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Trema il colosso di Stato cinese Huafa Group: 62 miliardi di debiti a rischio, e la crisi arriva a Pechino

Il colosso statale cinese Huafa vacilla sotto 62 miliardi di dollari di debiti e scuote il mercato dei bond: il crollo delle vendite di terreni (-94%) lascia i comuni senza soldi e mette a nudo il rischio dei titoli pubblici di Pechino.

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Fino a ieri, sui mercati asiatici vigeva una regola non scritta ma considerata sacra: i colossi statali cinesi non falliscono, perché lo Stato paga sempre. Negli ultimi giorni, questa certezza si è incrinata di colpo, scatenando un’ondata di vendite che ha scosso l’intero mercato obbligazionario di Pechino.

Al centro della tempesta c’è Zhuhai Huafa Group, la più grande holding pubblica della città di Zhuhai, nella ricchissima provincia meridionale del Guangdong. Questo non è  sviluppatore privato spericolato come Evergrande, ma di un’azienda posseduta al 93,5% dal comune di Zhuhai e per il resto dal dipartimento delle finanze provinciale.

Un gigantee da 413 miliardi di yuan di debiti (circa 62 miliardi di dollari) a fronte di 765 miliardi di yuan di attivi, a cui le agenzie di rating nazionali assegnavano con grande generosità la tripla A, il massimo grado di sicurezza.

Il caso dei bond Huafa: cosa è successo sui mercati

La scintilla è scattata quando Huafa non ha rimborsato alla scadenza due prodotti fiduciari (trust) e ha chiesto alle banche di allungare i tempi di pagamento su diversi prestiti in scadenza. Tanto è bastato per far capire agli investitori che le casse erano vuote.

La reazione è stata immediata. Le obbligazioni offshore del gruppo (quelle vendute sui mercati internazionali) sono crollate fino al 54% del loro valore nominale, livelli tipici di chi è a un passo dal fallimento. Anche l’agenzia internazionale Fitch ha messo il gruppo sotto osservazione per un possibile declassamento, pur mantenendo il rating a livello “BBB” solo perché confida ancora in un salvataggio politico.

Per arginare il panico, Huafa è corsa ai ripari nei giorni successivi:

  • Ha rimborsato in fretta uno dei due prodotti fiduciari scaduti.
  • Ha pagato circa 55 milioni di yuan di interessi su due obbligazioni pubbliche.
  • Grazie a queste mosse, i bond in scadenza nel 2027 sono risaliti intorno al 63% del valore, ma la paura resta altissima.

Questo però non ha cancellato completamente i rischi di default.

Cosa ha messo in crisi l’azienda: la fine del modello immobiliare

Per capire perché un colosso pubblico del Guangdong — la provincia economicamente più forte della Cina — si trovi senza liquidità, bisogna guardare a come si finanziano i comuni cinesi. Per decenni, le amministrazioni locali hanno fatto cassa vendendo terreni ai costruttori, usando poi aziende-veicolo come Huafa per costruire infrastrutture, case popolari e persino grattacieli simbolo come la Zhuhai Tower da 330 metri.

Con il crollo del mercato immobiliare, questo meccanismo si è inceppato del tutto. I numeri del comune di Zhuhai spiegano il disastro meglio di qualsiasi teoria: le entrate derivanti dalla vendita di terreni sono crollate del 94% in cinque anni, passando da 56,3 miliardi di yuan nel 2020 a soli 3,3 miliardi nel 2025.

Indicatore finanziarioValore registratoImpatto sul mercato
Debito totale Huafa413 miliardi di yuan (62 mld $)Pressione estrema sui rifinanziamenti
Crollo bond offshoreFino al 54% del valore (poi 63%)Perdite pesanti per i fondi esteri
Entrate terreni Zhuhai (2020-2025)Da 56,3 a 3,3 miliardi (-94%)Impossibilità di salvataggio comunale

Senza i soldi dei terreni, il comune non ha più la liquidità per sostenere la sua azienda di punta, mentre Huafa continua ad accumulare perdite perché gli appartamenti restano invenduti. Come ha ammesso l’economista Zhang Zhiwei, Pechino cerca da anni un nuovo modello per finanziare i governi locali e sostenere la domanda interna, ma non ha ancora trovato un’alternativa valida al mattone.

Logo Huafa Zhuhai

La dimensione del rischio per chi investe

Il vero problema del caso Huafa non riguarda solo Zhuhai, ma il rischio sistemico per chiunque investa nel debito cinese. Come ha spiegato Li Huan di Forest Capital, quasi tutte le grandi istituzioni finanziarie cinesi, comprese le banche di Stato, hanno in pancia obbligazioni Huafa perché le consideravano sicure quanto i titoli di Stato.

L’effetto contagio si è già visto nei numeri dell’ultima settimana:

  • I gestori hanno chiesto rendimenti più alti (+10,3 punti base in due giorni) per comprare obbligazioni aziendali cinesi, il peggior scossone dall’ottobre 2024.
  • I titoli cinesi ad alto rendimento in dollari hanno vissuto la settimana peggiore dell’ultimo anno.
  • Persino i contratti sui titoli di Stato cinesi a 30 anni hanno subito il calo giornaliero più brusco da marzo, segno che i mercati temono il costo dei futuri salvataggi pubblici.La caduta è stata riassorbita, ma è significativa per un mercato a rendimenti bassissimi come quello dei bond cinesi.

    Titoli a 30 anni cinesi: tradingeconomics

I veicoli di finanziamento dei governi locali sono ormai una bomba a orologeria. Il comune di Zhuhai non ha i soldi per un salvataggio diretto in contanti; può solo ricomprare qualche immobile invenduto per dare ossigeno temporaneo all’azienda. Alla fine il rischio di default cade su chi ha investito su questi veicoli immobiliari pubblici, che costituiscono il vero grosso probvlema della finanza cinese.

La palla passa quindi alla provincia del Guangdong e alla banca centrale di Pechino, che dovranno costringere le banche di Stato a rinnovare i prestiti in scadenza per evitare un default formale, in un salvataggio silente che va fuori dai uadri possibili, e seguiti, in Occidente. A questo punto lo stato sarà costretto a prendere una posizione netta nella tutuela delle società di sviluppo immobiliare, un settore che crea grossi problemi all’economia cinese, ma che lo Stato sembra sempre non voler risolvere in modo netto e definitivo.

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