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Il messaggio segreto di Napoleone violato dopo 217 anni: quando l’algoritmo riapre gli archivi della guerra
Un dispaccio bellico rimasto incomprensibile dal 1809 rivela i piani segreti di Napoleone alla vigilia dello scontro con l’Austria: l’intelligenza artificiale demolisce in sei ore una barriera crittografica durata oltre due secoli.

Due settimane prima che l’impero austriaco scatenasse l’invasione della Baviera nella primavera del 1809, un generale francese attendeva ordini vitali, bloccato sul fronte dalmata. Tra le sue mani c’era un foglio coperto da una sequenza incomprensibile di numeri e simboli sconosciuti: se intercettato dal nemico, quel foglio avrebbe potuto cambiare le sorti della guerra della Quinta Coalizione.
Per oltre due secoli, gli storici militari hanno tentato invano di forzare quel testo cifrato. Ci sono volute appena sei ore di calcolo automatico per strappare il segreto all’archivio, correggere un errore di datazione storico e completare una celebre frase dell’imperatore rimasta tronca per centosessant’anni.
L’operazione non è soltanto una curiosità erudita: mostra l’impatto economico devastante che l’automazione dei processi analitici sta portando nell’elaborazione dei dati storici e nella sicurezza strategica.
I used GPT-6 Astra to break an unsolved cipher to one of Napoleon's generals that had gone unread for 217 years.
What makes this impressive isn't actually the codebreaking, but that Astra completed the entire multi-modal workflow in ~6 hours from a single image and goal.
1/6🧵 pic.twitter.com/vyiGKOsrHq
— Carter Church (@CarterWChurch) September 30, 2026
L’assedio invisibile: chi scrisse a chi e perché
All’inizio del 1809 le nubi della guerra si addensavano rapidamente sull’Europa centrale. L’Austria si preparava alla riscossa contro l’egemonia francese.
In quel teatro operativo delicatissimo, il generale Auguste de Marmont guidava il corpo d’armata stanziato in Dalmazia. Era una posizione avanzata, ma pericolosamente isolata dal resto dell’esercito imperiale e separata dalla madrepatria dalle acque dell’Adriatico.
Il primo Impero francese
Marmont aveva bisogno di istruzioni chiare e, soprattutto, di rassicurazioni strategiche. Il 16 marzo 1809 Napoleone ordinò al figliastro Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, di far pervenire a Marmont lo stato delle forze e i piani di movimento. L’ordine dell’imperatore fu categorico: il messaggio doveva viaggiare «in forma cifrata e per mano di un ufficiale intelligente».
Eugenio preparò la missiva alla fine di marzo. La prima riga fu redatta in chiaro, in francese burocratico: «Vous avez dû recevoir, Monsieur le Général Marmont, mes lettres des 8, 14 et 20 courant» («Dovete aver ricevuto, signor Generale Marmont, le mie lettere dell’8, 14 e 20 corrente»).

