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Gli USA cancellano le tasse green sul latte: crollo dei costi per gli americani e batosta in arrivo per l’agricoltura europea

Stop di Washington ai costi ESG obbligatori per il latte: gli USA tagliano le spese per oltre 20.000 allevamenti e spingono al ribasso i prezzi alimentari, mentre la UE rischia una crisi irreversibile di competitività.

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La forbice economica tra le due sponde dell’Atlantico si allarga di colpo. Mentre l’Unione Europea continua a stringere il cappio normativo attorno alle sue stalle in nome della transizione ecologica, Washington compie una mossa diametralmente opposta.

Il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) ha deciso di cancellare definitivamente tutti i versamenti obbligatori destinati all’agenda ESG e agli obiettivi “Net-Zero” nel settore lattiero-caseario. Una tassa che doveva essere versata  per ogni quinale di latte viene cancellata.

La conseguenza pratica è immediata: meno costi vivi per le aziende americane, cibo a prezzi più bassi per le famiglie d’oltreoceano e un rischio mortale di spiazzamento commerciale per gli agricoltori europei, lasciati soli a pagare il conto dell’utopia verde.

Basta soldi degli allevatori per le agende climatiche

La decisione riguarda il Dairy Checkoff Program, un meccanismo federale con cui gli allevatori americani versano 15 centesimi di dollaro per ogni quintale di latte prodotto (e gli importatori 7,5 centesimi).

Lo scopo originario di questa cassa comune era semplice: fare ricerca, trovare nuovi sbocchi commerciali e promuovere il consumo di latte. Negli ultimi anni, tuttavia, una fitta burocrazia interna aveva dirottato enormi risorse verso programmi ecologisti, imponendo agli allevatori costosi vincoli su gas serra e neutralità carbonica.

Tra i progetti cancellati figurano la Net Zero Initiative, la Greener Cattle Initiative e i protocolli di gestione ambientale obbligatori. Il segretario all’Agricoltura, Brooke Rollins, è stata netta: chi lavora la terra paga per vendere più latte, non per finanziare costose agende che deprimono la produzione e gonfiano le bollette aziendali.

Una battaglia legale vinta da oltre 20.000 fattorie

La svolta di Washington non nasce per caso. È il frutto di una dura battaglia legale promossa dal Wisconsin Institute for Law & Liberty (WILL). L’istituto aveva trascinato in tribunale il governo federale, denunciando l’illegittimità di una tassa occulta impiegata per sostenere obiettivi ideologici ostili agli stessi produttori. La vittoria legale restituisce ossigeno a più di 20.000 aziende agricole americane.

Gli allevatori non dovranno più sborsare quattrini per compiacere i comitati ambientali, né adeguare i propri impianti a costose verifiche sulla CO2. Inoltre, il governo ha già dato ordine di estendere la stessa pulizia a tutti gli altri programmi federali: carne bovina, maiale, uova, agnello, soia e persino patate. L’intero comparto primario statunitense viene liberato dagli oneri ESG.

La resa dei conti: USA a basso costo contro Europa asfissiata

Per comprendere la portata economica di questa scelta basta guardare ai costi di produzione. Il settore zootecnico vive di margini sottili. Eliminare tasse dirette, consulenze ambientali e obblighi di certificazione verde riduce all’istante il costo marginale per litro di latte e per chilo di carne.

Mentre gli Stati Uniti abbassano i costi alla stalla, Bruxelles marcia nella direzione contraria:

  • Stati Uniti: stop ai contributi climatici obbligatori, incentivo a massimizzare l’offerta, focus sulla competitività dei prezzi interni ed esteri.
  • Unione Europea: tagli alle mandrie per ridurre l’azoto, direttive sulle emissioni industriali estese agli allevamenti, oneri burocratici quotidiani per dimostrare la “sostenibilità”.

Il risultato pratico è una distorsione micidiale della concorrenza. Con costi energetici e mangimistici già più bassi, la carne e i formaggi d’oltreoceano vanteranno un vantaggio di prezzo incolmabile sui mercati internazionali.

Voce di confrontoModello USA (nuovo corso)Modello Unione Europea
Obblighi ambientali sulle stalleRimossi dai fondi di settoreIn costante aumento (Farm to Fork, vincoli emissioni)
Costi burocratici di certificazioneTagliati alla radiceA carico dell’allevatore
Obiettivo economico primarioAbbassare i prezzi e sostenere l’offertaRidurre l’impronta carbonica a scapito dei volumi
Impatto sui prezzi al consumoCalo dei prezzi di latte, carne e derivatiPressione al rialzo sui generi alimentari

Il rischio mortale per i produttori europei

Se un prodotto di base costa molto meno all’estero, il mercato globale si adegua senza pietà. L’industria alimentare mondiale — dalle grandi multinazionali della trasformazione ai paesi importatori di polvere di latte e formaggi industriali — acquisterà dove conviene.

L’Europa rischia così una doppia beffa. Da un lato perderà quote di esportazione in Asia, Medio Oriente e nelle Americhe. Dall’altro, i prodotti europei diventeranno un bene di lusso insostenibile per i consumatori interni. A quel punto, per evitare il fallimento a catena delle nostre aziende agricole, la politica europea avrà solo due strade: sussidiare a debito gli agricoltori per tenerli in vita o imporre dazi punitivi.

La scelta di Washington dimostra che l’economia reale non tollera tasse ideologiche quando il potere d’acquisto dei cittadini è sotto pressione. L’Europa, ostinata nel suo rigore ecologico, rischia di trovarsi presto con le stalle deserte e gli scaffali pieni di cibo d’importazione.

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