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Terremoto a Berlino: AfD vola al 30%, crollo storico della CDU e Merz rischia il siluramento
AfD tocca la quota record del 30% mentre la CDU sprofonda al minimo storico del 18%. Con Merz al livello di gradimento più basso dal 1997, la Germania affronta una paralisi politica totale e lo spettro del voto anticipato.

La Germania politica è a un punto di rottura senza precedenti nel dopoguerra. Per la prima volta nella storia repubblicana, l‘Alternative für Deutschland (AfD) sfonda la barriera psicologica del 30% su base nazionale, mentre l’Unione cristiano-democratica (CDU/CSU) sprofonda a un umiliante 18%, segnando il proprio minimo storico assoluto. Il cancelliere Friedrich Merz si ritrova intrappolato in un vicolo cieco, con numeri che certificano la paralisi del sistema tedesco e aprono lo spettro di elezioni anticipate immediate.
I dati dell’ultimo sondaggio Insa, condotto tra il 28 settembre e il 2 ottobre per il quotidiano Bild, descrivono una voragine incolmabile: dodici punti percentuali separano ormai la destra identitaria dal blocco conservatore tradizionale. Soltanto a inizio marzo 2025 la CDU/CSU viaggiava attorno al 30%; in pochi mesi il consenso si è letteralmente volatilizzato.
| Partito | Percentuale | Variazione |
| AfD | 30% | +1% |
| CDU/CSU | 18% | -1% |
| SPD | 14% | 0% |
| Verdi | 14% | -1% |
| Die Linke | 10% | 0% |
| BSW | 4% | +1% |
| FDP | 4% | 0% |
| Altri | 6% | 0% |
A rendere la situazione esplosiva non è soltanto la crescita dell’AfD, ma la totale evaporazione dell’autorità di Friedrich Merz. Il capo dell’esecutivo registra l’indice di gradimento personale più basso mai rilevato per un cancelliere tedesco dal 1997, anno in cui sono iniziate le serie storiche delle rilevazioni demoscopiche. Persino nei momenti più bui dei suoi predecessori si era mai vista una simile sfiducia popolare.
L’isolamento della maggioranza è ormai palpabile a ogni livello istituzionale. La proverbiale stabilità teutonica si è trasformata in un rebus aritmetico privo di soluzioni lineari.
Se si guarda ai numeri per comporre una maggioranza parlamentare, il quadro assume i contorni del dramma:
- La Grande Coalizione classica è morta: CDU/CSU e SPD insieme raggiungono appena il 32% dei consensi, lontanissime da qualsiasi soglia di governo.
- Nessuna alternativa a sinistra: un eventuale fronte progressista composto da SPD, Verdi e Linke si ferma a un misero 38%.
- Sbarramento fatale: sia i liberali della FDP sia i sovranisti di sinistra del BSW (fermi al 4%) resterebbero fuori dal Bundestag, non superando la soglia del 5%.
- L’unica combinazione numericamente plausibile: per escludere l’AfD servirebbe un’ammucchiata a tre (CDU/CSU, SPD e Verdi) che toccherebbe il 46%, tenuta insieme unicamente dalla paura del voto e con la prospettiva di arrivare allo stesso disastroso risultato della maggioranza attuale.
Per ironia della sorte, l’unica maggioranza a due partiti teoricamente autosufficiente sarebbe proprio quella tra AfD e CDU/CSU, accreditata del 48%. Ma il rigido “cordone sanitario” imposto dal gruppo dirigente democristiano rende questa strada un tabù invalicabile, almeno a parole e almeno sino a che l’attuale dirigenza della CDU/CSU non sarà rivoluzionata.
A questo punto la vera partita non si gioca più nei talk show, ma nei corridoi del quartier generale della CDU a Berlino. Quanto potranno aspettare i maggiorenti del partito e i potenti governatori regionali prima di staccare la spina a Merz?
La pazienza della base cristiano-democratica è agli sgoccioli. Continuare a galleggiare in un esecutivo fantasma, logorato dal compromesso con le sinistre e ostaggio del veto incrociato, rischia di distruggere definitivamente ciò che resta del centrodestra tradizionale tedesco. La tentazione di sacrificare il cancelliere per tentare un azzardo elettorale o un cambio della guardia al vertice cresce di ora in ora.







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