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Francia sull’orlo del baratro: una tassa da pochi euro paralizza il Paese e fa volare i tassi al 5%
Una tassa da 278 euro incendia oltre 500 licei in Francia. Sui mercati scatta il panico, i tassi decennali toccano il 5% e il CDS vola ai massimi da cinque anni. L’anarchia ormai è dietro l’angolo

La Francia è ormai ingovernabile? Bastano richieste di piccoli contributi scolastici per scatenare la guerriglia nelle scuole e spingere l’esecutivo verso la ghigliottina dell’articolo 49.3. Nel frattempo, i mercati presentano il conto: i rendimenti decennali toccano il 5% e la fiducia crolla ai minimi.
La guerriglia delle aule: il caos travolge i licei
Il bilancio delle mobilitazioni studentesche del 2 ottobre 2026 descrive un quadro di aperta disintegrazione dell’ordine pubblico: 564 istituti scolastici sono stati teatro di blocchi o gravi disordini, con quasi 400 scuole costrette a serrare i portoni e a tentare una surreale didattica a distanza.
La violenza ha toccato vette allarmanti a Belfort, nei pressi del liceo Courbet. Un agente di polizia in borghese, impegnato in un fermo, è stato accerchiato da un gruppo di facinorosi, scaraventato a terra e brutalmente pestato a calci e pugni alla testa fino a perdere i sensi. Il poliziotto è finito in ospedale con traumi facciali multipli, e la procura ha aperto un fascicolo per tentato omicidio aggravato.
Nel Nord e nel Pas-de-Calais ben 37 licei sono rimasti chiusi, mentre il prefetto ha vietato assembramenti attorno a 31 plessi. A Valenciennes le forze dell’ordine sono state bersagliate da bombe Molotov; al liceo Mariette di Boulogne-sur-Mer si è arrivati al lancio di fuochi pirotecnici ad altezza d’uomo contro i reparti mobili.
A Tourcoing i tentativi di assalto hanno costretto gli studenti a barricarsi all’interno. Tensioni e barricate infiammate sono divampate anche nei dipartimenti d’oltremare, da Fort-de-France a Le Lamentin in Martinica.
🇫🇷 Rioting second- and third-generation migrants in Toulouse are throwing stones at police trying to clear them off the streets pic.twitter.com/M7Z1Ziwydj
— Visegrád 24 (@visegrad24) October 2, 2026
Una tassa da 178 euro per mandare a fuoco la Repubblica
Qual è la miccia di questa esplosione di rabbia collettiva? L’introduzione di una modesta tassa annuale d’iscrizione, compresa tra i 178 e i 250 euro, destinata agli istituti tecnici e alle classi preparatorie per l’università.
Parliamo di una cifra irrisoria su base annua, pochi euro su base mensile, a fronte di costi vivi sostenuti dallo Stato per migliaia di euro a studente e che escludeva chi percepiva una borsa di studio. Eppure, cavalcata da sindacati d’assalto e dalla sinistra radicale, la misura è stata trasformata nel pretesto per paralizzare un’intera nazione.
La domanda sorge spontanea: come può una potenza economica pretendere di attuare un risanamento dei conti credibile se una correzione da dieci euro provoca il linciaggio dei poliziotti e barricate in mezza Francia?
🇫🇷 In Marseille, rioting second- and third-generation migrants attacked a city bus driver
The bus then slammed into a tree and was badly damaged.
The driver was injured. pic.twitter.com/po9BRTjOnD
— Visegrád 24 (@visegrad24) October 2, 2026
Lo spettro dell’articolo 49.3: bilancio per decreto o caduta?
La radice del disastro è politica. I governi centristi emersi dalle urne, privi di una vera maggioranza parlamentare, hanno vissuto nell’illusione di poter barcamenarsi cedendo sistematicamente alle pressioni della sinistra.
Il risultato è un esecutivo paralizzato. Di fronte a un Parlamento spaccato e all’impossibilità di approvare la manovra finanziaria, il governo si ritrova con le spalle al muro: l’unica via d’uscita rimasta è il ricorso all’articolo 49 comma 3 della Costituzione francese, che consente di far passare le leggi di bilancio d’imperio, senza voto d’aula.
Si tratterebbe dell’ennesimo strappo istituzionale, un vero e proprio “budget per decreto” che certifica il fallimento del confronto democratico.
Il meccanismo è una roulette russa: il testo si intende approvato a meno che l’opposizione non voti compatta una mozione di sfiducia entro 24 ore. Ma in un clima incandescente, dove la piazza assedia i licei e le opposizioni fiutano la crisi, forzare la mano con il 49.3 rischia di far crollare il governo e aprire la strada a un voto anticipato nel pieno del caos.
La punizione dei mercati: rendimenti al 5% e CDS alle stelle
Mentre a Parigi la politica gioca a rimpiattino con la Costituzione, gli investitori internazionali hanno perso la pazienza. La rendita di posizione della Francia sui mercati obbligazionari si è dissolta in poche settimane.
Il rendimento dell’OAT a 10 anni ha subito una vera e propria impennata, oltrepassando la soglia psicologica del 5,00%. Solo un mese fa, ai primi di settembre, viaggiava attorno al 4,20%: un balzo violentissimo per il debito sovrano della seconda economia dell’Eurozona.
Il titolo decennale ormai sta superando il 5% in questo momento. Magari questo valore calerà, ma comunque è un segnale pessimo.
| Parametro finanziario | Inizio settembre 2026 | 2 ottobre 2026 | Segnale di mercato |
| Rendimento OAT 5Y | ~3,50% | 4,4% – 4,50% | Impennata del costo di rifinanziamento |
| CDS Sovrano Francia 5Y | ~32 bps | 70,14 bps | Massimo a 5 anni, rischio insolvenza in crescita |
| Scuole bloccate/chiuse | Fenomeno marginale | 564 istituti | Paralisi logistica e sociale |
Il segnale più allarmante arriva dal mercato dei derivati: il Credit Default Swap (CDS) francese a 5 anni è schizzato a 70,14 punti base. È il valore più alto registrato nell’ultimo quinquennio, polverizzando i picchi delle passate crisi politiche.
Assicurarsi contro il default della Francia costa oggi più del doppio rispetto a poche settimane fa. Il mercato non crede più alle promesse dell’Eliseo: senza capacità impositiva né ordine pubblico, il debito non è più privo di rischio.
La trappola del debito senza uscita
Con un debito pubblico che veleggia stabilmente oltre il 119% del PIL, tassi di rifinanziamento al 5% significano un drenaggio miliardario di risorse destinate a pagare gli interessi passivi.
Il problema è che lo stato francese appare incapace di applicare qualsiasi politica economica e fiscale seria, dal momento in cui sembra nelle mani di movimenti violenti che fanno, francamente, quello che vogliono, mettendo il territorio a ferro e fuoco. Come si può pensare di imporre anche un’imposta minima o una riforma nello stato sociale, quando questo viene manovrato da una forza politica per causare una rivolta violenta? Il problema vero della Francia non è il bilancio, ma l’anarchia tollerata.








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