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E se il problema non fossero i soldi?

Se vogliamo far rinascere questo Paese, dovremmo farci una domanda molto semplice.
Come fa uno dei Paesi più ricchi del mondo a ripetere da quarant’anni che “non ci sono soldi”?
È curioso:
- Abbiamo imprese che vogliono lavorare.
- Abbiamo persone che cercano un’occupazione.
- Abbiamo risparmio privato tra i più alti d’Europa.
- Abbiamo tecnologie, competenze, creatività e perfino l’intelligenza artificiale.
Eppure, ogni volta che si parla di sanità, scuola, energia, sicurezza del territorio o ricostruzione dopo un’alluvione… arriva puntuale la frase più famosa della politica italiana:
“Non ci sono i soldi.”
Ormai dovrebbe essere registrata come patrimonio dell’UNESCO.
Ma siamo sicuri che il problema siano davvero i soldi?
Oppure è il modo in cui abbiamo deciso di procurarceli?
Perché oggi lo Stato è un po’ come una famiglia piena di figli, con la dispensa piena, il garage pieno di attrezzi… ma che, per cambiare una lampadina, deve chiedere il permesso al vicino.
Abbiamo deciso di complicarci la vita:
- Ci siamo messi il pareggio di bilancio perfino in Costituzione.
- Abbiamo i vincoli europei su deficit e debito nel Patto di Stabilità.
- Abbiamo una Banca Centrale che, per statuto, è indipendente dagli Stati.
- E quando servono risorse… andiamo dai mercati finanziari a chiedere un prestito.
Loro guardano lo spread… e decidono se dobbiamo stare tranquilli oppure preoccuparci.
Non è esattamente il massimo dell’autonomia.
Ma esiste un’altra strada?
Secondo noi sì.
Si chiama SIRE, cioè Strumento Italiano di Rinascita Economica.
L’idea è semplice.
Lo Stato utilizza uno strumento fiscale già previsto dalle norme: i CIC, Crediti di Imposta Cedibili.
- Non sono una nuova moneta.
- Non sostituiscono l’euro.
- Non sono nuovo debito pubblico.
- E rientrano nell’attuale quadro normativo italiano ed europeo.
Come funziona?
Lo Stato emette CIC per finanziare investimenti, servizi o interventi nelle emergenze.
Chi li riceve può utilizzarli negli scambi economici oppure, dopo due o più anni, usarli per compensare imposte e contributi.
Nel frattempo quei CIC circolano nell’economia.
E ogni volta che circolano succede una cosa straordinaria.
Si lavora. Si produce. Si vende. Si paga l’IVA. Si pagano tasse e contributi.
Insomma… lo Stato incassa.
Un concetto quasi rivoluzionario: se l’economia cresce, aumenta anche il gettito fiscale.
Sembra banale.
E infatti viene da chiedersi come mai se ne parli così poco.
Naturalmente il SIRE non è una bacchetta magica.
Se lo Stato finanziasse sprechi, sprechi rimarrebbero.
Ma se finanzia investimenti produttivi, infrastrutture, sanità, energia, ricerca e ricostruzione dopo le emergenze, la crescita economica può generare nuove entrate fiscali che compensano, in tutto o in parte, le future minori entrate derivanti dall’utilizzo dei CIC.
Alla fine chi ci guadagna?
- Lo Stato, che dispone di uno strumento in più per sostenere l’economia.
- Le imprese, che ricevono nuovi ordini e più liquidità.
- Le famiglie, che hanno più lavoro, più reddito e servizi migliori.
- Perfino le banche possono svolgere un ruolo nella gestione del sistema.
Insomma… per una volta non sembra il classico gioco in cui qualcuno perde perché qualcun altro vinca.
L’obiettivo è far vincere tutti.
Noi non diciamo che il SIRE sia perfetto.
Diciamo che merita almeno una domanda.
Se continuiamo a fare sempre le stesse cose, perché dovremmo aspettarci risultati diversi?
Forse è arrivato il momento di discutere seriamente anche di strumenti nuovi.
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Perché il futuro dell’Italia non dovrebbe dipendere soltanto dalla frase:
“Non ci sono i soldi.”
Fabio Conditi
Presidente dell’associazione “Moneta Positiva”
fondatore del Movimento culturale “Un Mondo Positivo”
autore del libro “Risate Sovrane – Liberi dal debito grazie al SIRE”
https://unmondopositivo.it/libri/







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