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Spagna al capolinea: Sánchez travolto sul decreto affitti tenta la carta della piazza
Il Congresso spagnolo affossa i decreti sugli affitti di Pedro Sánchez: Junts rompe l’alleanza, la maggioranza evapora e il premier sceglie di cavalcare la protesta di piazza mentre si avvicinano le elezioni anticipate.

Il governo di Pedro Sánchez è precipitato venerdì in una delle crisi più drammatiche e pericolose della sua storia recente. La bocciatura senza appello dei due decreti-legge sull’edilizia abitativa al Congresso dei Deputati ha certificato la fine della maggioranza parlamentare, aprendo uno scenario da resa dei conti istituzionale. Messo all’angolo, il premier spagnolo ha scelto la via più rischiosa: trasferire lo scontro dalle aule parlamentari alla strada, cavalcando la protesta sociale per tentare di sopravvivere politicamente.
La miccia che ha fatto esplodere l’esecutivo è il cosiddetto “Decreto Maricarmen“, un pacchetto di norme varato in tutta fretta dal Consiglio dei Ministri per rispondere all’indignazione mediatica scatenata dallo sfratto di un’anziana a Madrid. Un tentativo di regolamentare a colpi d’urgenza un mercato immobiliare asfittico, trasformatosi in un disastro politico per la coalizione tra socialisti e Sumar.
La votazione alla Camera bassa ha mostrato l‘implosione definitiva dell’intesa con i secessionisti catalani di Junts. Il primo decreto, incentrato sul blocco degli sfratti e sul tetto agli affitti, è stato respinto con 178 voti contrari contro 172 favorevoli. Il secondo, che introduceva l’obbligo di rinnovo automatico e contratti di locazione a tempo indefinito, è andato persino peggio: 184 contrari e appena 166 a favore.
| Provvedimento | Favorevoli | Contrari | Esito |
| 1° Decreto: Tutele e tetti ai canoni | 172 (PSOE, Sumar, ERC, Bildu, PNV) | 178 (PP, Vox, Junts, UPN) | Respinto |
| 2° Decreto: Contratti a tempo indeterminato | 166 (PSOE, Sumar, ERC, Bildu) | 184 (PP, Vox, Junts, PNV, CC) | Respinto |
Il fronte eterogeneo che teneva in piedi Sánchez si basava su equilibri fragilissimi, dove le istanze della sinistra radicale dovevano convivere con la destra indipendentista catalana di Junts, legata a doppio filo agli interessi della borghesia e delle imprese di Barcellona, e dalla paura di nuove elezioni. Alla fine questo legame si è rotto.
Míriam Nogueras, portavoce dei deputati di Puigdemont, ha motivato il proprio voto contrario parlando apertamente di “ricatto ideologico” e accusando il governo di aver imbastito una farsa elettorale invece di affrontare i nodi reali. Junts aveva presentato una proposta alternativa di quasi sessanta pagine, chiedendo garanzie per i proprietari e regole chiare, ma si è trovata davanti a un testo blindato e punitivo.
La risposta di Sánchez alla batosta parlamentare segna un passaggio allarmante per la democrazia spagnola. Consapevole di non avere più i numeri per governare, il capo dell’esecutivo è salito alla tribuna del Congresso non per cercare una mediazione, ma per pronunciare un’invettiva dai toni inquisitori, ammonendo gli avversari che “la storia li giudicherà prima di quanto pensino”.
Poco dopo, mentre all’esterno del Parlamento i manifestanti accampati a Puerta del Sol scandivano cori di protesta, i vertici socialisti hanno fatto propria la retorica dei movimenti di piazza. La ministra dell’Edilizia Isabel Rodríguez e il ministro Pablo Bustiduy hanno incitato apertamente la mobilitazione, dividendo il Paese tra “popolo” e “avvoltoi”, addossando la colpa del carovita alle opposizioni e ai fondi d’investimento.
