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Germania, stangata sui carrelli della spesa: la tassa sullo zucchero colpisce anche le bibite “Zero”

La Germania anticipa al 2027 la tassa sulle bibite zuccherate, ma colpisce anche le versioni “Zero”. Rincari fino al 36% sugli scaffali per fare cassa sul bilancio federale.

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Un nuovo salasso fiscale si prepara a colpire i consumatori tedeschi direttamente al supermercato. Il governo federale ha deciso di anticipare al 2027 una pesante imposta sulle bevande, allargando a sorpresa il prelievo perfino a prodotti privi di calorie come la Coca-Cola Zero.

La misura, nata ufficialmente con l’intento pedagogico di combattere l’obesità e tutelare la salute pubblica, ha cambiato rapidamente volto nelle stanze del Ministero delle Finanze: da una tassa per sostenere il servizio sanitario nazionale combattendo, il prelievo è diventato a tutti gli effetti un’imposta generale, destinata a finire nel calderone del bilancio dello Stato per tappare i buchi della spesa pubblica.

Il trucco etico per fare cassa sui consumi

Quando uno Stato ha fame di entrate, l’alibi del “bene comune” è sempre a portata di mano. Berlino prevedeva inizialmente di introdurre la misura nel 2028. L’urgenza di bilancio ha però spinto il ministro delle Finanze a bruciare le tappe, anticipando il debutto di dodici mesi, e questo già indica come la tassia sia solo un modo per mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

L’obiettivo dichiarato è raccogliere 650 milioni di euro nel 2027 e circa 450 milioni all’anno a regime. La vera contraddizione emerge però nella scelta dei prodotti da tassare. Se il fine reale fosse la lotta al glucosio, le alternative dietetiche dovrebbero essere incentivate o lasciate libere da oneri. Invece, la scure colpirà con 26 centesimi al litro anche i prodotti dolcificati artificialmente con zero calorie. La spiegazione ufficiale parla di “disabituare il palato al sapore dolce”, ma l’effetto concreto è un semplice drenaggio di liquidità dalle tasche dei cittadini.

Come cambiano i prezzi: la stangata sugli scaffali

L’imposta è progressiva rispetto alla concentrazione zuccherina, con l’aggiunta finale dell’IVA ordinaria al 19% che amplifica ulteriormente l’aggravio per il consumatore finale.

Tipologia / FasciaImposta base al litroEsempi di prodottiPrezzo attualeNuovo prezzo stimatoAumento %
Senza zucchero (Dolcificanti)0,26 €Coca-Cola Light / Zero (1 L)1,12 €1,43 €+28%
Zucchero 4,5g – 7g / 100ml0,26 €Tè freddo Pfanner (2 L)2,10 €2,72 €+30%
Zucchero 7g – 10g / 100ml0,32 €Fanta Orange (1 L)1,33 €1,71 €+28%
Zucchero oltre 10g / 100ml0,38 €Coca-Cola classica (1 L)1,23 €1,68 €+36%

Il raggio d’azione è vastissimo e non risparmia quasi nulla:

  • Succhi di frutta industriali e nettari
  • Bevande a base di latte e cappuccini pronti
  • Bevande vegetali (come il latte d’avena) con zuccheri aggiunti
  • Birre analcoliche aromatizzate (Radler) e tè freddi
  • Bibite gasate in versione tradizionale e zero zuccheri

Per ora viene esclusa, l’acqua, ma, vista la fame di denaro delk governo Merz, meglio non scommetterci troppo. Su una semplice bottiglia di tè freddo da due litri, l’aumento effettivo sfiora il 30%, mentre per una classica bottiglia di cola da un litro l’incremento supera il 36%.

Un’imposta regressiva contro la domanda interna

Le imposte sui consumi di massa di questo tipo sono per loro natura regressive. Colpiscono in modo sproporzionato le famiglie a basso e medio reddito, che destinano una quota maggiore del proprio budget quotidiano all’acquisto di generi alimentari. I ricchi se ne infischiano del fatto di pagare la coca zero qualche decina di centesimi in più, ma per chi fa fatica ad arrrivare a fine mese puà essere un colpo duro.

In una fase di crescita debole e pressione sui salari reali, sottrarre potere d’acquisto sui beni di largo consumo produce due effetti immediati, quasi ovvi:

  1. Contrazione della domanda interna: le famiglie riducono la spesa complessiva o tagliano su altri beni di consumo.
  2. Beffa per le imprese produttrici: le aziende che negli anni hanno investito milioni in ricerca e sviluppo per creare linee a zero calorie si ritrovano comunque penalizzate dalla medesima aliquota fiscale. A questo punto non c’è nessun incentivo nel taglio dello zucchero: meglio utilizzare il dolcificante meno costoso e più diffuso, perché , dal putno di vista della tassazione, non cambierà niente.

La mossa del governo tedesco rivela la consueta scorciatoia dirigista: mascherare da nobile crociata per la salute un prelievo fiscale generalizzato che, nella realtà dei fatti, non fa differenza fra prodotti con o senza zucchero.

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