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Piazza Affari vola oltre quota 900 miliardi: quasi 400 miliardi in più dall’inizio del governo Meloni

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Piazza Affari continua a correre e consolida il proprio ruolo tra i principali mercati finanziari europei. Nel 2026 il valore complessivo delle società italiane quotate raggiunge 906,5 miliardi di euro, con un incremento di 144 miliardi rispetto ai 762,5 miliardi registrati nel 2025. Una crescita del 18,9% in appena dodici mesi che conferma il rafforzamento patrimoniale delle imprese e la rinnovata capacità del sistema produttivo nazionale di attrarre capitali.

Il dato assume un peso ancora maggiore se osservato dall’inizio dell’attuale legislatura. Nell’autunno del 2022 la capitalizzazione di Piazza Affari era pari a circa 506 miliardi: da allora il valore del listino milanese è aumentato di quasi 400 miliardi, con una crescita prossima all’80%. Una progressione che non può essere spiegata da un solo fattore, ma che si inserisce in una fase caratterizzata da maggiore stabilità politica, miglioramento della percezione internazionale dell’Italia e fiducia nella solidità delle principali aziende quotate.

A certificare questa evoluzione è il nuovo rapporto del Centro studi, secondo il quale si consolida anche la presenza degli investitori internazionali. I soggetti esteri detengono partecipazioni per 462,8 miliardi, pari al 51,05% dell’intero capitale delle società quotate. Per il secondo anno consecutivo rappresentano dunque il principale azionista di Piazza Affari.

Il superamento della soglia del 50% è un segnale importante. Significa che fondi, investitori istituzionali e operatori stranieri continuano a considerare le aziende italiane competitive e affidabili, nonostante un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, rallentamento del commercio globale e incertezza sui tassi di interesse. Il capitale estero non è soltanto un indicatore finanziario: misura la fiducia nella capacità delle imprese di generare utili, investire, esportare e remunerare gli azionisti.

La crescita non riguarda però esclusivamente gli investitori internazionali. Aumenta anche il valore delle partecipazioni detenute dalle famiglie, dalle imprese, dalle banche e dallo Stato. Il capitalismo italiano continua quindi a mantenere una robusta base nazionale, pur aprendosi sempre di più ai mercati globali. È proprio questo equilibrio tra proprietà domestica e capitali esteri a rappresentare uno dei punti di forza del sistema.

Il valore delle partecipazioni, infatti, passa da 86,5 miliardi a 99,7 miliardi di euro, con un incremento di 13,2 miliardi (+15,26%). Nonostante la crescita in valore assoluto, la quota sul capitale complessivo scende lievemente dall’11,34% all’11,00%, confermando come l’espansione di Piazza Affari sia stata trainata soprattutto dall’afflusso di capitali internazionali. In deciso aumento risultano anche le partecipazioni detenute dallo Stato e dalla Banca centrale, che salgono da 39,7 miliardi a 50,3 miliardi di euro, con una crescita di 10,6 miliardi (+26,73%), la più elevata tra tutte le categorie di investitori italiani. La quota pubblica passa dal 5,21% al 5,55% del capitale delle società quotate. Positivo anche l’andamento delle assicurazioni e dei fondi pensione, che incrementano gli investimenti da 12,5 miliardi a 14,4 miliardi di euro, pari a 1,9 miliardi in più (+15,63%), pur mantenendo una quota sostanzialmente stabile, dall’1,63% all’1,59%

Ancora più significativo è il dato relativo all’intero universo delle società per azioni italiane, quotate e non quotate. Il loro patrimonio supera per la prima volta i 4.177 miliardi di euro. Una cifra che offre una fotografia della ricchezza finanziaria e industriale accumulata dal tessuto produttivo nazionale e che ridimensiona l’immagine di un Paese immobile o incapace di attrarre investimenti.

«La crescita della Borsa italiana conferma la fiducia che gli investitori, italiani e internazionali, ripongono nel nostro sistema produttivo», osserva il presidente del Centro studi, Giuseppe Longobardi. Secondo Longobardi, un ruolo cruciale è stato svolto dalla stabilità politica, che ha consentito agli operatori di programmare gli investimenti all’interno di un quadro più prevedibile.

È un aspetto che assume un valore particolare per l’Italia, storicamente penalizzata dalla frequenza delle crisi di governo e dalla discontinuità delle politiche economiche. La durata dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, insieme alla tenuta dei conti pubblici e alla continuità dell’azione istituzionale, ha contribuito a modificare la percezione del rischio Paese.

Naturalmente, la crescita del listino non coincide automaticamente con un aumento uniforme del benessere delle famiglie e non cancella le fragilità ancora presenti nell’economia reale. Resta necessario favorire nuove quotazioni, allargare la partecipazione delle piccole e medie imprese al mercato dei capitali e indirizzare una parte maggiore del risparmio italiano verso investimenti produttivi.

Ma i numeri raccontano comunque un cambiamento profondo. Piazza Affari non è più soltanto il luogo in cui si muovono pochi grandi gruppi nazionali: è diventata una piattaforma sempre più internazionale, capace di intercettare capitali globali e di valorizzare le imprese italiane. Il passaggio da 506 a oltre 906 miliardi in meno di quattro anni rappresenta uno dei segnali più concreti della fiducia costruita intorno al sistema Italia.

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