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Energia

Il paradosso di Hormuz: l’India inonda il Sud-Est asiatico di gasolio (raffinato da petrolio russo)

La crisi in Medio Oriente paralizza i mercati asiatici, ma l’India ne approfitta: esportazioni record di gasolio verso Vietnam e Thailandia, raffinando a pieno ritmo petrolio russo.

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La crisi in Medio Oriente e le crescenti tensioni attorno allo stretto di Hormuz stanno scuotendo violentemente i mercati energetici asiatici, , ma c’è chi sa cogliere le opportunità del momento. Mentre diverse nazioni corrono ai ripari per evitare il collasso delle proprie catene di approvvigionamento, le raffinerie indiane stanno registrando esportazioni record di gasolio verso il Sud-Est asiatico, dissetando mercati in grave difficoltà con carburante derivato, per una sottile ironia geopolitica, da greggio russo.

Secondo i recenti dati elaborati dalla società di analisi Kpler e riportati da fonti commerciali, nel mese di marzo l’India ha inviato ben 7,45 milioni di barili di gasolio verso il Sud-Est asiatico. Si tratta del volume più alto degli ultimi sette anni e mezzo. Oltre la metà di queste spedizioni è transitata per l’hub di Singapore, con la stragrande maggioranza delle forniture garantita dal colosso privato indiano Reliance Industries.

Mentre l’offerta dal Medio Oriente si contrae bruscamente, l’area asiatica affronta una vera e propria emergenza sistemica:

  • Filippine: Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza energetica nazionale, un primato mondiale dall’inizio del conflitto, dopo aver visto raddoppiare i prezzi alla pompa. Il Paese dipende per il 98% dal greggio mediorientale.
  • Vietnam e Thailandia: Hanoi ha rimosso temporaneamente l’IVA su benzina, gasolio e carburante per aerei, , ma le compagnie aeree locali sono state comunque costrette a tagliare le rotte per la carenza di jet fuel. Anche la Thailandia fatica a mantenere rifornita la propria rete logistica ed industriale.
  • Cina: Per proteggere il mercato interno ed evitare carenze strutturali, Pechino ha imposto un drastico blocco alle esportazioni di carburante.

In questo scenario di drammatica scarsità, i margini di raffinazione schizzano alle stelle. E qui entra in gioco il pragmatismo del subcontinente indiano. Mentre altri Paesi tagliano la lavorazione per mancanza di materia prima, le raffinerie di Nuova Delhi mantengono i motori al massimo dei giri. Non si fanno scrupoli, , ma, al contrario, stanno rastrellando a piene mani petrolio russo a prezzi di saldo, per poi trasformarlo in prodotti finiti preziosissimi.

Il risultato è un perfetto e redditizio arbitraggio geopolitico. Le navi cisterna indiane cariche di gasolio fanno rotta verso est, approfittando degli spread di prezzo nettamente favorevoli rispetto ai mercati a ovest di Suez. Questi margini di profitto eccezionali permettono alle aziende indiane di assorbire senza problemi anche le recenti accise sulle esportazioni introdotte dal governo locale. Ancora una volta, la fluidità del mercato reale dimostra come l’energia trovi sempre la sua strada, premiando i sistemi industriali capaci di mantenere intatta la propria capacità produttiva in tempi di tempesta globale. Chi è stato intelligente e non si è asciato affascinare dalle sirene della decarbonizzazione può ancora affrontare gli shock.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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