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Terremoto nei sondaggi francesi: i centristi crollano e spunta a sorpresa Christine Lagarde. È già partita l’operazione “Macron 2”?

Francia politicamente nel caos: Macron al 13% e i centristi affondano. Parte il piano “Lagarde Presidente” per il 2027?

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Il blocco centrale che sostiene Emmanuel Macron sta andando in frantumi, spingendo i grandi manovratori di Parigi a calare una carta del tutto inattesa per evitare la disfatta nel 2027. Mentre la fiducia nel presidente francese tocca il minimo storico del 13% — superando persino il record negativo di François Hollande — l’ultimo sondaggio dell’istituto Elabe per il quotidiano Les Echos nasconde una mossa politica tutt’altro che casuale.

Per la prima volta, i sondaggisti hanno inserito nel barometro di popolarità Christine Lagarde, che ha appena annunciato le sue dimissioni dalla guida della Banca Centrale Europea (BCE) a partire dal febbraio 2027. Ufficialmente lascia Francoforte in anticipo per “ritrovare la propria libertà di parola” proprio mentre in Francia entrerà nel vivo la campagna presidenziale.

In politica, si sa, le coincidenze non esistono. Inserire nei test elettorali una figura che teoricamente non è candidata serve a misurare la temperatura dell’acqua per una vera e propria “Operazione Macron 2”: sostituire un ex banchiere d’affari logorato con la massima rappresentante della tecnocrazia finanziaria internazionale.

Il naufragio dei delfini e il “test” tecnocratico

I numeri spiegano bene il panico che regna nei salotti parigini. I candidati naturali del cosiddetto “blocco comune” centrista stanno affondando e non riescono più a intercettare il consenso:

  • Édouard Philippe perde 3 punti e scivola al 27% di giudizi positivi, mostrando un logoramento costante che dura ormai da mesi.
  • Gabriel Attal arretra ulteriormente al 22% (-3 punti), incapace di imporsi come vera guida politica.
  • Bruno Retailleau, pur risalendo leggermente al 26%, non riesce a sfondare né a scaldare l’elettorato moderato.

In questo vuoto di potere si inserisce il test su Christine Lagarde. L’ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale ed ex ministro dell’Economia di Sarkozy debutta direttamente al quarto posto assoluto con il 27% di opinioni favorevoli, ma soprattutto balza in testa tra gli elettori di Macron con un clamoroso 62% di gradimento.

Bisogna dire che Marine Le Pen resta comunque al culmine della popolarità con il 35%, in calo di 3%, e allo stesso livello della Lagardi si piazza Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen, con il 27%.

L’ascesa di David Lisnard e i dati a confronto

Accanto alla manovra sull’asse Francoforte-Parigi, il sondaggio registra lo scatto di David Lisnard. Il sindaco di Cannes, leader del movimento Nouvelle Énergie di orientamento liberale e conservatore, compie il balzo più grande del mese (+6 punti) arrivando al 22% (+11 punti da gennaio).

Lisnard ha ridotto di 15 punti la quota di chi non lo conosceva (scendendo dal 57% al 42%) e ha trasformato gli indecisi in consensi reali. Raccoglie il 70% di pareri positivi a destra, il 28% tra i pensionati, oltre a crescere tra commercianti, artigiani e persino tra gli elettori di Macron (34%, +10 punti) e di Marine Le Pen (37%, +7 punti).

Personalità PoliticaRuolo / AreaGradimento TotaleVariazione MensileDettagli Elettorato Chiave
Christine LagardePresidente BCE (dimissionaria)27%+3 punti62% tra gli elettori di Macron
Édouard PhilippeEx Premier (Centro)27%-3 puntiIn calo costante da mesi
David LisnardSindaco di Cannes (Destra)22%+6 punti70% a destra, 37% tra i lepenisti
Gabriel AttalEx Premier (Macroniani)22%-3 puntiScivolato al 13° posto assoluto

Più rigore per salvare il modello attuale?

Secondo Bernard Sananès, presidente di Elabe, la Lagarde piace all’elettorato centrista perché “incarna il rigore di bilancio”. Ed è proprio qui che emerge il paradosso economico per la Francia e per l’intera Eurozona.

La Francia si trova oggi con un deficit fuori controllo, una crescita asfittica e una fortissima tensione sociale legata al crollo del potere d’acquisto. L’idea che la soluzione ai problemi dell’economia reale francese consista nell’affidare l’Eliseo a chi ha guidato la stretta monetaria della BCE — penalizzando investimenti, mutui e produzione industriale in tutta Europa — appare quantomeno ironica.

Un’eventuale discesa in campo della Lagarde (o un suo ruolo da “grande elettrice” e garante del futuro governo) farebbe, almeno teoricamente, pensare a un’operazione pro austerità per riportare i conti francesi sotto controllo. Solo che questa politica sparagnina è sempre apprezzata da chi pensa di non esserne colpito, poi, quando viene ad essere messa in pratica, diventa improvvisamente impopolare, come dimostra il caso Monti in Italia.

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