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Cina: dopo Evergrande, che succederà alla superbolla cinese, e a quella mondiale?

 

Evergrande non è andata in default: dal nulla, o meglio da svendite e, probabilmente, da qualche aiuto statale indiretto, sono usciti i soldi per pagare gli interessi ai bond in dollari. Il problema però è lontano dall’essere risolto. Evergrande non può continuare a svendere il proprio patrimonio per pagare gli interessi, e oggi (primo novembre) lo sviluppatore Yango ha offerto uno swap dei propri titoli in dollari, offrendo un premio cash per poterli rinviare a una scadenza futura.

Che la Cina debba affrontare problemi strutturali è ben noto, e l’elenco è veramente lungo. Dal punto di vista politico ci sono i problemi solo legati al consolidamento di Xi Jinping sul Partito e del Partito sul paese, processo che appare sempre più incerto, sotto un aspetto superficiale solido, messo in gioco da un lato dal disinteresse diffuso, dall’altro dalla corruzione. Però ci sono problemi generali anche più profondi e che hanno già sconfitto l’Occidente: la crisi demografica, la disuguaglianza, un ambiente sempre più compromesso dal fatto di essere la “Fabbrica del mondo”

Spesso non vengono compresi due punti essenziali che legano politica ed economia in Cina:

1) la minaccia esistenziale per il PCC e l’economia cinese rappresentata dalla sua bolla immobiliare e degli investimenti senza precedenti, basata sempre più su un debito diffuso;

2) una crisi energetica grave e incipiente, senza una facile e rapida soluzione.

La presenza di un Partito Comunista che, per evitare sommovimenti sociali, viene a coprire le perdite di quasi qualsiasi speculazione viene ad essere un incentivo fortissimo per il cosiddetto “Moral Hazard”, cioè per il distacco fra azioni e conseguenze: anche se gli imprenditori hanno la minaccia di sanzioni durissime, queste non ricadono sugli investitori, e pure i primi riescono spesso a scamparla attraverso i legami con un partito non limpido. Nello stesso tempo lo stato è sinora ampiamente intervenuto nella copertura dei costi d’investimenti, sia edilizio, sia industriale, perché queste spese sono state comunque considerate come un “Costo dello sviluppo” necessario a cancellare le inefficienze della crescita.

L’atteggiamento bonario del PCC ha però privilegiato investimenti ad alto rischio e margini elevati rispetto all’investimento industriale, magari dedicato all’export, che presenta margini di profitto molto più bassi, ma sicur,  margini di profitto medi delle imprese esportatrici cinesi vanno dall’1% al 3%.). Quindi la crescita cinese è basata strettamente su un incremento degli investimenti speculativi legati al debito, il tutto concluso sulla speranza che alla fine lo Stato pagherà le perdite per tutti.

Questa istituzionalizzazione dell’azzardo morale ha incentivato le scommesse meno produttive e più rischiose, non solo per i grandi conglomerati come EverGrande, ma per le famiglie della classe media che hanno investito nel sistema bancario ombra (pool di capitali prestati dal settore privato non regolamentati a mutuatari rischiosi ad alti tassi di interesse) e ha acquistato il secondo, il terzo e il quarto appartamento “di investimento”.

La Cina però presenta delle particolari contraddizioni che rendono tutto questo ancora più pericoloso rispetto a un paese occidentale:

1) in Cina un appartamento una volta affittato perde valore perché “usato”, cosa che non ha molto senso in Europa;

2) la stragrande maggioranza del mercato degli appartamenti “da investimento” non genera utile, perché chi investe vuole un appartamento “Nuovo”, che non genera utili. Gli appartamenti “Usati” hanno un mercato diverso, molto meno profittevole.

Questo investimento di massa in appartamenti vuoti illiquidi ha generato delle enormi, assurde, distorsioni sociali: ci sono aree dove un appartamento consta 30 anni di stipendio medio, ci sono una marea di appartamenti, ma questi sono vuoti, e i giovani non possono sposarsi accentuando un problema demografico già presente. A sua volta questo interviene sul divario di ricchezza fra ricchi e poveri, il tutto però basato su una marea di carta straccia.

Tutto questo può non essere stato ancora colto a pieno dai governanti cinesi perché alla base c’è un sistema bancario ombra estremamente opaco, che non manda segnali di crisi, se non in situazioni estreme, quando è troppo tardi.

Questo sistema finanziario e d’investimenti distorto e speculativo viene a portare una minaccia alla supremazia politica del PCC su due livelli:

1) Ogni bolla che esplode minaccia il governo del partito sull’economia;

2) l’esplosione delle bolle, anche nel sistema bancario ombra, genera la ricerca di capri espiatori molti dei quali non possono che essere personaggi legati al Partito, come è accaduto con Evergrande.

Le implicite promesse di bail out da parte del  PCC hanno creato a loro volta un mostro che ora rischia d’ingoiare tutto e tutti.

Ora il PCC si trova di fronte a due alternative:

a) far scoppiare la bolla, o permettere che questa scoppi, e lasciare che si sgonfi ora, anche a costo di un momento estremamente doloroso per la politica e l’economia cinesi;

b) proseguire gonfiando la bolla, con il rischio che poi, comunque, questa scoppi travolgendo tutto e tutti.

La storia di Xi Jinping, il suo ruolo attivo nel Partito e nella nuova rivoluzione culturale, fa propendere per la prima soluzione: il PCC farà scoppiare la bolla quanto prima, sperando di non esserne travolto e preparandosi a un periodo di transizione. Un azzardo per la Cina e per il mondo:

  • se Xi e il partito hanno trascurato le sinergie fra diversi settori economici e la contemporanea crisi industriale ed energetica da export, comunque si potrebbe giungere all’implosione economica che si vorrebbe evitare;
  • come ha rivelato Evergrande ormai la speculazione cinese si è diffusa anche a livello globale, e l’esplosione della bolla orientale potrebbe portare a una distruzione enorme di ricchezza mondiale, che a sua volta si ripercuoterebbe sulla Cina stessa.

 


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