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Regno Unito: il costo reale dell’immigrazione che i governi hanno nascosto

Uno studio di Stanford pubblicato dal Financial Times smonta i vecchi modelli: per via di un fisco squilibrato e di pensioni piatte, a Londra chi guadagna poco costa allo Stato molto più che a Parigi o Berlino. Senza correttivi immediati, la spesa pubblica britannica rischia il collasso.

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Il Regno Unito si trova davanti a un conto salatissimo che rischia di far saltare la tenuta della spesa pubblica.  Un’approfondita analisi apparsa sul Financial Times, a firma di John Burn-Murdoch, ha svelato una realtà scomoda: l’attuale assetto del fisco britannico trasforma l’immigrazione a basso reddito in un drenaggio costante e insostenibile di risorse pubbliche, con un impatto ben più pesante rispetto a quanto accade in Germania o in Francia.

Il crollo del dogma ufficiale

Per quasi un ventennio il dibattito occidentale è rimasto incagliato in uno scontro sterile. Da un lato chi temeva la perdita di posti di lavoro per i residenti; dall’altro i sostenitori dei modelli governativi, come quelli del Migration Advisory Committee britannico, convinti che ogni nuovo arrivato producesse automaticamente un beneficio netto per le casse erariali.

Entrambe le posizioni hanno mancato il punto centrale. Il problema odierno non è la sottrazione di impieghi, ma la voragine che si apre quando flussi consistenti di persone percepiscono paghe minime o restano inattivi.

Chi guadagna poco non versa imposte sufficienti a coprire i servizi che riceve. Se a questo si somma un sistema di welfare generoso ma mal congegnato, il deficit dello Stato non può che allargarsi a dismisura.

La trappola fiscale inventata da Londra

Perché un lavoratore a basso salario costa molto di più a Downing Street rispetto a Berlino o a Parigi? La risposta risiede nell’architettura delle imposte e delle pensioni.

Nel Regno Unito le aliquote fiscali e i contributi sociali per i redditi bassi sono ridotti al minimo. Chi guadagna poco non paga quasi nulla di tasca propria, ma ha comunque diritto a una pensione statale fissa (flat rate) e a una rete di aiuti pubblici consistente.

In Germania o in Francia il meccanismo è opposto:

  • Chi guadagna cifre modeste versa contributi e tasse percentualmente più pesanti;
  • L’assegno pensionistico futuro è calcolato sui contributi effettivamente versati nella vita lavorativa;
  • Lo Stato non regala trattamenti di fine carriera a chi ha contribuito in misura marginale.

A Londra, invece, la combinazione di zero tasse e pensione garantita crea un vero e proprio sussidio a vita a carico del contribuente medio.

I numeri dello studio di Stanford

A mettere cifre precise su questa anomalia è un recente studio condotto da Usama Polani, ricercatore dello Stanford Institute for Economic and Policy Research (SIEPR).

Il dato è impressionante: per fare in modo che una coppia immigrata arrivata a 30 anni non rappresenti una perdita netta per lo Stato nel corso della propria vita, il lavoratore principale deve guadagnare una cifra considerevole.

PaeseSoglia di reddito necessaria per non pesare sul bilancio
Germania28° percentile dei salari nazionali
Francia45° percentile dei salari nazionali
Regno Unito55° percentile dei salari nazionali

In Germania basta trovarsi nella fascia medio-bassa dei guadagni (il 28° percentile) per ripagare i costi dei servizi pubblici. Nel Regno Unito bisogna superare la metà della classifica nazionale degli stipendi (il 55° percentile).

In parole povere: un immigrato in Gran Bretagna deve guadagnare più dello stipendio mediano del Paese, altrimenti la sua presenza si traduce in una perdita secca per l’erario. Ovviamente questo è un caso

La composizione dei flussi è cambiata

Il quadro si aggrava osservando l’evoluzione dei flussi migratori. Negli anni passati molti arrivi provenivano da economie sviluppate o da contesti con elevata partecipazione al mercato del lavoro. Oggi non è più così.

La convergenza degli standard di vita e il calo demografico globale hanno ridotto gli arrivi dai Paesi ricchi. Sono invece aumentati gli ingressi da aree geografiche con livelli di istruzione più bassi e, soprattutto, con tradizioni che vedono una bassissima occupazione femminile.

Se in una famiglia lavora un solo componente con una paga modesta, mentre il partner non lavora e ci sono figli a carico, il costo per il servizio sanitario, la scuola e il futuro assegno pensionistico diventa insostenibile. I vecchi modelli previsionali, tarati su lavoratori single e altamente qualificati, hanno semplicemente truccato le aspettative di bilancio.

La lezione della Danimarca

Non si tratta di una condanna inevitabile, ma di scelte politiche precise. Il Ministero delle Finanze danese ha certificato che il costo netto degli immigrati non occidentali è sceso da 42 miliardi di corone nel 2015 a 31 miliardi nel 2018 (l’1,4% del PIL danese).

Come ha fatto Copenaghen? Due fattori hanno guidato la svolta:

  1. Una solida crescita economica generale;
  2. Regole ferree che impongono un congruo periodo di lavoro retribuito prima di poter accedere ai sussidi statali;
  3. Il dimezzamento del divario occupazionale per le donne provenienti da Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale. Non possono restare a casa, ma devono andare a lavorare, perché non ci sono sussidi.

L’integrazione economica non avviene per miracolo o per inerzia. Senza incentivi precisi al lavoro e senza paletti all’assistenzialismo, il sistema scivola nell’inattività retribuita.

Le conseguenze pratiche per l’economia

Per il Regno Unito il tempo delle illusioni contabili è terminato. L’illusione di poter colmare i buchi della manodopera a basso costo senza pagarne il conto sociale è svanita.

Se il governo britannico non interverrà per riformare i criteri di accesso ai sussidi o per attrarre figure a reddito più alto, le opzioni sul tavolo rimarranno due, entrambe disastrose: tagliare la spesa sanitaria e i servizi essenziali per tutti i cittadini, oppure aumentare la pressione fiscale sul ceto medio già provato dall’inflazione.  Sarà un bel problema tornare indietro, soprattutto quando le comunità straniere votano in modo compatto e monodirezionalmente.

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