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TotalEnergies macina profitti record grazie alla guerra, ma ora il governo francese presenta il conto

Carburanti alle stelle e profitti record per il gigante del petrolio: l’ultimatum del governo francese sui prezzi del diesel

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Mentre il conflitto in Medio Oriente continua a scuotere i mercati energetici e a svuotare le tasche dei cittadini europei, per i grandi giganti del petrolio la crisi si sta trasformando in una miniera d’oro senza precedenti. Il colosso francese TotalEnergies ha appena chiuso un terzo trimestre da incorniciare, spinto verso l’alto dal rincaro del gas e dai margini altissimi sui carburanti raffinati come il diesel. Chi paga, alla fine, il prezzo di questa ricchezza straordinaria? Sempre gli automobilisti e le imprese, ma questa volta la montagna di denaro incassata dal gruppo ha costretto l’Eliseo a intervenire: di fronte a bilanci così esplosivi, il presidente Emmanuel Macron e il governo guidato da Sébastien Lecornu chiedono ora all’azienda di restituire parte del vantaggio tagliando subito i listini alla pompa.

I conti d’oro del terzo trimestre: 9,1 miliardi sulle spalle della crisi

I numeri pubblicati dal gruppo guidato dall’amministratore delegato Patrick Pouyanné parlano da soli e mostrano quanto la guerra possa essere redditizia per chi controlla le filiere energetiche. Nel terzo trimestre del 2026, l’utile netto rettificato di TotalEnergies è balzato alla cifra record di 9,1 miliardi di dollari (pari a circa 8,2 miliardi di euro), segnando un impressionante +52% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Già nei primi sei mesi dell’anno i guadagni erano saliti parecchio, ma si erano fermati a 5,8 miliardi di dollari nel primo trimestre e a 6 miliardi nel secondo. Tra luglio e settembre, invece, i profitti sono letteralmente decollati.

Come ha fatto il gruppo francese a macinare simili utili mentre il Medio Oriente è in fiamme? La risposta sta nella sua struttura integrata e nella capacità delle grandi major di aggirare i blocchi geopolitici. Nonostante i bombardamenti e i rischi nello Stretto di Hormuz, l’estrazione di idrocarburi di TotalEnergies non si è fermata, ma è addirittura aumentata. Il conflitto ha intaccato appena il 5% della produzione complessiva del gruppo: le compagnie petrolifere sono riuscite a far uscire i barili dal Golfo Persico utilizzando gasdotti alternativi o facendo navigare le proprie petroliere con estrema discrezione.

Ecco il quadro sintetico dei risultati trimestrali che hanno fatto scattare l’allarme politico a Parigi:

Voce di Bilancio / Operativa (3° Trimestre 2026)RisultatoVariazione e Dettagli Chiave
Utile netto rettificato totale9,1 miliardi $ (8,2 mld €)+52% su base annua (livello record assoluto)
Produzione idrocarburi2,474 milioni barili/giorno+3% sul trimestre precedente (+4% annuo senza la guerra)
Utile operativo divisione GNL1,9 miliardi $Prezzo medio del gas liquefatto +20% e forte trading
Utile operativo “Downstream” (Raffinerie)4,1 miliardi $Trimestre storico grazie a +10% di prodotti raffinati

Il vero affare? Raffinerie e gas naturale liquefatto

A gonfiare le casse di TotalEnergies non è stata tanto la semplice estrazione del greggio, quanto ciò che avviene dopo: il trasporto del gas e la lavorazione del petrolio nelle raffinerie, come quella strategica di Donges, in Francia. Come ha ammesso con una certa soddisfazione lo stesso Patrick Pouyanné, l’azienda ha sfruttato fino all’ultimo centesimo un mercato caratterizzato da prezzi alti e da una domanda di gas in piena espansione.

I due motori di questo boom finanziario sono chiarissimi:

  • La corsa del GNL (Gas Naturale Liquefatto): Questa divisione ha incassato un risultato operativo netto di 1,9 miliardi di dollari in novanta giorni. Il merito va all’aumento del 20% del prezzo medio di vendita del gas liquefatto, ma anche alle operazioni speculative dei trader aziendali, abilissimi nel comprare e rivendere carichi di gas sui mercati internazionali nel pieno dell’emergenza.
  • L’esplosione dei margini di raffinazione: È qui che si nasconde il vero tesoro del trimestre. La divisione “downstream”, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, ha portato a casa la bellezza di 4,1 miliardi di dollari di utile operativo netto. Con la paura di rimanere a secco per colpa della guerra, la forbice di prezzo tra il petrolio greggio e il carburante finito (benzina e gasolio) si è allargata a dismisura. TotalEnergies ha aumentato del 10% i volumi lavorati nelle sue raffinerie, incassando margini di guadagno mai visti prima in Europa e nel mondo.

E mentre i bilanci aziendali festeggiano, cosa succede nell’economia reale? In Francia le vendite di carburanti stanno crollando a picco perché i prezzi sono diventati insostenibili per lavoratori e trasportatori. Consapevole di avere tra le mani una bomba sociale pronta a esplodere, Pouyanné ha subito cercato di parare il colpo politico, ricordando che TotalEnergies garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti europei e mantiene già un tetto volontario ai prezzi nei propri distributori francesi. Attenzione che un discorso simile potrebbe essere fatto in Italia per ENI.

L’altolà del governo Lecornu-Macron: «Ora Total sia esemplare»

Le rassicurazioni preventive del vertice aziendale non sono bastate, ma hanno anzi spinto l’esecutivo francese a uscire allo scoperto. Quando un’impresa nazionale incassa oltre 8 miliardi di euro netti in tre mesi grazie a una crisi geopolitica, la politica non può far finta di nulla, soprattutto se le famiglie faticano a riempire il serbatoio per andare al lavoro.

La linea dettata da Emmanuel Macron e dall’esecutivo di Sébastien Lecornu è stata affidata a Maud Bregeon, ministra dell’Energia e portavoce del governo. Intervenuta ai microfoni di BFMTV e RMC a poche ore dalla diffusione dei dati, la ministra ha usato il bastone e la carota. Da un lato ha riconosciuto che per la Francia è una grande fortuna avere in casa un colosso energetico capace di mettere il Paese al riparo dal rischio di rimanere senza scorte, ma dall’altro ha preteso un impegno economico immediato.

Parigi chiede a TotalEnergies di dimostrarsi «esemplare» attraverso due mosse concrete e non negoziabili:

  1. Tagliare subito il prezzo del diesel grazie alle scorte di Stato: Per raffreddare i listini, il governo francese ha deciso di sbloccare e immettere sul mercato una quota delle proprie riserve strategiche nazionali di gasolio. La ministra Bregeon ha intimato a TotalEnergies di trasferire interamente e immediatamente questo risparmio sul prezzo finale alla pompa, senza trattenere nemmeno un centesimo lungo la filiera.
  2. Prolungare il blocco dei prezzi a oltranza: Il meccanismo del tetto massimo ai prezzi dei carburanti applicato nelle stazioni di servizio del gruppo non dovrà avere scadenze ravvicinate, ma dovrà restare in vigore per tutto il tempo in cui dureranno la guerra in Medio Oriente e le tensioni sui mercati internazionali.

Resta da capire un punto fondamentale: basterà un richiamo morale alla “responsabilità esemplare” per convincere un gigante da 9 miliardi di dollari a trimestre a rinunciare a una fetta dei suoi margini di raffinazione, o il governo francese sarà costretto a passare dalle parole ai fatti con un prelievo forzoso sugli extraprofitti di guerra?

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