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Treasury USA: i tassi schizzano al 5,11%. L’incubo del 2007 torna a spaventare i mercati

Il rendimento del decennale americano vola ai massimi dal 2007. Tra debito fuori controllo, rischio guerra e stretta della Fed, ecco perché famiglie e mercati rischiano di pagare il conto.

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Il segnale d’allarme è scattato all’improvviso sui mercati globali: il rendimento del titolo di Stato americano a 10 anni è salito al 5,11%, toccando vette che non si vedevano dall’estate del 2007, alla vigilia della grande crisi finanziaria. Una miscela esplosiva fatta di spese statali fuori controllo, venti di guerra e inflazione dura a morire sta spingendo il costo del denaro verso l’alto. Non siamo ancora al punto di rottura, ma la miccia è accesa.

Tutto si è mosso rapidamente dopo un’asta di titoli a cinque anni da 70 miliardi di dollari andata male. Gli investitori iniziano a rifiutare la mole spropositata di nuovo debito emesso da Washington. Quando l’offerta di titoli di Stato supera la domanda reale, il Tesoro americano deve offrire rendimenti più alti per trovare compratori. Ecco il grafico da Tradingeconomics:

A peggiorare il quadro c’è la forza apparente dell’economia privata statunitense, che a settembre ha accelerato il passo. Invece di rassicurare, questi dati hanno riacceso la paura di nuove fiammate sui prezzi. Il mercato ora scommette al 70% su un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già nelle prossime settimane. Se a questo aggiungiamo le tensioni militari con l’Iran che tengono alto il prezzo del petrolio, il cerchio si chiude.

Le conseguenze pratiche si fanno già sentire su tre fronti:

  • Borsa sotto tiro: con i titoli di Stato che garantiscono oltre il 5% senza rischi, gli investitori vendono le azioni, giudicate troppo care e incerte. Eppure, per ora, la Borsa tiene.
  • Perdite sui vecchi bond: chi possiede obbligazioni comprate negli anni scorsi con tassi bassi (al 2% o 3%) vede crollare il loro valore di mercato se deve rivenderle oggi.
  • Stangata su mutui e prestiti: l’aumento dei rendimenti pubblici fa lievitare immediatamente i tassi di interesse per famiglie e imprese.

Il paradosso è evidente: il governo americano continua a emettere fiumi di debito per coprire uscite crescenti, mentre le grandi aziende tecnologiche si indebitano a ritmi record per la corsa all’intelligenza artificiale. Alla fine il debito totale continua a crescere. Per ora c’è capitale per mantenero, ma l’aumento dei tassi è anche indicativo che questa crescita non può essere eterna.

Tutti cercano capitali nello stesso momento. Per ora il sistema regge, ma quando il rifinanziamento di questa enorme montagna di debiti arriverà a scadenza, il conto per l’economia reale rischia di essere molto salato. Il problema non è di per se il debito, ma il suo costo.

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