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Germania: Friedrich Merz crolla al 10%, il peggior risultato per un cancelliere dal 1997
Solo un cittadino su dieci approva ancora l’operato del cancelliere CDU. L’alleanza al governo è al capolinea del consenso, mentre l’AfD vola e le famiglie soffrono il peso di oneri e costi insostenibili.

Berlino si è svegliata davanti a una sentenza senza appello. Per Friedrich Merz la luna di miele non si è semplicemente esaurita: si è trasformata in un collasso politico senza precedenti.
Secondo l’ultimo sondaggio ARD-Deutschlandtrend, condotto da Infratest Dimap tra il 28 e il 30 settembre 2026, appena il 10% degli elettori si dichiara soddisfatto del cancelliere. All’opposto, un devastante 88% boccia duramente il capo dell’esecutivo.
È il dato peggiore mai registrato per un cancelliere federale in carica dal 1997, anno di avvio della serie storica dell’emittente pubblica ARD.
La caduta è stata fulminea e inesorabile. Subito dopo l’insediamento, nel giugno 2025, Merz raccoglieva ancora il 39% dei consensi. A maggio 2026 era già precipitato al 16%, per poi scendere al 13% a settembre e perdere altri tre punti nell’ultimo mese.
La crisi non risparmia la maggioranza di governo (l’alleanza tra CDU/CSU e SPD), anch’essa inchiodata a un misero 10% di gradimento, mentre l’89% dei cittadini esprime sfiducia aperta.
La gerarchia dei consensi interni all’esecutivo evidenzia un isolamento personale impietoso per Merz:
| Membro del governo | Incarico | Grado di soddisfazione |
| Boris Pistorius (SPD) | Difesa | 50% |
| Johann Wadephul (CDU) | Esteri | 34% |
| Alexander Dobrindt (CSU) | Interno | 27% |
| Lars Klingbeil (SPD) | Finanze / Vicecancelliere | 20% |
| Carsten Linnemann (CDU) | Salute | 18% |
| Bärbel Bas (SPD) | Lavoro | 17% |
| Friedrich Merz (CDU) | Cancelliere | 10% |
Il cancelliere si trova staccato persino dal suo ministro delle Finanze e a quaranta punti di distanza dal ministro della Difesa Pistorius, unico esponente a conservare una parvenza di credito popolare, ma che occupa una posizione piuttosto defilata e tecnica.
Sul fronte delle intenzioni di voto (la cosiddetta Sonntagsfrage), l’Unione cristiano-democratica perde un altro punto e arretra al 20%, eguagliando il minimo storico del settembre 2021. Al contrario, l’AfD di Alice Weidel e Tino Chrupalla consolida il primato solitario:
AfD: 27% (invariata, in testa per il sesto mese consecutivo)
CDU/CSU: 20% (-1%)
Verdi: 16% (+1%)
SPD: 13% (invariata)
Die Linke: 11% (-1%)
FDP: 4% (fuori dal Bundestag per mancato superamento della soglia)
Altri: 9% (+1%)
Il distacco tra l’AfD e la CDU/CSU ha ormai raggiunto sette punti percentuali, una voragine politica che ridisegna la mappa del potere tedesco. Secondo altri sondaggi il distacco è ormai di 10 punti.
All’origine di questo rifiuto popolare c’è la realtà materiale. Il 77% degli intervistati denuncia di sentirsi gravato da oneri, imposte e costi crescenti, a fronte di promesse governative di sgravi rimaste puntualmente sulla carta.
A questo si somma un crollo verticale della fiducia nell’avvenire: solo il 17% dei cittadini crede che questo governo sia in grado di garantire la sostenibilità di pensioni e sanità, mentre l’84% è convinto che i partiti tradizionali abbiano perso ogni capacità di risolvere i problemi concreti.
Friedrich Merz si ritrova così al timone di una nazione scontenta, a capo di un governo che rappresenta ormai solo una minuscola frazione del Paese reale. Quando nove cittadini su dieci bocciano la guida della prima economia europea, il problema non è più la comunicazione: è la realtà che bussa alla porta della cancelleria.







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