Il Maresciallo di Francia Auguste Marmont
Dalla seconda riga in poi, il foglio sprofondava nel buio più fitto: ventiquattro righe composte da un intrico di numeri a due cifre, lettere isolate e caratteri geometrici inventati.
Il cifrario omofonico: l’ingegneria crittografica dell’Impero
Per comprendere il motivo per cui gli storici abbiano fallito per più di due secoli, bisogna osservare la tecnica con cui il testo venne protetto. Non si trattava di un banale cifrario a sostituzione semplice, dove a ogni lettera corrisponde un solo simbolo.
La segreteria militare napoleonica impiegò un cifrario omofonico, una barriera matematica pensata proprio per neutralizzare l’analisi delle frequenze:
- Scomposizione dei segni: il documento contiene circa 1.300 caratteri tracciati a mano, riconducibili a 155 segni unici (inizialmente catalogati come 175 varianti grafiche).
- Mascheramento delle vocali: nella lingua francese la lettera “e” compare con una frequenza altissima. Per impedire che una spia la individuasse contando le ricorrenze, al singolo grafema “e” vennero assegnati ben 9 simboli distinti.
- Segni speciali e sillabe: oltre alle singole lettere, alcuni simboli rappresentavano intere parole chiave o combinazioni sillabiche frequenti nel gergo militare.
Nel corso degli anni, la chiave originale andò perduta. Il documento fu riprodotto nel 1969 dal tenente colonnello J. Vilcoq sulla rivista Revue historique des Armées. Più tardi, lo storico Daniel Tant riuscì a ricostruire la corrispondenza di appena 33 caratteri, coprendo circa un terzo del testo. I rimanenti due terzi rimasero un muro invalicabile.
L’esperimento di Church: sei ore per polverizzare un enigma
A scardinare il documento non è stato un gruppo di accademici finanziato da fondi statali, ma un ingegnere informatico specializzato in sicurezza informatica presso SentinelOne, Carter Church. Incuriosito dai precedenti successi delle reti neurali sui dispacci tedeschi della seconda guerra mondiale, Church ha sottoposto una fotografia del manoscritto al modello GPT-6 Astra di OpenAI.
L’aspetto innovativo non risiede in una presunta “coscienza” della macchina, ma nella velocità di integrazione tra visione artificiale, ricerca d’archivio e calcolo statistico. Il sistema ha operato attraverso quattro passaggi sequenziali:
- Trascrizione visiva autonoma: la scansione ad alta risoluzione (1.202 per 1.836 pixel) è stata ritagliata riga per riga, normalizzando le incertezze della grafia manuale dell’epoca.
- Recupero filologico: il modello ha individuato autonomamente negli archivi digitali la tabella parziale di Daniel Tant, inserendo le prime 33 corrispondenze note.
- Ottimizzazione per ricottura simulata (simulated annealing): per i caratteri mancanti, l’algoritmo ha generato ed eseguito un programma matematico interno. Questo metodo assegna lettere ai simboli residui, calcola il punteggio di verosimiglianza con la lingua francese dell’Ottocento e accetta temporaneamente combinazioni peggiori pur di non rimanere intrappolato in vicoli ciechi logici.
- Verifica incrociata: la decifrazione finale è stata validata dallo storico della crittografia Satoshi Tomokiyo, curatore del database internazionale Cryptiana.
| Parametro dell’analisi | Valore storico / Metodo analogico | Risultato con calcolo automatico |
| Tempo di risoluzione | Oltre 200 anni di stallo archivistico | Circa 6 ore continuative |
| Segni trascritti | 1.300 elementi manuali dispersi | 155 glifi identificati e normalizzati |
| Algoritmo impiegato | Tentativi manuali su frammenti | Ricottura simulata (simulated annealing) |
| Datazione accertata | Erroneamente attribuito al 1807 | Fine marzo 1809 (pre-invasione bavarese) |
Cosa c’era scritto: la verità sulle truppe e la frase ritrovata
Il testo restituito dal modello non è un semplice esercizio di stile, ma un dettagliato rapporto di guerra. Il comando rassicurava Marmont sul fatto che l’Austria stesse marciando verso il proprio disastro:
«I russi stanno marciando contro l’Austria, e l’esercito del Friuli conta oggi ottantamila uomini. Aggiungete il corpo della Dalmazia, senza contare le riserve organizzate ovunque nelle retrovie, e vedrete che l’Austria sarà attaccata contemporaneamente da ogni parte. Di conseguenza, essa si affretta verso la sua rovina.»
Il messaggio conteneva un’esortazione perentoria al generale: non farsi intimidire dall’isolamento geografico.
La scoperta colma inoltre una lacuna storica singolare. Nelle memorie napoleoniche pubblicate nel 1865, una frase dell’ordine imperiale si interrompeva misteriosamente a metà: Marmont non doveva farsi fermare da «una manciata di…». Il dispaccio decifrato svela finalmente la conclusione: «…una raccolta di canaglie» (un rassemblement de canaille).
L’ottimismo del messaggio, tuttavia, si scontrò presto con la cruda realtà dei campi di battaglia. Soltanto due mesi più tardi, a maggio, Napoleone subì la sua prima gravissima battuta d’arresto nella sanguinosa battaglia di Aspern-Essling, lasciando sul terreno oltre ventimila soldati francesi prima di rifarsi a Wagram.
I segreti della storia
In questo caso un codice alfanumerico complesso è stato risolvibile dalla AI perché vi era una chiave persa, ma esistente. Ci sono ancora dei testi cifrati, come ad esempio il famoso Manoscritto Voynich, di origine nord italiana, che sono ancora lontano dalla realtà.
L’episodio conferma una regola economica elementare: quando il costo di elaborazione dei dati scende bruscamente verso lo zero, le barriere all’entrata nella soluzione di problemi complessi svaniscono, togliendo l’esclusiva ai circoli accademici tradizionali e aprendo scenari inediti sia nella tutela del patrimonio culturale che nella moderna difesa informatica.







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