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Terremoto a Berlino: il cancelliere Merz sprofonda all’ultimo posto e l’AfD vola al 29%. La Germania verso il baratro politico ed economico

Crollo storico nei sondaggi tedeschi: il cancelliere Friedrich Merz sprofonda all’ultimo posto per popolarità, mentre l’AfD vola al 29%. Tra governi paralizzati, tagli alla spesa e FDP fuori dal parlamento, Berlino affronta una crisi sistemica.

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A sole tre settimane da passaggi elettorali decisivi, la Germania si ritrova davanti a un quadro politico drammatico. Il cancelliere Friedrich Merz tocca il fondo nei consensi popolari ed è ormai il leader meno amato dell’intera repubblica federale. Contemporaneamente, l’opposizione guidata da Alternative für Deutschland (AfD) allunga il passo, toccando la quota record del 29% e scavando un baratro con i partiti di governo.

La crisi non è soltanto una questione di numeri e poltrone, ma la fotografia impietosa di un Paese bloccato dalla rigidità economica, dal calo della produzione industriale e da una fiducia dei consumatori ridotta ai minimi termini.

Merz fanalino di coda: il fallimento della leadership

L’ultimo sondaggio dell’istituto INSA per il quotidiano Bild evidenzia una bocciatura senza appello per il cancelliere. Con un indice di gradimento fermo a 2,51 punti, Friedrich Merz occupa l’ultima posizione su venti leader politici monitorati.

Il distacco dal resto del gruppo è impressionante: perfino la contestata ministra dell’Economia Katherina Reiche, al diciannovesimo posto, lo precede con un netto distacco (3,20 punti).

Classifica di gradimento INSA (Top & Flop):

  1. Boris Pistorius (SPD) : 4,81 punti
  2. Cem Özdemir (Verdi) : 4,28 punti
  3. Hendrik Wüst (CDU) : 4,03 punti

  1. Alice Weidel (AfD) : 3,82 punti (+3 posizioni)

  1. Katherina Reiche (CDU) : 3,20 punti
  2. Friedrich Merz (CDU) : 2,51 punti

In vetta resta inamovibile il ministro della Difesa Boris Pistorius. A impressionare è però la scalata di Alice Weidel (AfD), che balza al settimo posto. È il segnale inequivocabile che il malcontento popolare non si limita più al voto di protesta passivo, ma premia direttamente i volti dell’opposizione dura.

Sondaggio federale: il divario record tra AfD e CDU/CSU

Nelle intenzioni di voto federali (Sonntagsfrage), rilevate tra il 21 e il 24 agosto su un campione di 2.004 cittadini, la forbice tra primo e secondo partito raggiunge la misura senza precedenti di 8,5 punti percentuali:

PartitoPercentualeVariazione
AfD29,0%+0,5%
CDU/CSU20,5%=
Verdi13,5%+0,5%
SPD12,0%=
Die Linke11,0%-1,0%
FDP (Liberali)4,5%-0,5% (sotto la soglia del 5%)
BSW3,0%=
Altri6,5%+0,5%

I liberali della FDP crollano al 4,5% e resterebbero fuori dal Bundestag. La CDU/CSU non riesce a capitalizzare nulla e si ferma al 20,5%.

Lotte intestine e resa dei conti nella destra moderata

Il logoramento investe l’intera unione cristiano-democratica. Nella CSU bavarese, Alexander Dobrindt (quinto) scalza Markus Söder (sesto), togliendogli lo scettro di leader più apprezzato del partito. Comunque il primo partito della coalizione e che aveva vinto le ultime elezioni, ha una persona solo al quinto posto.

Non va meglio ai fedelissimi di Merz: il nuovo capogruppo Thorsten Frei scivola dal sesto al nono posto, mentre la presidente del Bundestag Julia Klöckner retrocede all’undicesimo.

Chi ci segue sa che in questi giorni si parla dell’ennesima nuova tassa, emessa con finalità teorica di aiutare la salute, ma che aumenterà anche fino al 30% il prezzo delle bevande non alcoliche, perfino quelle senza zucchero. Un’imposta fortemente regressiva, che porterà qualche centinaio di milioni alle casse federali, al prezzo di un’aggiunta nell’impopolarità.

Continuare a ignorare l’economia reale in nome dell’ortodossia contabile ha prodotto questo risultato: un governo isolato e un Paese spinto verso scelte radicali. Tra tre settimane si vota in Sassonia, e questo potrebbe segnare l’inizio della fine per il governo tedesco.

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