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Scontro totale a Berlino: la Cancelleria stoppa la stangata sulle bibite. Merz frena Klingbeil sul miliardo dello zucchero
Berlino frena il piano da 1,2 miliardi del ministro Klingbeil: la tassa sulle bibite zuccherate avrebbe colpito i consumatori fino a 38 centesimi al litro. La Cancelleria interviene per evitare una fiammata sui prezzi e una crisi di governo.

Tensione nel governo tedesco. La Cancelleria ha bloccato all’ultimo secondo il blitz del ministro delle Finanze Lars Klingbeil, che puntava a incassare oltre un miliardo di euro attraverso una pesante tassa sulle bevande zuccherate. Una manovra urgente per tappare le falle del bilancio federale, che rischiava però di incendiare i prezzi al consumo e far esplodere la maggioranza di governo.
La notizia, rivelata dalla stampa tedesca a partire dall’Handelsblatt, segna una frattura profonda tra la SPD e la CDU del cancelliere Friedrich Merz. Il piano di Klingbeil era stato spedito ai ministeri per le consultazioni solo poche ore prima. Dal palazzo della Cancelleria è arrivato però un secco stop: la proposta si discosta dalle raccomandazioni tecniche della commissione sanitaria, non ha la maggioranza politica e spacca l’esecutivo.
Ufficialmente, l’obiettivo sbandierato dal ministro delle Finanze era nobile: tutelare la salute pubblica, frenare la diffusione del diabete e incentivare le aziende a tagliare gli zuccheri. Nei fatti, la necessità di fare cassa era fin troppo palese. Il gettito previsto nei documenti interni era lievitato a circa 1,2 miliardi di euro all’anno, più del doppio rispetto alla prima stima di 550 milioni. Un raddoppio delle entrate studiato a tavolino per coprire i buchi delle finanze pubbliche.
L’architettura della norma prevedeva tre scaglioni progressivi, pronti a colpire il carrello della spesa:
| Contenuto di zucchero per 100 ml | Tassa prevista al litro | Prodotti tipici interessati |
| Da 5 a meno di 7 grammi | 0,26 € (26 €/hl) | Tè freddi e soft drink leggeri |
| Da 7 a meno di 10 grammi | 0,32 € (32 €/hl) | Aranciate e bibite gassate |
| Oltre 10 grammi | 0,38 € (38 €/hl) | Cole tradizionali ed energy drink |
Per i concentrati e gli sciroppi il prelievo era calcolato direttamente sul volume della bibita una volta diluita. L’entrata in vigore era fissata per il primo luglio 2027.
Come spesso accade quando il fisco sposa il moralismo alimentare, la bozza conteneva curiose eccezioni.
Il testo risparmiava diversi prodotti:
Le bevande “zero” con dolcificanti artificiali;
I succhi puri di frutta e verdura senza zuccheri aggiunti;
La birra, il vino e gli spumanti analcolici;
Le bevande vegetali alternative al latte.
Nel mirino della tassa finivano invece le storiche bibite al malto e le tradizionali gassose da fusto. Un capolavoro burocratico in cui lo Stato decide per legge quali calorie siano meritevoli e quali debbano essere punite con un sovrapprezzo forzato.
La frenata imposta da Friedrich Merz non nasce da improvviso buonismo, ma da puro realismo economico e politico. Contro il testo si sono schierati sia diversi ministri conservatori sia i presidenti dei Länder, tra cui il governatore dell’Assia Boris Rhein, che ha difeso le medie aziende del settore. In una Germania alle prese con consumi interni fermi e stipendi reali provati dall’inflazione, aggiungere un nuovo balzello avrebbe inferto un duro colpo alla spesa delle famiglie.
Una tassa indiretta di questo tipo ha un impatto fortemente regressivo. Colpisce in misura maggiore i redditi bassi, che impiegano una percentuale molto alta del loro stipendio per i beni di uso comune. Sottrarre risorse alle famiglie deprime la domanda di mercato, con il rischio concreto di frenare gli acquisti di altri beni e servizi.
Inoltre, il tessuto produttivo ha lanciato un allarme immediato. I costi scaricati a valle avrebbero penalizzato non tanto i colossi globali, capaci di assorbire l’urto, quanto la fitta rete di produttori e imbottigliatori locali, già messi alle strette dalle bollette e dagli obblighi normativi.
Per adesso, la crociata salutista è stata fermata alle porte della Cancelleria. Berlino evita un rincaro ingiustificato per i consumatori, ma la partita resta aperta: finché i conti dello Stato saranno in deficit, l’idea di usare il moralismo fiscale per spremere i cittadini continuerà a riaffacciarsi nei palazzi del potere.







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