Questo slittamento verso un populismo di piazza risponde a un disegno cinico: preparare il terreno per elezioni anticipate trasformando la paralisi legislativa in una crociata morale contro i presunti nemici dei ceti popolari. Quando un governo in carica usa la protesta di piazza contro il voto del parlamento, si entra in una dimensione in cui le istituzioni rappresentative vengono svuotate di significato.
I decreti respinti contenevano gli stessi difetti che hanno fallito ovunque siano stati applicati, conditi con una quantità industriale di demagogia. I risultati sarebbero stati evidenti:
- Distruzione dell’offerta di locazione: Imporre contratti a tempo indeterminato e tetti ai canoni sotto l’inflazione spinge i proprietari a ritirare gli immobili dal mercato residenziale ordinario per destinarli a locazioni turistiche o a lasciarli vuoti.
- Maggiori barriere all’ingresso: Con tutele sbilanciate e sfratti bloccati, chi concede un alloggio seleziona solo profili con garanzie patrimoniali elevatissime, tagliando fuori proprio i giovani, le famiglie a basso reddito e i lavoratori precari.
- Crollo degli investimenti nel recupero: Privare il capitale privato della certezza giuridica impedisce la manutenzione del patrimonio immobiliare esistente e blocca l’afflusso di fondi necessari alla rigenerazione urbana.
- Mercato nero diffuso: Regole eccessivamente vincolanti favoriscono pagamenti fuori busta e contratti irregolari, privando gli inquilini di qualsiasi reale protezione legale.
L’approccio dell’esecutivo spagnolo ha confuso la tutela sociale con l’annientamento delle dinamiche economiche dell’offerta. Se lo Stato vuole calmierare i prezzi degli alloggi senza distruggere il settore, non deve punire i proprietari o congelare per decreto i contratti, ma agire sul lato della costruzione e dell’edilizia pubblica a canone agevolato, mobilitando risorse e snellendo i permessi urbanistici.
Il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo e la destra di Vox hanno colto la debolezza del governo per chiedere a gran voce lo scioglimento immediato delle Cortes. Il portavoce economico del PP, Juan Bravo, ha ricordato in aula che non si può risolvere con decreti frettolosi di quattro giorni il disastro accumulato in otto anni di amministrazione socialista, invocando sgravi fiscali e certezza del diritto per rimettere in moto i cantieri. I sondaggi danno una forte maggioranza adn un’eventuale alleanza PPE-VOX
Spain, SocioMétrica poll:
PP-EPP: 34%
PSOE-S&D: 26%
VOX-PfE: 18% (+1)
Sumar-LEFT|G/EFA: 6%
Podemos-LEFT: 3%
ERC-G/EFA: 2%
SALF-NI: 2%
EH Bildu-LEFT: 1%
Junts-NI: 1% (-1)
BNG-G/EFA: 1%
EAJ PNV-RE: 1%
CC-RE: 1%
UPN-*: 0%+/- vs. 05-06 August 2026
Fieldwork: 24-28 September 2026… pic.twitter.com/WWMk11VOp2
— Europe Elects (@EuropeElects) October 1, 2026
La sensazione generale a Madrid è che il ciclo di Pedro Sánchez sia giunto a una fine non concordata. Il fragile patto con le formazioni regionaliste si è spezzato sul terreno economico, dove le ideologie astratte sbattono contro i calcoli di convenienza dei singoli territori.
Resta l’incognita delle urne. Se Sánchez insisterà nell’infiammare il clima sociale per presentarsi al voto come il difensore degli umili contro una congiura parlamentare, la Spagna rischia mesi di forte instabilità politica e tensioni sociali crescenti. Una deriva che difficilmente regalerà una casa a chi ne ha bisogno, ma che di certo lascerà macerie istituzionali durature. Comunque il socialista ha scelto il pretesto migliore per far cadere il proprio governo, nella speranza che gli elettori si dimentichino gli scandali legati a sua moglie e al predecessore Zapatero.







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