%, anzi la produzione degli USA probabilmente scenderebbe.
Nello stesso tempo ci sarebbe un vero e proprio dramma su questo lato dell’Oceano: un eventuale embargo parziale o totale all’export di gasolio americano farebbe crollare il castello di carte delle scorte europee. Per l’Italia, dove oltre l’80% delle merci viaggia su gomma, non si tratterebbe di un piccolo rincaro: sarebbe un vero e proprio freno a mano tirato sull’intera economia reale. In brevissimo tempo sarebbe necessario riorganizzare molte catele logistiche avvantaggiando il treno, ad esempio, ma, comunque, sarebbe un dramma e, probabilmente, assisteremmo a razionamenti di gasolio per gli usi non commerciali.







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