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«Senza migranti chi raccoglie i pomodori?» I pifferai della sinistra non sanno che li raccolgono già le macchine
Dalla retorica degli spaghetti al pomodoro alla realtà dei campi: la raccolta del pomodoro da industria in Italia è ormai quasi interamente meccanizzata

Sia sul web sia nei talk show appare sempre più spesso lo stesso mantra: «Senza i migranti chi raccoglierebbe i pomodori?».
Bisogna riconoscerlo: come espediente comunicativo funziona. Fa certamente effetto sull’animo degli italiani lasciar intendere che, senza i migranti, potremmo dire addio agli spaghetti al pomodoro, alla pizza, all’amatriciana e a tante altre specialità della nostra cucina.
Il messaggio è semplice: senza migranti niente pomodori; senza pomodori, addio a un pezzo d’Italia.
I neri a fare gli schiavi e le nere a fare le puttane. Ma tutto questo rischia di finire. E lui è preoccupato. #piazzapulita pic.twitter.com/60jyCOTctV
— Fabio Dragoni (@fdragoni) October 3, 2026
Peccato che molti di questi improvvisati esperti sembrino ignorare un piccolo particolare: come vengono raccolti oggi i pomodori. Basta consultare uno studio dell’ENEA sulla filiera del pomodoro confezionato. Il dato è eloquente.
Le moderne raccoglitrici semoventi arrivano a 120-150 tonnellate di pomodori al giorno con appena 3-4 addetti, contro i 9-10 addetti necessari con le macchine tradizionali. E soprattutto, in Italia quasi il 100% del pomodoro da industria al Nord e oltre il 90% nel Centro-Sud è già raccolto meccanicamente. Gli studi agronomici indicano capacità tipiche nell’ordine di 20-40 tonnellate l’ora, mentre le macchine ad alta capacità possono arrivare addirittura a 60-80 tonnellate l’ora.
Non stiamo quindi parlando di qualche esperimento tecnologico o dell’agricoltura del futuro. Stiamo parlando di quello che avviene già oggi nei nostri campi. La tecnologia agricola, insomma, è andata avanti. E parecchio.

Raccolta pomodori Pianura Padana
Dunque no: il dilemma non è scegliere fra i migranti e gli spaghetti al pomodoro. I pomodori da industria, in Italia, li raccolgono già in larghissima parte le macchine.
Rimane invece una questione molto più seria. Quando sentiamo ripetere che «gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare», bisognerebbe domandarsi se il problema sia davvero il lavoro oppure il salario e le condizioni alle quali viene offerto.
Perché non si può denunciare, giustamente, il caporalato, il lavoro nero, lo sfruttamento e le condizioni indegne di molti braccianti e contemporaneamente considerare indispensabile per la nostra economia la disponibilità di manodopera disposta a lavorare per compensi bassissimi.
Italiano o straniero, chi lavora deve essere assunto regolarmente, tutelato e pagato dignitosamente. E se questo rende alcune produzioni meno competitive, la risposta non può essere cercare qualcuno disposto a lavorare per meno. La risposta è aumentare la produttività attraverso tecnologia, meccanizzazione e investimenti.
C’è infine un’altra domanda che sarebbe molto più utile porre: quanto riceve l’agricoltore e quanto paga il consumatore finale? Fra il campo e lo scaffale intervengono trasformazione, confezionamento, trasporto, logistica, intermediazione e distribuzione. Sono attività che hanno costi legittimi, ma è lungo questa catena che bisogna verificare come viene distribuito il valore e quanto ne rimane a chi produce.
Una politica agricola seria dovrebbe occuparsi esattamente di questo: maggiore forza contrattuale agli agricoltori, filiere più efficienti, contrasto vero al caporalato, salari dignitosi e incentivi alla meccanizzazione e all’innovazione.
Perché il punto non è scegliere tra lavoratori italiani e stranieri. È scegliere quale modello produttivo vogliamo: quello che compete aumentando tecnologia e produttività oppure quello che sopravvive cercando continuamente qualcuno disposto a lavorare per meno.
La prossima volta che qualche pifferaio ci domanderà «senza i migranti chi raccoglierà i pomodori?», quindi, basterà rispondere con i numeri: quasi il 100% di meccanizzazione al Nord e oltre il 90% nel Centro-Sud.
Prima di preoccuparsi per la sorte degli spaghetti al pomodoro, forse sarebbe meglio dare un’occhiata a come vengono raccolti i pomodori nei campi italiani.







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