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Tregua armata a Hormuz: l’accordo da 60 giorni che consegna lo stretto all’Iran e spaventa i mercati

Un intesa temporanea di 60 giorni tra USA, Iran e Oman tenta di sbloccare lo Stretto di Hormuz. Tra lo sminamento e il nodo dei pedaggi, l’impatto economico globale rimane ad alto rischio.

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Il mondo del commercio marittimo e dell’energia trattiene il respiro. Un accordo d’emergenza della durata di 60 giorni tra Stati Uniti, Iran e Oman punta a riaprire lo Stretto di Hormuz ed evitare una devastante escalation militare. Ma dietro la facciata diplomatica si nasconde un enorme dilemma economico: Teheran ottiene un controllo senza precedenti su una delle rotte petrolifere più importanti del pianeta.

Una intesa temporanea per il collo di bottiglia del mondo

Stati Uniti, Iran e Oman si avviano ad annunciare un’intesa temporanea per riaprire lo Stretto di Hormuz. L’intesa fermerebbe le ostilità militari per 60 giorni, ripristinando il cessate il fuoco collassato il mese scorso.

Tuttavia, l’accordo non risolve le cause di fondo del conflitto e si limita a congelare una situazione sul punto di esplodere.

Come funziona l’intesa sui transiti marittimi

Il piano prevede una divisione rigida delle rotte per le navi mercantili e le petroliere:

  • Navi in entrata nel Golfo: Utilizzeranno un canale a nord che passa nelle acque territoriali iraniane.
  • Navi in uscita verso il Mare Arabico: Transiteranno lungo un canale a sud nelle acque dell’Oman.
  • Sminamento del canale centrale: Le parti avranno 30 giorni per rimuovere le mine navali collocate nelle corsie centrali. Non è impossibile che alla missione partecipino anche paesi europei.

Rotte nord e sud da BBC

Una volta completata la bonifica, la corsia centrale tornerà a essere utilizzabile in entrambe le direzioni.

Il cortocircuito economico: pedaggi contro sanzioni

Sui costi di transito si apre una frattura drammatica che rischia di paralizzare il commercio prima ancora di iniziare.

Se le sanzioni finanziarie americane restano in vigore, per gli armatori sarà impossibile saldare i diritti richiesti da Teheran senza rischiare sanzioni gravissime e l’esclusione da qualsiasi contatto ecnomico con gli Usa o con il sistema bancario/assicurativo occidentale. Questo ostacolo ridurrà fortemente il numero di petroliere disposte a navigare nella zona, al di là di quanto stabilito dai due stati. Far finta che gli USA possano restare esclusi è un’illusione che rischia di essere pericolosa.

Le conseguenze economiche a lungo termine

Questa intesa non è un trattato di pace vero e proprio, ma, al massimo, una pausa tattica che rafforza il potere di ricatto dell’Iran sulle rotte dell’energia globale. Sulla base di quanto definito da Iran e Oman gli attacchi Usa potrebbero cessare, ma solo per decisione unilaterale americana.

Nel lungo periodo, l’incertezza spingerà i Paesi della regione e i grandi compratori ad accelerare le alternative strategiche:

  • Oleodotti di bypass: Costruzione rapida di condutture per portare il greggio direttamente all’Oceano Indiano, al Mar Rosso e al Mediterraneo. I progetti già in corso saranno perfino accelerati, anche perché c’è lo stimolo
  • Reti ferroviarie merci: Rilancio dei progetti di trasporto via terra per evitare del tutto i passaggi marittimi a rischio. Dal rifacimento della ferrovia dell’Hejaz ai collegamenti diretti Turchia, le vie alternative saranno sviluppate.
  • Costi assicurativi: I premi sui noli marittimi e sul trasporto rimarranno altissimi, mantenendo elevati i prezzi finali dell’energia. Questo renderà l’uso di Hormuz  ancora meno conveniente.

L’accordo ignora il nodo centrale del programma nucleare iraniano e il blocco dell’export di greggio di Teheran. Oman e Iran non parlano di rinuncia al nucleare, punto centrale delle richieste di Trump. Inoltre non è chiaro se l’Iran, fuori dallo stretto, potrà liberamente commerciare, come era durante la precedente tregua.  Senza affrontare questi problemi, la riapertura di Hormuz è soltanto la calma prima della prossima tempesta militare.

Tutto è lasciato all’incertezza e al caso, ma qualcosa è sicuro: rimane sempre molto conveniente realizzare infrasteutture che rendano lo Stretto inutile. Quello che può essere letta come una vittoria iraniana di oggi, ne segnerà la minore rilevanza nel medio lungo periodo.

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